DA CHI IMPARIAMO OGGI IL SENSO DELLA REPUBBLICA?

La Repubblica è – prima della veste giuridica che la identifica come una forma dello Stato – il senso della nostra comunità, intesa come polis complessa e articolata, come luogo ove si formano, si radicano e si trasmettono alle generazioni future i valori civili e sociali su cui si costruisce un’armoniosa ed equilibrata convivenza; e non certo intesa come un indistinto, casuale e anonimo aggregato di produttori e di consumatori.

L’appuntamento odierno con la celebrazione del 2 giugno, con l’anniversario del referendum attraverso cui il popolo ha voluto darsi la Repubblica come forma dello Stato, deve rifuggire dalla sempre incombente tentazione della ritualità. E proprio ad evitare questo temibile approdo, vorrei  svolgere il mio breve saluto alla popolazione e alle autorità richiamando il percorso a cinque tappe all’interno del quale ancora oggi si risolve e si chiarisce il valore della nostra appartenenza a questo Paese, all’Italia repubblicana.

La nostra nazione, nei valori che la identificano e che ancora oggi la costituiscono, si è formata nell’arco di poco più di decennio, dalla metà degli anni Trenta sino al 1948, attraverso la progressiva assimilazione e la consapevole acquisizione di cinque tratti fondativi: l’antifascismo, la resistenza, la liberazione, la repubblica e la costituzione.

All’origine dell’Italia che noi abitiamo e che amiamo rintracciamo la testimonianza di antifascismo di una minoranza di italiani che a metà degli anni Trenta, nel momento di massimo consenso per il regime fascista, seppero tenere viva l’idea di un’altra Italia, alternativa a quella del trionfalismo mussoliniano. E la tennero viva nell’esilio, nel carcere, al confino, uomini come i fratelli Rosselli, come Gramsci, come De Gasperi e don Sturzo, come Nenni e come Pertini. La tennero viva a prezzo della libertà e, in molti casi, della stessa vita. A questa minoranza sparuta ma consapevole, perseguitata ma inflessibile, noi dobbiamo la libertà di cui ancora oggi godiamo. La nostra Italia nasce là, nell’esilio e nel carcere di uomini che, sperando contro ogni speranza, non vollero rassegnarsi al conformismo di un’opinione pubblica largamente favorevole a un regime che, promettendo destini imperiali, in realtà preparava la catastrofe della guerra.

E’ questa testimonianza, minoritaria ma inflessibile, che innerva la Resistenza: senza l’Antifascismo perseguitato degli anni Trenta non ci sarebbe stata la reazione dei resistenti nell’autunno del ’43, non ci sarebbe stata la reazione dei militari italiani che scelsero consapevolmente di combattere il nazifascismo. Senza la Resistenza non avremmo avuto la Liberazione del 25 aprile; senza Liberazione non sarebbe stata conquistata la Repubblica, e senza la forma repubblicana dello Stato non ci sarebbe stata la Costituzione del 22 dicembre del 1947.

Dunque, senza l’antifascismo non ci sarebbe stata l’Italia repubblicana di cui oggi celebriamo la ricorrenza. Dobbiamo però avere il coraggio di riconoscere che la stagione dei cinque tratti fondativi della repubblica sopra ricordati è figlia di una temperie morale e civile così alta e nobile che oggi non riusciamo neppure ad immaginare: quella temperie costituisce ancora l’unico giacimento di etica civile e di idealità della nazione. Di quel lascito – e di quello solo – vive l’Italia.

