PROGETTO DI SVILUPPO E VALORIZZAZIONE DEL MONTEROSSO di Nico SCALFI, Savino BOMBACE, Italo ISOLI, Alessandro PAPINI

Il Monterosso può rientrare  tra  le principali  aree di interesse strategico di Verbania.  Se si considerano le politiche di  sviluppo e di trasformazione urbana che nei  prossimi anni riguarderanno la città, non si può non tenere conto di quest’area, che occupa un’importante parte della superficie del territorio comunale.

In primo luogo  parrebbe opportuno individuare un piano di azioni che garantiscano la corretta gestione e valorizzazione del patrimonio boschivo per il  mantenimento delle sue caratteristiche di pregio e evitarne  l’abbandono, così riducendo il rischio di fenomeni come incendi o schianti di alberi; vanno promosse inoltre  specifiche azioni di manutenzione dei corsi d’acqua per la sicurezza del territorio e il miglioramento e la cura delle condizioni delle difese spondali  come nel tratto che interessa il torrente San Bernardino .

In termini di sviluppo dell’area connesso al rafforzamento della così detta “vocazione turistica ” della città e delle attività economiche o piccole filiere che ne possono derivare, il Monterosso si  inserisce  come oggetto di interesse specifico per la definizione di nuove politiche di sviluppo del territorio.

Infatti, se negli ultimi lustri vi è stata  un’ attenzione specifica per le politiche che hanno interessato il  fronte lago,  si è fatta progressivamente più marcata anche l’esigenza di una visione strategica chiara per ricollegare il tessuto urbano e sociale della città  al suo entroterra montano. Proprio l’entroterra montano verbanese, frazionato in piccole realtà comunali, alle prese con una non facile gestione del loro territorio e nonostante il fenomeno di generale e progressivo spopolamento della montagna, ha conservato un patrimonio naturale e culturale di enorme interesse e potenzialità. Su tale patrimonio e sulle opportunità derivanti dalla presenza del Parco sono partite negli anni diverse esperienze positive che inevitabilmente hanno aperto su più fronti una riflessione politica sulle reali  possibilità del “vivere, e tornare a vivere in montagna” . Possibilità le cui realizzazioni saranno  tutt’altro che scontate, ma che rispondono a una generale domanda di vita più vicina ai ritmi della natura e di sostenibilità ambientale, obbligando la politica e le comunità a considerare come  recuperabili spazi e attività lavorative collegate  al potenziale che  l’entroterra  montano verbanese può offrire.

All’esigenza di definire un piano di gestione del patrimonio boschivo del monte, si somma quindi quella di una visione più ampia .  Una visione che permetta di stabilire  azioni innovative  per :

-il mantenimento e la valorizzazione della rete di percorsi e sentieri  che colleghino l’area urbana della città all’interno dei boschi,  collegamenti diretti col territorio montano, funzionali alla fruizione escursionistica come alla promozione di eventi sportivi;

– il recupero dell’archeologia rurale sedimentata nell’area può essere ripreso parallelamente ad azioni che accompagnino un  ritorno di piccole attività di produzione agricola, connesse alla riqualificazione delle aree terrazzate .

– le nuove ipotesi di sviluppo rimesse sul tavolo del dibattito politico  grazie alle interessanti esperienze costruite in questi anni da diversi attori che vivono il monte: dalle attività connesse alla florovivaistica, l’apicoltura, fino alle coltivazioni di ulivi, zafferano e nuovi percorsi sperimentali che riguardano la canapa. L’ambiziosa prospettiva di reinsediamento  di piccole produzioni agricole, darebbe negli anni alla comunità verbanese l’opportunità di recuperare la produzione di prodotti locali in grado di caratterizzare positivamente un’identità locale non sempre sentita e quindi di valorizzare l’offerta di prodotti anche in chiave di “vocazione turistica“.

Considerazione e punti di attenzione.