Ma se, come purtroppo ci pare stia accadendo in questi mesi, l’Antifascismo viene delegittimato in radice (cosa sarà mai, se non delegittimazione radicale, la presenza dei militanti di Casa Pound – “fascisti del terzo millennio” – nelle liste elettorali?); se la Resistenza viene svilita, come è accaduto nelle settimane scorse con la provocatoria proposta di legge per l’equiparazione dei patrioti e dei repubblichini di Salò; se la Liberazione viene contestata e ridotta a feroce regolamento di conti tra faide di opposto orientamento ideologico-politico; se la Costituzione viene forzata, alimentando continue tensioni tra potere politico e magistratura e tra Governo e Parlamento, oppure facendo appello direttamente al popolo in aperta polemica con le istituzioni rappresentative della sovranità popolare: ebbene, se tutto questo continua ad accadere, anche la Repubblica smarrisce il suo volto e la sua identità.

Guardate, la Repubblica è – prima della veste giuridica che la identifica come una forma dello Stato – il senso della nostra comunità, intesa come polis complessa e articolata, come luogo ove si formano, si radicano e si trasmettono alle generazioni future i valori civili e sociali su cui si costruisce un’armoniosa ed equilibrata convivenza; e non certo intesa come un indistinto, casuale e anonimo aggregato di produttori e di consumatori.

Che questa sia la nostra Repubblica, e dunque che questo sia il significato ultimo della ricorrenza che oggi celebriamo, ce l’hanno insegnato uomini come Benedetto Croce e Umberto Terracini, come Pietro Nenni e Giuseppe Saragat, come Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, come Ugo La Malfa, Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira.

Ma noi, oggi, da chi l’apprendiamo?

Claudio Zanotti, sindaco di Verbania

Pallanza, 2 giugno 2009

 

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CENTRO “NATALE MENOTTI”. NUOVI SCENARI CULTURALI E SOCIALI

Eugenio Borgna, Giannino Piana, Enrico Letta, Gherardo Colombo, Luigi Manconi: tra maggio e ottobre il Centro “Natale Menotti” di Verbania propone al “Chiostro” una serie di incontri con personalità di rilevanza nazionale per approfondire scenari sociali e culturali inediti e nodi problematici di grande complessità e di stretta attualità.

Un’occasione da non perdere e da condividere, iniziando dalla locandina del corso che si può vedere cliccando questo link: Centro Menotti 2017

 

 

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“NON PENSATE A ME, PERCHE’ LA MIA COSCIENZA E’ TRANQUILLA”. IL NOSTRO 25 APRILE

Chiudo questa riflessione con la parole di Mario Vernino. Artigliere, 25 anni, di Fara Novarese, è stato fucilato dai repubblichini nel Canavese. Il giorno della sua morte scrive ai familiari pochissime parole: “Carissimi, il 19 sono stato catturato dai reparti paracadutisti. Oggi, 22 marzo, sono fucilato. Non pensate a me, perché la mia coscienza è tranquilla”. Non scrive altro, Mario Vernino; eppure tanto avrebbe potuto dire nell’ultimo giorno della sua vita ai suoi genitori. Ma tutto è raccolto nell’ultima frase: “Non pensate a me, perché la mia coscienza è tranquilla”. E’ grazie alla coscienza tranquilla di Mario Vernino che noi possiamo celebrare anche oggi la festa del 25 aprile.

“…....Voglio infine dedicare il quarto tempo di questa riflessione alla nostra Liberazione, a quella che abbiamo conosciuto nel racconto di coloro che in questi luoghi l’hanno vissuta e sofferta. Il tempo affievolisce la memoria diretta dei protagonisti e dei testimoni. Per questo abbiamo bisogno di riannodare la nostra memoria ai luoghi, ai volti, ai nomi, alle storie di quanti hanno sacrificato la vita per noi. Dobbiamo cioè avere ben chiaro quando, dove, come e perché ragazzi non ancora ventenni hanno maturato la scelta di opporsi a un potere invasivo e minaccioso che li costringeva a una militanza avvertita come ripugnante. Abbiamo bisogno della concretezza dei loro volti e della familiarità dei loro nomi, che le lapidi, le fotografie sbiadite e gli oggetti posseduti ci rimandano ancora oggi. Abbiamo bisogno di riandare su quei luoghi per noi così ordinari e consueti (la strada  che da Unchio sale a Cossogno, la piazza Cavour, la foce del S. Giovanni, il cimitero di Cavandone, la curva della colonia Motta e, infine, il canale di Fondotoce) dove la morte ha incontrato partigiani e civili. Io ho la fortuna di conservare tra le carte di casa un quaderno che mio padre compilò a mo’ di diario privato tra l’inverno del ’43 e la primavera del ’44: pagina dopo pagina accanto alle notazioni personali (il numero delle sigarette fumate, i film visti, l’incontro forse non casuale con la graziosa compaesana, la giornata scolastica) si fanno strada considerazioni via via più meditate che nel breve volgere di qualche mese sosterranno la scelta di non rispondere all’arruolamento obbligatorio dei repubblichini e di scegliere la montagna e poi l’Ossola e infine l’internamento in Svizzera. Abbiamo bisogno di conoscere le ragioni di quelle militanze, perché non ne vada disperso il significato.

Chiudo questa riflessione, forse troppo lunga, con la parole di Mario Vernino, che ho ritrovato nel volume dedicato ai condannati a morte della Resistenza novarese. Artigliere, 25 anni, di Fara Novarese, è stato fucilato dai repubblichini nel Canavese. Il giorno della sua morte scrive ai familiari pochissime parole: “Carissimi, il 19 sono stato catturato dai reparti paracadutisti. Oggi, 22 marzo, sono fucilato. Non pensate a me, perché la mia coscienza è tranquilla”.

Non scrive altro, Mario Vernino; eppure tanto avrebbe potuto dire nell’ultimo giorno della sua vita ai suoi genitori. Ma tutto è raccolto nell’ultima frase: “Non pensate a me, perché la mia coscienza è tranquilla”.

E’ grazie alla coscienza tranquilla di Mario Vernino che noi possiamo celebrare anche oggi la festa del 25 aprile.”

Claudio Zanotti, sindaco di Verbania

Verbania-Intra, 25 aprile 2005

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IL PD VERBANESE A CONVEGNO SULLA MOBILITA’ CITTADINA di Nico SCALFI

Le proposte nascono all’interno del Laboratorio Democratico, l’ambito costituitosi da circa un anno nel partito verbanese a cui hanno partecipato in modo indipendente, oltre agli amministratori PD, anche tecnici, associazioni, cittadini interessati a offrire un contributo  per migliorare la proposta complessiva da mettere a disposizione della città

Mobilità-Ambiente-Città” è il titolo del prossimo convegno organizzato il 22 aprile dal Circolo PD di Verbania. Il convegno vuole essere un’occasione aperta per mettere al centro del dibattito pubblico alcune proposte, alcune soluzioni, relative  ai problemi connessi alla mobilità urbana sostenibile.

Il tema della mobilità sostenibile, delle possibilità di spostamento nello spazio urbano attraverso modalità che tengano sempre più conto del rispetto dell’ambiente, è prioritario in  una città che  vuole cogliere la sfida del cambiamento  e quindi  poter far  leva su uno dei suoi maggiori  punti di forza: la vivibilità e la fruizione ottimale degli spazi pubblici da parte dei cittadini e dei visitatori .

loc 2

D’altra parte, nella tradizione politica del centro-sinistra verbanese, di ieri e di oggi, il tema non è affatto  secondario. Anzi, solo per fare alcuni esempi, la creazione della pista ciclopedonale Villa Taranto-Villa Giulia, l’estensione della  pedonalizzazione del centro di Intra, la fase sperimentale di “LiberoBus” e “CityBus”, l’intensificazione del trasporto pubblico urbano, l’estensione dei percorsi ciclopedonali e “zone 30” (Suna, Pallanza, S. Anna), i progetti “Pedibus” e”Bicibus”,  sono state “innovazioni” coraggiose,  che hanno contribuito ad affermare una nuova identità della città collegata certamente  alle nuove istanze della cittadinanza, più sensibili  alla preservazione dell’ambiente e a logiche di sostenibilità.