  • L’area è molto vasta e ampie sono le zone che versano in stato di abbandono;
  • La zona su cui concentrarsi è quella che va dalla fascia mediana fino alla sommità. Tale area è stata meno caratterizzata dalla costruzione di abitazioni residenziali dagli anni 60 fino ai giorni nostri; è un’area destinata in larga parte dal Piano Regolatore ad uso pubblico e interessata dalle possibilità di estensione dei confini  del Parco Val Grande
  • Per poter avere possibilità di successo e risultatati tangibili in tempi abbastanza brevi, occorre concentrarsi su una o più aree circoscritte, laddove alcune iniziative coerenti con l’idea generale esposta in premessa sono già partite ;

Proposte e idee.

1. Recupero dei sentieri . Il recupero dei sentieri riveste un’importanza:

  • Turistica: il Monterosso si colloca fisicamente come uno degli elementi di attrazione e di collegamento tra i campeggi di Fondotoce e l’entro terra montano, oltre che come luogo d’accesso al Parco Val Grande;
  • Paesaggistica: attraverso un piano di intervento per la cura e la manutenzione dei boschi che esalti le caratteristiche proprie del bosco, il Monterosso può assumere la funzione di “giardino urbano” ;
  • Culturale: il borgo di Cavandone, già teatro (nel vero senso della parola) di importanti iniziative può diventare il luogo centrale per una nuova offerta culturale che combini  insieme le particolarità e  storia  del luogo .

L’intervento dovrebbe prevedere il recupero solo di un parte dei sentieri che dalla città  salgono verso il Monterosso, sviluppando poi i percorsi nella zona mediana-sommitale, più facilmente recuperabile.  Questo perché i sentieri alla base del Monterosso, essendo la parte più interessata da insediamenti residenziale, potrebbero rappresentare maggiori criticità nel loro recupero.

2. Recupero dei terrazzamenti. I “terrazzamenti”, oggi in disuso e da recuperare, sono la testimonianza dell’attività rurale che si svolgeva sul Monterosso. Il loro recupero, affiancato da progetti che favoriscano l’avvicinamento dei giovani alle attività rurali, potrebbe avere un’importante valenza agricolo-produttiva per la valorizzazione e sviluppo del Monterosso. Si dovrebbe arrivare a poterli censire, evidenziando quelli in stato di abbandono, attivando delle procedure di recupero all’uso pubblico, da poter poi sistemare e riassegnare;

3. Insediamento di attività produttive. Valutare l’insediamento di attività produttive ad impatto ambientale zero/minimo, che sfruttino le risorse naturali della montagna. Risorse che altrimenti andrebbero perdute o rappresenterebbero un costo.

Metodologie da attivarsi

In altre zone montane o collinari le analisi e la promozione di nuove attività sono state quasi sempre attivate attraverso l’iniziativa di operatori privati già esistenti (vedi la viticoltura in Ossola) o da Enti pubblici attraverso le opportunità previste dai Fondi di Sviluppo Rurale.

Un progetto di sviluppo  e valorizzazione del M. Rosso non può però che partire da un’aggiornata analisi dell’esistente, che riguardi i seguenti aspetti:

– Analisi  alla scala non inferiore a 1:2000 delle condizioni naturali geologiche, geomorfologiche, pedologiche,idrologiche,idrogeoloche.

– Analisi specialistica sempre in scala 1:2000 delle condizioni della vegetazionali naturali, di quelle storiche o ancora attuali colturali, dello stato delle trasformazioni, delle potenzialità ancora esistenti , in termini di terrazzamenti, accessibilità, esposizione,  acclività, disponibilità idriche, tipologie di colture, dimensioni delle singole aree

– Analisi delle proprietà (privata,usi civici,ecc…), delle potenzialità degli accorpamenti e riusi, costi dei recuperi, ecc

– Individuazione di aree pilota di dimensioni idonee a specifiche colture, relativi costi di allestimento e possibili finanziamento.

– Individuazione di linee di sviluppo turistico, energetico, culturale

– Valutazione dell’iter di inserimento dell’area nel Parco Val Grange

– Promozione di corsi per giovani imprenditori agricoli e bandi pubblici di assegnazione delle aree

Un progetto di questa dimensione e valenza non può che essere attivato dal Comune di Verbania di concerto con i cittadini interessati (residenti dell’area, imprenditori agricoli,associazioni sportive e culturali,professionisti,sindacati del settore agricolo,ecc)con il patrocinio della Regione, della Provincia e del Parco della Val Grande.

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Normativa di riferimento

L 8 Agosto 1985 n.431 “Disposizioni urgenti per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale” 

LR 09 Agosto 1989, n. 45 “Nuove Norme per gli interventi da eseguire in terreni sottoposti a vincolo per scopi idrogeologici”

Legge Regionale 10 Febbraio 2009, n.4 – Gestione e promozione economica delle foreste (modificata da L.r. 22/2009, L.r. 30/2009, L.r. 14/2010., L.r. 09/2011,  L.r. 17/2013)

DGR 6 Febbraio 2017 n.23-4637 – LR 4/2009, Art. 19 “Disposizioni sulle traformazioni del bosco ad altra destinazione e approvazione dei criteri e delle modalità per la compensazione”

Programma di sviluppo rurale (PSR) – 2014 – 2020

Decreto Legislativo 3 Aprile 2018 n.34 “Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali”

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DA CHI IMPARIAMO OGGI IL SENSO DELLA REPUBBLICA?

La Repubblica è – prima della veste giuridica che la identifica come una forma dello Stato – il senso della nostra comunità, intesa come polis complessa e articolata, come luogo ove si formano, si radicano e si trasmettono alle generazioni future i valori civili e sociali su cui si costruisce un’armoniosa ed equilibrata convivenza; e non certo intesa come un indistinto, casuale e anonimo aggregato di produttori e di consumatori.

L’appuntamento odierno con la celebrazione del 2 giugno, con l’anniversario del referendum attraverso cui il popolo ha voluto darsi la Repubblica come forma dello Stato, deve rifuggire dalla sempre incombente tentazione della ritualità. E proprio ad evitare questo temibile approdo, vorrei  svolgere il mio breve saluto alla popolazione e alle autorità richiamando il percorso a cinque tappe all’interno del quale ancora oggi si risolve e si chiarisce il valore della nostra appartenenza a questo Paese, all’Italia repubblicana.

La nostra nazione, nei valori che la identificano e che ancora oggi la costituiscono, si è formata nell’arco di poco più di decennio, dalla metà degli anni Trenta sino al 1948, attraverso la progressiva assimilazione e la consapevole acquisizione di cinque tratti fondativi: l’antifascismo, la resistenza, la liberazione, la repubblica e la costituzione.

All’origine dell’Italia che noi abitiamo e che amiamo rintracciamo la testimonianza di antifascismo di una minoranza di italiani che a metà degli anni Trenta, nel momento di massimo consenso per il regime fascista, seppero tenere viva l’idea di un’altra Italia, alternativa a quella del trionfalismo mussoliniano. E la tennero viva nell’esilio, nel carcere, al confino, uomini come i fratelli Rosselli, come Gramsci, come De Gasperi e don Sturzo, come Nenni e come Pertini. La tennero viva a prezzo della libertà e, in molti casi, della stessa vita. A questa minoranza sparuta ma consapevole, perseguitata ma inflessibile, noi dobbiamo la libertà di cui ancora oggi godiamo. La nostra Italia nasce là, nell’esilio e nel carcere di uomini che, sperando contro ogni speranza, non vollero rassegnarsi al conformismo di un’opinione pubblica largamente favorevole a un regime che, promettendo destini imperiali, in realtà preparava la catastrofe della guerra.