Le argomentazioni presentate sabato 22  nascono all’interno del Laboratorio Democratico, l’ambito costituitosi da circa un anno nel partito verbanese a cui hanno partecipato in modo indipendente, oltre agli amministratori PD, anche tecnici, associazioni, cittadini interessati a offrire un contributo  per migliorare la proposta complessiva da mettere a disposizione della città

La costruzione dei contenuti che verranno esposti nel convegno ha seguito una logica il più possibile aperta al contributo di ognuno, seguendo un metodo che si è sviluppato in diverse fasi:

  • la ricerca di informazioni, di dati e di documenti attraverso cui ricostruire un quadro oggettivo della mobilità urbana della  città;
  • una serie di confronti puntuali e partecipati  tra amministratori, tecnici, associazioni e cittadini interessati al tema, in cui sono state esaminate e approfondite le informazioni e la documentazione disponibile e sono state accolte istanze e riflessioni arrivate da ognuno dei partecipanti;
  • il lavoro di sintesi e  definizione  delle proposte, che  devono poter rappresentare solide basi  per orientare l’attuazione dei programmi  e delle politiche dei prossimi anni e allo stesso tempo contribuire all’individuazione di soluzioni concrete ai problemi della città e che gli amministratori si trovano ad affrontare quotidianamente.

Consapevoli che un tema complesso come quello della mobilità sostenibile non si esaurisce in un solo convegno e che sabato 22 proveremo a discuterne solo  una parte, seppure essenziale, crediamo che questa occasione possa rappresentare una modalità aperta di ricerca di confronto con la cittadinanza e con le altre forze politiche. Un’occasione che può alimentare, con  solide argomentazioni, un dibattito pubblico capace di influenzare e rendere  più efficace l’azione politico-amministrativa portata per il bene della nostra comunità .

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AGENDA DIGITALE. UN APPROCCIO REALISTICO ED EFFICACE di Giovanni MARGAROLI

Leggo con interesse il dibattito aperto su Verbania 70 sul’agenda digitale. E’ fuori discussione che lo sviluppo della digitalizzazione, a tutti i livelli, sia un pilastro importante dello sviluppo, così come è condivisibile la convinzione che lo sviluppo delle applicazioni digitali debba essere accompagnata da una crescita complessiva delle comunità nelle loro componenti di base e nelle loro rappresentanze politiche. Bene fanno gli intervenuti nel dibattito a sottolineare entrambi questi aspetti.

Tuttavia penso che anche su questi terreni si debba porre attenzione a non sopravvalutare le valenze sociali positive, che pure ci sono, e a collocarle correttamente nello scenario politico ed economico complessivo.

E’ necessario partire da un’analisi realistica del quadro generale:

  • Le infrastrutture e gli apparati sono in mano a pochi operatori e trovano la loro giustificazione economica solo su di una certa scala. Verbania è un tipico esempio di diffusione delle infrastrutture in larga misura inutilizzate. La fibra ottica interessa buona parte del territorio, ma il suo utilizzo è fortemente ostacolato dal costo dell’ultimo miglio e dal contesto economico della città che non genera domanda. E’ un po’ come se avessimo fatto delle strade che collegano luoghi disabitati nella speranza che l’esistenza della strada portasse a ripopolare quei luoghi. Ma nessuno ha i soldi per costruire i collegamenti interni ai paesi (dalla strada alle case) e le abitazioni rimangono isolate. In realtà l’infrastruttura è condizione necessaria ma largamente insufficiente per costituire un motore di sviluppo.
  • La maggior parte dei servizi offribili hanno senso  se sviluppati e proposti solo su scala almeno regionale o nazionale (ad esempio: carta di identità elettronica, smaterializzazione dei certificati), altri solo a livello internazionale (diffusione e sperimentazione digitale dei protocolli di cura, internet delle cose…).
  • Le aziende che operano in questo settore stanno preparandosi a intercettare il flusso di investimenti previsti. La recente annunciata fusione HPE Enterprise Services e CSC è solo un esempio di creazione di un nuovo soggetto economico importante con la esplicita missione di diventare partner privilegiato della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione del nostro Paese.

Questi elementi vanno tenuti presenti nel momento in cui si stanno rendendo disponibili risorse ingentissime. Qualche numero (da ‘Corriere Comunicazioni’):

  • A dicembre 2016 oltre 192 milioni di euro assegnati a 21 progetti da Pon (Programmi Operativi Nazionali) Governance e Capacità Istituzionale per aiutare la PA ad essere più efficiente, efficace, vicina a territori, cittadini e imprese;
  • 14 città metropolitane sono interessate dal programma Pon Metro, con una dotazione finanziaria di 90 milioni di euro per ciascuna città del Sud e 40 milioni di euro per quelle del centro nord e Sardegna, per finanziare progetti innovativi e promuovere le smart city: Milano, Torino, Genova, Venezia, Bologna, Roma, Reggio Calabria, Napoli, Bari, Cagliari, Palermo, Messina, Catania.
  • Con una dotazione finanziaria globale di oltre 827 milioni di euro, composta da risorse comunitarie del Fondo sociale europeo (Fse) e del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e da risorse pubbliche nazionali, il Pon Governance finanzia interventi che accompagnano e implementano le misure di riforma della PA fissate a livello nazionale.

Da queste brevi e necessariamente superficiali considerazioni discendono a mio avviso alcune linee guida imprescindibili:

  • Il rilancio dell’Unione Europea e il suo rafforzamento sono la premessa di qualunque sviluppo. Solo una federazione di stati con una politica comune può sperare di bilanciare il potere dei colossi digitali. L’antieuropeismo, se vincesse, porterebbe a una forte accelerazione dell’impoverimento del nostro paese.
  • E’ indispensabile che il Governo centrale assicuri una gestione molto attenta dei processi di governo dei progetti, bilanciando lo strapotere dei soggetti economici che legittimamente vedono nel flusso di denaro in arrivo opportunità di profitti immediati. Il Governo del nostro paese sembra avere ben compreso questa necessità, con l’istituzione di due autorità centrali, una per il Pon Metro e un per il Pon Governance, coordinate dall’Agenzia per la coesione territoriale. Non bisogna farsi troppe illusioni sull’efficienza di queste istituzioni, ma la loro esistenza costituisce un segnale di consapevolezza del problema.
  • Una realtà piccola e periferica come la nostra non può illudersi di svolgere ruoli trainanti nei processi di digitalizzazione; deve invece essere molto attenta a seguire le buone pratiche e a mettere in atto piccoli interventi finalizzati a creare sviluppo.

Un’esperienza che potrebbe dimostrarsi molto interessante per Verbania e il territorio circostante è il progetto Digitaliani, promosso da uno dei colossi delle telecomunicazioni, l’americana Cisco.  Il progetto presenta molti elementi interessanti e innovativi. Intanto Cisco mette sul piatto 100 milioni di cofinanziamento. Il progetto si articola su quattro assi: ‘iniziative pervasive di contaminazione tecnologica, coinvolgimento diretto di partner e imprese del territorio, collaborazione proficua con il mondo delle università e un orientamento preciso verso la creazione di un ecosistema innovativo per la PA’.

Il modello sembra funzionare. Dopo l’esperienza avviata con la Regione Friuli Venezia Giulia e l’area metropolitana di Palermo, si sta scalando verso il basso e recentemente il Comune di Perugia è diventato area di sperimentazione del progetto.

Il modello prevede la collaborazione tra la Pubblica Amministrazione Locale, aziende locali (start up come nel caso di Perugia) e l’Università.