E’ questa testimonianza, minoritaria ma inflessibile, che innerva la Resistenza: senza l’Antifascismo perseguitato degli anni Trenta non ci sarebbe stata la reazione dei resistenti nell’autunno del ’43, non ci sarebbe stata la reazione dei militari italiani che scelsero consapevolmente di combattere il nazifascismo. Senza la Resistenza non avremmo avuto la Liberazione del 25 aprile; senza Liberazione non sarebbe stata conquistata la Repubblica, e senza la forma repubblicana dello Stato non ci sarebbe stata la Costituzione del 22 dicembre del 1947.

Dunque, senza l’antifascismo non ci sarebbe stata l’Italia repubblicana di cui oggi celebriamo la ricorrenza. Dobbiamo però avere il coraggio di riconoscere che la stagione dei cinque tratti fondativi della repubblica sopra ricordati è figlia di una temperie morale e civile così alta e nobile che oggi non riusciamo neppure ad immaginare: quella temperie costituisce ancora l’unico giacimento di etica civile e di idealità della nazione. Di quel lascito – e di quello solo – vive l’Italia.

Ma se, come purtroppo ci pare stia accadendo in questi mesi, l’Antifascismo viene delegittimato in radice (cosa sarà mai, se non delegittimazione radicale, la presenza dei militanti di Casa Pound – “fascisti del terzo millennio” – nelle liste elettorali?); se la Resistenza viene svilita, come è accaduto nelle settimane scorse con la provocatoria proposta di legge per l’equiparazione dei patrioti e dei repubblichini di Salò; se la Liberazione viene contestata e ridotta a feroce regolamento di conti tra faide di opposto orientamento ideologico-politico; se la Costituzione viene forzata, alimentando continue tensioni tra potere politico e magistratura e tra Governo e Parlamento, oppure facendo appello direttamente al popolo in aperta polemica con le istituzioni rappresentative della sovranità popolare: ebbene, se tutto questo continua ad accadere, anche la Repubblica smarrisce il suo volto e la sua identità.

Guardate, la Repubblica è – prima della veste giuridica che la identifica come una forma dello Stato – il senso della nostra comunità, intesa come polis complessa e articolata, come luogo ove si formano, si radicano e si trasmettono alle generazioni future i valori civili e sociali su cui si costruisce un’armoniosa ed equilibrata convivenza; e non certo intesa come un indistinto, casuale e anonimo aggregato di produttori e di consumatori.

Che questa sia la nostra Repubblica, e dunque che questo sia il significato ultimo della ricorrenza che oggi celebriamo, ce l’hanno insegnato uomini come Benedetto Croce e Umberto Terracini, come Pietro Nenni e Giuseppe Saragat, come Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, come Ugo La Malfa, Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira.

Ma noi, oggi, da chi l’apprendiamo?

Claudio Zanotti, sindaco di Verbania

Pallanza, 2 giugno 2009

 

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CENTRO “NATALE MENOTTI”. NUOVI SCENARI CULTURALI E SOCIALI

Eugenio Borgna, Giannino Piana, Enrico Letta, Gherardo Colombo, Luigi Manconi: tra maggio e ottobre il Centro “Natale Menotti” di Verbania propone al “Chiostro” una serie di incontri con personalità di rilevanza nazionale per approfondire scenari sociali e culturali inediti e nodi problematici di grande complessità e di stretta attualità.

Un’occasione da non perdere e da condividere, iniziando dalla locandina del corso che si può vedere cliccando questo link: Centro Menotti 2017

 

 

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“NON PENSATE A ME, PERCHE’ LA MIA COSCIENZA E’ TRANQUILLA”. IL NOSTRO 25 APRILE

Chiudo questa riflessione con la parole di Mario Vernino. Artigliere, 25 anni, di Fara Novarese, è stato fucilato dai repubblichini nel Canavese. Il giorno della sua morte scrive ai familiari pochissime parole: “Carissimi, il 19 sono stato catturato dai reparti paracadutisti. Oggi, 22 marzo, sono fucilato. Non pensate a me, perché la mia coscienza è tranquilla”. Non scrive altro, Mario Vernino; eppure tanto avrebbe potuto dire nell’ultimo giorno della sua vita ai suoi genitori. Ma tutto è raccolto nell’ultima frase: “Non pensate a me, perché la mia coscienza è tranquilla”. E’ grazie alla coscienza tranquilla di Mario Vernino che noi possiamo celebrare anche oggi la festa del 25 aprile.

“…....Voglio infine dedicare il quarto tempo di questa riflessione alla nostra Liberazione, a quella che abbiamo conosciuto nel racconto di coloro che in questi luoghi l’hanno vissuta e sofferta. Il tempo affievolisce la memoria diretta dei protagonisti e dei testimoni. Per questo abbiamo bisogno di riannodare la nostra memoria ai luoghi, ai volti, ai nomi, alle storie di quanti hanno sacrificato la vita per noi. Dobbiamo cioè avere ben chiaro quando, dove, come e perché ragazzi non ancora ventenni hanno maturato la scelta di opporsi a un potere invasivo e minaccioso che li costringeva a una militanza avvertita come ripugnante. Abbiamo bisogno della concretezza dei loro volti e della familiarità dei loro nomi, che le lapidi, le fotografie sbiadite e gli oggetti posseduti ci rimandano ancora oggi. Abbiamo bisogno di riandare su quei luoghi per noi così ordinari e consueti (la strada  che da Unchio sale a Cossogno, la piazza Cavour, la foce del S. Giovanni, il cimitero di Cavandone, la curva della colonia Motta e, infine, il canale di Fondotoce) dove la morte ha incontrato partigiani e civili. Io ho la fortuna di conservare tra le carte di casa un quaderno che mio padre compilò a mo’ di diario privato tra l’inverno del ’43 e la primavera del ’44: pagina dopo pagina accanto alle notazioni personali (il numero delle sigarette fumate, i film visti, l’incontro forse non casuale con la graziosa compaesana, la giornata scolastica) si fanno strada considerazioni via via più meditate che nel breve volgere di qualche mese sosterranno la scelta di non rispondere all’arruolamento obbligatorio dei repubblichini e di scegliere la montagna e poi l’Ossola e infine l’internamento in Svizzera. Abbiamo bisogno di conoscere le ragioni di quelle militanze, perché non ne vada disperso il significato.

Chiudo questa riflessione, forse troppo lunga, con la parole di Mario Vernino, che ho ritrovato nel volume dedicato ai condannati a morte della Resistenza novarese. Artigliere, 25 anni, di Fara Novarese, è stato fucilato dai repubblichini nel Canavese. Il giorno della sua morte scrive ai familiari pochissime parole: “Carissimi, il 19 sono stato catturato dai reparti paracadutisti. Oggi, 22 marzo, sono fucilato. Non pensate a me, perché la mia coscienza è tranquilla”.

Non scrive altro, Mario Vernino; eppure tanto avrebbe potuto dire nell’ultimo giorno della sua vita ai suoi genitori. Ma tutto è raccolto nell’ultima frase: “Non pensate a me, perché la mia coscienza è tranquilla”.

E’ grazie alla coscienza tranquilla di Mario Vernino che noi possiamo celebrare anche oggi la festa del 25 aprile.”

Claudio Zanotti, sindaco di Verbania

Verbania-Intra, 25 aprile 2005

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IL PD VERBANESE A CONVEGNO SULLA MOBILITA’ CITTADINA di Nico SCALFI

Le proposte nascono all’interno del Laboratorio Democratico, l’ambito costituitosi da circa un anno nel partito verbanese a cui hanno partecipato in modo indipendente, oltre agli amministratori PD, anche tecnici, associazioni, cittadini interessati a offrire un contributo  per migliorare la proposta complessiva da mettere a disposizione della città

Mobilità-Ambiente-Città” è il titolo del prossimo convegno organizzato il 22 aprile dal Circolo PD di Verbania. Il convegno vuole essere un’occasione aperta per mettere al centro del dibattito pubblico alcune proposte, alcune soluzioni, relative  ai problemi connessi alla mobilità urbana sostenibile.