Vero è che Verbania non è sede universitaria, ma l’Università del Piemonte Orientale si afferma ormai come un riferimento anche per noi e non dovrebbe essere difficile un suo coinvolgimento; Verbania è sede di un importante istituto del CNR (Istituto per lo Studio degli Ecosistemi) e tutti noi sappiamo come il  nostro futuro sia intimamente legato alla salvaguardia del nostro territorio; Verbania non ha un incubatore di start up, ma ha una storia dignitosa nell’industria informatica, e vanta anche un’azienda che è accreditata dal Miur come laboratorio di ricerca del settore.

Il Consiglio che mi sento di dare a chi amministra è di non inseguire  visioni inapplicabili  alla nostra dimensione e alle nostre risorse, ma di seguire con attenzione e in modo strutturato quello che sta avvenendo, facendosi attore della creazione di reti capaci di progettare soluzioni ai problemi concreti che abbiamo. Altrimenti rischiamo di mettere un sacco di energie per avere il wi-fi alla fermata degli autobus.

Solo per spiegarmi meglio: tutto il grande dibattito che si è sviluppato negli ultimi anni intorno al futuro dell’e.commerce in realtà ha portato pochissimi risultati alle piccole medie imprese italiane. Ma appena Amazon, con la sua aggressività e intelligenza imprenditoriale, ha offerto a tutte le piccole e medie imprese un servizio concreto di supporto alla vendita on line che va dalla logistica alle traduzioni, il fenomeno è esploso (+140% di aziende italiane che usufruiscono del servizio in un solo anno). Abbiamo bisogno di essere molto concreti e realisti.

Se vogliamo provare a cogliere queste opportunità occorre una piccola commissione di esperti (non più di due o tre) a cui affidare precisi obiettivi:

1.      Stabilire un osservatorio permanente e strutturato (capace di produrre report trimestrali) su tutto ciò che succede in questo mondo individuando le esperienze su larga scala alle quali il nostro territorio potrebbe aderire o che potrebbero avere ricadute positive su di noi;

2.      Formulare degli obiettivi raggiungibili e correttamente dimensionati sui bisogni dei settori su cui dobbiamo giocare il nostro futuro (turismo e servizi alle persone);

3.      Costruire la rete di collaborazioni con le aziende locali e i centri di ricerca

4.      Proporsi come partner di progetti avviati (Digitaliani è forse quello più coerente)

Non ci vogliono molti soldi.  Ma sono soldi spesi per progettare. E quanto ne abbiamo bisogno!

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COSTRUIRE INSIEME UNA “VERBANIA DIGITALE” di Nico SCALFI, Davide LO DUCA, Marco TARTARI

Il Partito Democratico apre una  discussione sul tema dell’Agenda Digitale e propone all’Amministrazione alcuni  obiettivi coerenti con le attuali esigenze della città, perchè trovino adeguato spazio nel Bilancio di Previsione del 2017.

All’interno di uno degli ultimi contributi pubblicati su Verbaniasettanta , Oscar Badoino ha cercato di illustrare, secondo il suo punto di vista, uno dei temi più complessi e allo stesso tempo attuali che interessano la vita della città, stimolando un dibattito politico  che auspichiamo possa trovare ulteriore seguito .

L’Agenda Digitale, descritta  come “ metodo per far sì che cittadini e istituzioni collaborino allo sviluppo di un territorio tramite obiettivi e tecnologie comuni” può essere considerata una delle  condizioni favorevoli per  creare innovazioni all’interno del   tessuto socio-economico locale.

Se di metodo parliamo, alla politica va affidato  il compito di portare avanti un’azione che si articoli su tre piani. In primo luogo contribuendo a diffondere nella cittadinanza  conoscenza e consapevolezza  delle reali possibilità di migliorare  molti servizi collettivi attraverso applicazione di tecnologia digitale; in secondo luogo  promuovendo un rinnovamento delle competenze della pubblica amministrazione che dovrà sempre di più aggiornare e saper gestire con la nuova tecnologia le procedure che permettono il funzionamento delle istituzioni; in terzo luogo procedendo in modo pragmatico e progressivo ad individuare gli obiettivi  che possono produrre un’ innovazione digitale all’interno della città.

Come Partito Democratico abbiamo aperto una  discussione interna sul tema e oggi possiamo pensare di proporre all’Amministrazione alcuni  obiettivi che ci sembrano coerenti con le attuali esigenze della città.

Vediamo quali azioni possiamo mettere in atto per iniziare questo metodo virtuoso:

  • Il Wifi Pubblico, come detto anche nell’articolo proposto da Oscar Badoino, è una delle esigenze primarie per gli Italiani (fonte Istat). Verbania, durante la fase dell’Amministrazione Zanotti, fece un buon intervento sul tema, ma col passare degli anni, con il miglioramento delle tecnologie e con la crescita sia della richiesta sia delle offerte che potremmo dare a cittadini e turisti, l’attuale nostra infrastruttura di WIFI risulta “rallentata” e abbastanza complessa nel suo utilizzo.
    • Se vogliamo che i cittadini utilizzino in maniera semplice le reti wifi pubbliche, se vogliamo migliorare i servizi da mettere a disposizione dei turisti, dobbiamo immaginare un’implementazione e una semplificazione nell’utilizzo del wifi pubblico. Ecco perché pensiamo che nel 2017 sia importante investire almeno 25.000 euro per il miglioramento e la semplificazione del nostro Wi-fi. Senza dimenticare che questo permetterebbe anche una potenziale “economia a cascata” (più wifi, maggiori occasioni per le realtà commerciali di ottenere visibilità con i turisti che sono fisicamente a Verbania)
  • Le infrastrutture sono uno dei pilastri dell’Agenda Digitale: è importante avere fibra posata, fibra accesa e fibra pubblica. Senza questa infrastruttura non si può essere attrattivi verso le realtà imprenditoriali, non si possono valorizzare le eccellenze scolastiche (sempre maggiore è la richiesta di Banda da parte dello scuole), non si possono offrire servizi ai cittadini (ottemperando alla legge) e ai turisti.  A Verbania peraltro non manca molto perché si possa avere un’infrastruttura funzionante secondo quanto detto sopra.
    • Per questo motivo crediamo importante investire una certa cifra, dell’ordine indicativo di alcune decine di migliaia di euro per l’unione delle diverse linee di fibra già oggi esistenti, permettendoci di avere una rete che in prima battuta valorizzi gli edifici di proprietà pubblica e i cui costi siano a carico della collettività (ad esempio i canoni internet delle scuole), e in seconda battuta metta a disposizione questa infrastruttura perché sia valorizzata dalle realtà turistiche e diventi attrattiva per quelle imprenditoriali.
  • La consapevolezza politica è la base per approcciare il metodo dell’Agenda Digitale, ma dobbiamo anche renderci conto che a livello di competenze – sia come politici, sia come funzionari, sia come tessuto imprenditoriale, sia come singoli  cittadini – siamo poco aggiornati. Ed essere in ritardo nelle competenze diventa un freno che potrebbe peggiorare il nostro gap su questi temi.
    • I workshop, come tra l’altro propone Oscar Badoino, possono essere uno strumento adeguato per una crescita delle competenze. E’ importante che sia coinvolto in questi workshop il maggior numero di persone interessate, dai funzionari ai politici, ai cittadini, fino alle associazioni di categoria, ai professionisti, pensando anche al mondo della scuola. Crediamo dunque che mettere a disposizione risorse per promuovere specifici momenti di approfondimento con specialisti qualificati sia assolutamente importante.