Il tema della mobilità sostenibile, delle possibilità di spostamento nello spazio urbano attraverso modalità che tengano sempre più conto del rispetto dell’ambiente, è prioritario in  una città che  vuole cogliere la sfida del cambiamento  e quindi  poter far  leva su uno dei suoi maggiori  punti di forza: la vivibilità e la fruizione ottimale degli spazi pubblici da parte dei cittadini e dei visitatori .

loc 2

D’altra parte, nella tradizione politica del centro-sinistra verbanese, di ieri e di oggi, il tema non è affatto  secondario. Anzi, solo per fare alcuni esempi, la creazione della pista ciclopedonale Villa Taranto-Villa Giulia, l’estensione della  pedonalizzazione del centro di Intra, la fase sperimentale di “LiberoBus” e “CityBus”, l’intensificazione del trasporto pubblico urbano, l’estensione dei percorsi ciclopedonali e “zone 30” (Suna, Pallanza, S. Anna), i progetti “Pedibus” e”Bicibus”,  sono state “innovazioni” coraggiose,  che hanno contribuito ad affermare una nuova identità della città collegata certamente  alle nuove istanze della cittadinanza, più sensibili  alla preservazione dell’ambiente e a logiche di sostenibilità.

Le argomentazioni presentate sabato 22  nascono all’interno del Laboratorio Democratico, l’ambito costituitosi da circa un anno nel partito verbanese a cui hanno partecipato in modo indipendente, oltre agli amministratori PD, anche tecnici, associazioni, cittadini interessati a offrire un contributo  per migliorare la proposta complessiva da mettere a disposizione della città

La costruzione dei contenuti che verranno esposti nel convegno ha seguito una logica il più possibile aperta al contributo di ognuno, seguendo un metodo che si è sviluppato in diverse fasi:

  • la ricerca di informazioni, di dati e di documenti attraverso cui ricostruire un quadro oggettivo della mobilità urbana della  città;
  • una serie di confronti puntuali e partecipati  tra amministratori, tecnici, associazioni e cittadini interessati al tema, in cui sono state esaminate e approfondite le informazioni e la documentazione disponibile e sono state accolte istanze e riflessioni arrivate da ognuno dei partecipanti;
  • il lavoro di sintesi e  definizione  delle proposte, che  devono poter rappresentare solide basi  per orientare l’attuazione dei programmi  e delle politiche dei prossimi anni e allo stesso tempo contribuire all’individuazione di soluzioni concrete ai problemi della città e che gli amministratori si trovano ad affrontare quotidianamente.

Consapevoli che un tema complesso come quello della mobilità sostenibile non si esaurisce in un solo convegno e che sabato 22 proveremo a discuterne solo  una parte, seppure essenziale, crediamo che questa occasione possa rappresentare una modalità aperta di ricerca di confronto con la cittadinanza e con le altre forze politiche. Un’occasione che può alimentare, con  solide argomentazioni, un dibattito pubblico capace di influenzare e rendere  più efficace l’azione politico-amministrativa portata per il bene della nostra comunità .

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AGENDA DIGITALE. UN APPROCCIO REALISTICO ED EFFICACE di Giovanni MARGAROLI

Leggo con interesse il dibattito aperto su Verbania 70 sul’agenda digitale. E’ fuori discussione che lo sviluppo della digitalizzazione, a tutti i livelli, sia un pilastro importante dello sviluppo, così come è condivisibile la convinzione che lo sviluppo delle applicazioni digitali debba essere accompagnata da una crescita complessiva delle comunità nelle loro componenti di base e nelle loro rappresentanze politiche. Bene fanno gli intervenuti nel dibattito a sottolineare entrambi questi aspetti.

Tuttavia penso che anche su questi terreni si debba porre attenzione a non sopravvalutare le valenze sociali positive, che pure ci sono, e a collocarle correttamente nello scenario politico ed economico complessivo.

E’ necessario partire da un’analisi realistica del quadro generale:

  • Le infrastrutture e gli apparati sono in mano a pochi operatori e trovano la loro giustificazione economica solo su di una certa scala. Verbania è un tipico esempio di diffusione delle infrastrutture in larga misura inutilizzate. La fibra ottica interessa buona parte del territorio, ma il suo utilizzo è fortemente ostacolato dal costo dell’ultimo miglio e dal contesto economico della città che non genera domanda. E’ un po’ come se avessimo fatto delle strade che collegano luoghi disabitati nella speranza che l’esistenza della strada portasse a ripopolare quei luoghi. Ma nessuno ha i soldi per costruire i collegamenti interni ai paesi (dalla strada alle case) e le abitazioni rimangono isolate. In realtà l’infrastruttura è condizione necessaria ma largamente insufficiente per costituire un motore di sviluppo.
  • La maggior parte dei servizi offribili hanno senso  se sviluppati e proposti solo su scala almeno regionale o nazionale (ad esempio: carta di identità elettronica, smaterializzazione dei certificati), altri solo a livello internazionale (diffusione e sperimentazione digitale dei protocolli di cura, internet delle cose…).
  • Le aziende che operano in questo settore stanno preparandosi a intercettare il flusso di investimenti previsti. La recente annunciata fusione HPE Enterprise Services e CSC è solo un esempio di creazione di un nuovo soggetto economico importante con la esplicita missione di diventare partner privilegiato della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione del nostro Paese.

Questi elementi vanno tenuti presenti nel momento in cui si stanno rendendo disponibili risorse ingentissime. Qualche numero (da ‘Corriere Comunicazioni’):

  • A dicembre 2016 oltre 192 milioni di euro assegnati a 21 progetti da Pon (Programmi Operativi Nazionali) Governance e Capacità Istituzionale per aiutare la PA ad essere più efficiente, efficace, vicina a territori, cittadini e imprese;
  • 14 città metropolitane sono interessate dal programma Pon Metro, con una dotazione finanziaria di 90 milioni di euro per ciascuna città del Sud e 40 milioni di euro per quelle del centro nord e Sardegna, per finanziare progetti innovativi e promuovere le smart city: Milano, Torino, Genova, Venezia, Bologna, Roma, Reggio Calabria, Napoli, Bari, Cagliari, Palermo, Messina, Catania.
  • Con una dotazione finanziaria globale di oltre 827 milioni di euro, composta da risorse comunitarie del Fondo sociale europeo (Fse) e del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e da risorse pubbliche nazionali, il Pon Governance finanzia interventi che accompagnano e implementano le misure di riforma della PA fissate a livello nazionale.

Da queste brevi e necessariamente superficiali considerazioni discendono a mio avviso alcune linee guida imprescindibili:

  • Il rilancio dell’Unione Europea e il suo rafforzamento sono la premessa di qualunque sviluppo. Solo una federazione di stati con una politica comune può sperare di bilanciare il potere dei colossi digitali. L’antieuropeismo, se vincesse, porterebbe a una forte accelerazione dell’impoverimento del nostro paese.
  • E’ indispensabile che il Governo centrale assicuri una gestione molto attenta dei processi di governo dei progetti, bilanciando lo strapotere dei soggetti economici che legittimamente vedono nel flusso di denaro in arrivo opportunità di profitti immediati. Il Governo del nostro paese sembra avere ben compreso questa necessità, con l’istituzione di due autorità centrali, una per il Pon Metro e un per il Pon Governance, coordinate dall’Agenzia per la coesione territoriale. Non bisogna farsi troppe illusioni sull’efficienza di queste istituzioni, ma la loro esistenza costituisce un segnale di consapevolezza del problema.
  • Una realtà piccola e periferica come la nostra non può illudersi di svolgere ruoli trainanti nei processi di digitalizzazione; deve invece essere molto attenta a seguire le buone pratiche e a mettere in atto piccoli interventi finalizzati a creare sviluppo.