    • Inoltre possiamo prendere come riferimento alcuni esempi del passato che anche a Verbania sono stati importanti per cambiare l’approccio su alcune tematiche. Pensiamo agli anni ’90, quando per valorizzare e spiegare la raccolta differenziata vennero coinvolti molti giovani che andarono porta a porta a consegnare i primi “contenitori” e soprattutto a spiegare le modalità del servizio e le ragioni di questo cambiamento. A nostro avviso sarebbe una prassi virtuosa immaginare qualcosa di simile per far crescere “l’alfabetizzazione digitale” dei cittadini di Verbania, coinvolgendo i giovani come “alfabetizzatori digitali”  creando così un legame più stretto tra tessuto civico e agenda digitale. Si tratta di immaginare un percorso che possa formare i ragazzi, permettendo loro di diventare “alfabetizzatori digitali”. Anche in questo caso, un investimento di un paio di migliaia di euro ci darebbe la possibilità d’iniziare questo percorso, creando da una parte un piccolo circolo virtuoso economico che coinvolga i ragazzi e dall’altra  consenta d’impiantare il seme della digitalizzazione come un’occasione di crescita.
  • L’Attuazione dell’agenda digitale deve anche essere un metodo per migliorare la Pubblica amministrazione, non solo a livello operativo ma anche a livello logistico-economico; si tenga conto che attualmente il Comune di Verbania spende delle cifre importanti  per tutta la telefonia su linee standard.
    • Con un investimento di 15.000 euro tutta la fonia degli edifici comunali passerebbe al digitale, con un conseguente risparmio nei costi annui di almeno il 30% .
    • Spesso quando si parla di Pubblica Amministrazione vengono in mente immagini d’infinite attese e file davanti a sportelli con pochi operatori. Spesso si fanno file anche solo per chiedere delle informazioni, perché non è detto che in quel momento il cittadino abbia bisogno di un servizio specifico.
    • L’Agenda digitale ovviamente vuole migliorare il rapporto tra cittadino e Pubblica Amministrazione, dando al cittadino la possibilità di accedere ai servizi anche da casa; inoltre la valorizzazione degli OpenData e la creazione di un piano regolatore ad hoc permetterebbe sia un aggiornamento costante delle informazioni, sia la possibilità di creare portali e servizi che possano creare un rapporto virtuoso tra PA e Cittadino. Anche in questo caso crediamo che un investimento di altre poche decine di migliaia di euro sia importante.
  • Quante volte si sente parlare di “città intelligenti”? E cosa intendiamo con il termine “smart cities”? In estrema sintesi dovrebbero essere città che semplificano le vita di coloro che le abitano e le visitano. Semplificazione che avviene anche tramite strumenti come Internet delle Cose, illuminazione intelligente, sensori ai parcheggi, possibilità di pagare le soste tramite app, etc etc. Per immaginare Verbania come una Smart cities sono necessari due  filoni d’investimento
    • Nel 2017 un approfondimento e un’analisi del territorio, per realizzare uno “smart cities master plan” , con il coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni di categoria, il cui investimento è immaginabile nell’ordine di un paio di migliaia di euro
    • Nel 2018 un investimento concreto per la realizzazione di una smart city di alcune altre decine di migliaia.

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In sintesi riteniamo che gli investimenti dell’Amministrazione sull’agenda digitale e sulla città Smart possano essere indicativamente i seguenti;

  • Unione delle fibre: 25/30.000 euro
  • WiFi pubblico: 25/30.000 euro
  • Alfabetizzazione digitale: 20/25.000 euro
  • Valorizzazione Opendata e Piano Regolatore Digitale: 40/50.000 euro
  • Smart Cities Master Plan 2017: 20/25.000 euro
  • Smart Cities 2018 investimenti concreti: 50/60.000 euro

Totale investimento 2017-2018 : 180/220.000 euro

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Crediamo che i riferimenti sopra esposti debbano essere intesi come elementi di proposta che come amministratori del Partito Democratico vogliamo mettere a disposizione per orientare un’azione che miri a soddisfare alcuni dei bisogni della comunità attraverso l’Agenda Digitale. Allo stesso tempo, riteniamo di poter  contribuire a rinnovare un dibattito politico su un tema  in questa fase centrale.

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