Un’esperienza che potrebbe dimostrarsi molto interessante per Verbania e il territorio circostante è il progetto Digitaliani, promosso da uno dei colossi delle telecomunicazioni, l’americana Cisco.  Il progetto presenta molti elementi interessanti e innovativi. Intanto Cisco mette sul piatto 100 milioni di cofinanziamento. Il progetto si articola su quattro assi: ‘iniziative pervasive di contaminazione tecnologica, coinvolgimento diretto di partner e imprese del territorio, collaborazione proficua con il mondo delle università e un orientamento preciso verso la creazione di un ecosistema innovativo per la PA’.

Il modello sembra funzionare. Dopo l’esperienza avviata con la Regione Friuli Venezia Giulia e l’area metropolitana di Palermo, si sta scalando verso il basso e recentemente il Comune di Perugia è diventato area di sperimentazione del progetto.

Il modello prevede la collaborazione tra la Pubblica Amministrazione Locale, aziende locali (start up come nel caso di Perugia) e l’Università.

Vero è che Verbania non è sede universitaria, ma l’Università del Piemonte Orientale si afferma ormai come un riferimento anche per noi e non dovrebbe essere difficile un suo coinvolgimento; Verbania è sede di un importante istituto del CNR (Istituto per lo Studio degli Ecosistemi) e tutti noi sappiamo come il  nostro futuro sia intimamente legato alla salvaguardia del nostro territorio; Verbania non ha un incubatore di start up, ma ha una storia dignitosa nell’industria informatica, e vanta anche un’azienda che è accreditata dal Miur come laboratorio di ricerca del settore.

Il Consiglio che mi sento di dare a chi amministra è di non inseguire  visioni inapplicabili  alla nostra dimensione e alle nostre risorse, ma di seguire con attenzione e in modo strutturato quello che sta avvenendo, facendosi attore della creazione di reti capaci di progettare soluzioni ai problemi concreti che abbiamo. Altrimenti rischiamo di mettere un sacco di energie per avere il wi-fi alla fermata degli autobus.

Solo per spiegarmi meglio: tutto il grande dibattito che si è sviluppato negli ultimi anni intorno al futuro dell’e.commerce in realtà ha portato pochissimi risultati alle piccole medie imprese italiane. Ma appena Amazon, con la sua aggressività e intelligenza imprenditoriale, ha offerto a tutte le piccole e medie imprese un servizio concreto di supporto alla vendita on line che va dalla logistica alle traduzioni, il fenomeno è esploso (+140% di aziende italiane che usufruiscono del servizio in un solo anno). Abbiamo bisogno di essere molto concreti e realisti.

Se vogliamo provare a cogliere queste opportunità occorre una piccola commissione di esperti (non più di due o tre) a cui affidare precisi obiettivi:

1.      Stabilire un osservatorio permanente e strutturato (capace di produrre report trimestrali) su tutto ciò che succede in questo mondo individuando le esperienze su larga scala alle quali il nostro territorio potrebbe aderire o che potrebbero avere ricadute positive su di noi;

2.      Formulare degli obiettivi raggiungibili e correttamente dimensionati sui bisogni dei settori su cui dobbiamo giocare il nostro futuro (turismo e servizi alle persone);

3.      Costruire la rete di collaborazioni con le aziende locali e i centri di ricerca

4.      Proporsi come partner di progetti avviati (Digitaliani è forse quello più coerente)

Non ci vogliono molti soldi.  Ma sono soldi spesi per progettare. E quanto ne abbiamo bisogno!

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