AGENDA DIGITALE. UN APPROCCIO REALISTICO ED EFFICACE di Giovanni MARGAROLI

Leggo con interesse il dibattito aperto su Verbania 70 sul’agenda digitale. E’ fuori discussione che lo sviluppo della digitalizzazione, a tutti i livelli, sia un pilastro importante dello sviluppo, così come è condivisibile la convinzione che lo sviluppo delle applicazioni digitali debba essere accompagnata da una crescita complessiva delle comunità nelle loro componenti di base e nelle loro rappresentanze politiche. Bene fanno gli intervenuti nel dibattito a sottolineare entrambi questi aspetti.

Tuttavia penso che anche su questi terreni si debba porre attenzione a non sopravvalutare le valenze sociali positive, che pure ci sono, e a collocarle correttamente nello scenario politico ed economico complessivo.

E’ necessario partire da un’analisi realistica del quadro generale:

  • Le infrastrutture e gli apparati sono in mano a pochi operatori e trovano la loro giustificazione economica solo su di una certa scala. Verbania è un tipico esempio di diffusione delle infrastrutture in larga misura inutilizzate. La fibra ottica interessa buona parte del territorio, ma il suo utilizzo è fortemente ostacolato dal costo dell’ultimo miglio e dal contesto economico della città che non genera domanda. E’ un po’ come se avessimo fatto delle strade che collegano luoghi disabitati nella speranza che l’esistenza della strada portasse a ripopolare quei luoghi. Ma nessuno ha i soldi per costruire i collegamenti interni ai paesi (dalla strada alle case) e le abitazioni rimangono isolate. In realtà l’infrastruttura è condizione necessaria ma largamente insufficiente per costituire un motore di sviluppo.
  • La maggior parte dei servizi offribili hanno senso  se sviluppati e proposti solo su scala almeno regionale o nazionale (ad esempio: carta di identità elettronica, smaterializzazione dei certificati), altri solo a livello internazionale (diffusione e sperimentazione digitale dei protocolli di cura, internet delle cose…).
  • Le aziende che operano in questo settore stanno preparandosi a intercettare il flusso di investimenti previsti. La recente annunciata fusione HPE Enterprise Services e CSC è solo un esempio di creazione di un nuovo soggetto economico importante con la esplicita missione di diventare partner privilegiato della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione del nostro Paese.

Questi elementi vanno tenuti presenti nel momento in cui si stanno rendendo disponibili risorse ingentissime. Qualche numero (da ‘Corriere Comunicazioni’):

  • A dicembre 2016 oltre 192 milioni di euro assegnati a 21 progetti da Pon (Programmi Operativi Nazionali) Governance e Capacità Istituzionale per aiutare la PA ad essere più efficiente, efficace, vicina a territori, cittadini e imprese;
  • 14 città metropolitane sono interessate dal programma Pon Metro, con una dotazione finanziaria di 90 milioni di euro per ciascuna città del Sud e 40 milioni di euro per quelle del centro nord e Sardegna, per finanziare progetti innovativi e promuovere le smart city: Milano, Torino, Genova, Venezia, Bologna, Roma, Reggio Calabria, Napoli, Bari, Cagliari, Palermo, Messina, Catania.
  • Con una dotazione finanziaria globale di oltre 827 milioni di euro, composta da risorse comunitarie del Fondo sociale europeo (Fse) e del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e da risorse pubbliche nazionali, il Pon Governance finanzia interventi che accompagnano e implementano le misure di riforma della PA fissate a livello nazionale.

Da queste brevi e necessariamente superficiali considerazioni discendono a mio avviso alcune linee guida imprescindibili:

  • Il rilancio dell’Unione Europea e il suo rafforzamento sono la premessa di qualunque sviluppo. Solo una federazione di stati con una politica comune può sperare di bilanciare il potere dei colossi digitali. L’antieuropeismo, se vincesse, porterebbe a una forte accelerazione dell’impoverimento del nostro paese.
  • E’ indispensabile che il Governo centrale assicuri una gestione molto attenta dei processi di governo dei progetti, bilanciando lo strapotere dei soggetti economici che legittimamente vedono nel flusso di denaro in arrivo opportunità di profitti immediati. Il Governo del nostro paese sembra avere ben compreso questa necessità, con l’istituzione di due autorità centrali, una per il Pon Metro e un per il Pon Governance, coordinate dall’Agenzia per la coesione territoriale. Non bisogna farsi troppe illusioni sull’efficienza di queste istituzioni, ma la loro esistenza costituisce un segnale di consapevolezza del problema.
  • Una realtà piccola e periferica come la nostra non può illudersi di svolgere ruoli trainanti nei processi di digitalizzazione; deve invece essere molto attenta a seguire le buone pratiche e a mettere in atto piccoli interventi finalizzati a creare sviluppo.

Un’esperienza che potrebbe dimostrarsi molto interessante per Verbania e il territorio circostante è il progetto Digitaliani, promosso da uno dei colossi delle telecomunicazioni, l’americana Cisco.  Il progetto presenta molti elementi interessanti e innovativi. Intanto Cisco mette sul piatto 100 milioni di cofinanziamento. Il progetto si articola su quattro assi: ‘iniziative pervasive di contaminazione tecnologica, coinvolgimento diretto di partner e imprese del territorio, collaborazione proficua con il mondo delle università e un orientamento preciso verso la creazione di un ecosistema innovativo per la PA’.

Il modello sembra funzionare. Dopo l’esperienza avviata con la Regione Friuli Venezia Giulia e l’area metropolitana di Palermo, si sta scalando verso il basso e recentemente il Comune di Perugia è diventato area di sperimentazione del progetto.

Il modello prevede la collaborazione tra la Pubblica Amministrazione Locale, aziende locali (start up come nel caso di Perugia) e l’Università.

Vero è che Verbania non è sede universitaria, ma l’Università del Piemonte Orientale si afferma ormai come un riferimento anche per noi e non dovrebbe essere difficile un suo coinvolgimento; Verbania è sede di un importante istituto del CNR (Istituto per lo Studio degli Ecosistemi) e tutti noi sappiamo come il  nostro futuro sia intimamente legato alla salvaguardia del nostro territorio; Verbania non ha un incubatore di start up, ma ha una storia dignitosa nell’industria informatica, e vanta anche un’azienda che è accreditata dal Miur come laboratorio di ricerca del settore.

Il Consiglio che mi sento di dare a chi amministra è di non inseguire  visioni inapplicabili  alla nostra dimensione e alle nostre risorse, ma di seguire con attenzione e in modo strutturato quello che sta avvenendo, facendosi attore della creazione di reti capaci di progettare soluzioni ai problemi concreti che abbiamo. Altrimenti rischiamo di mettere un sacco di energie per avere il wi-fi alla fermata degli autobus.

Solo per spiegarmi meglio: tutto il grande dibattito che si è sviluppato negli ultimi anni intorno al futuro dell’e.commerce in realtà ha portato pochissimi risultati alle piccole medie imprese italiane. Ma appena Amazon, con la sua aggressività e intelligenza imprenditoriale, ha offerto a tutte le piccole e medie imprese un servizio concreto di supporto alla vendita on line che va dalla logistica alle traduzioni, il fenomeno è esploso (+140% di aziende italiane che usufruiscono del servizio in un solo anno). Abbiamo bisogno di essere molto concreti e realisti.

Se vogliamo provare a cogliere queste opportunità occorre una piccola commissione di esperti (non più di due o tre) a cui affidare precisi obiettivi:

1.      Stabilire un osservatorio permanente e strutturato (capace di produrre report trimestrali) su tutto ciò che succede in questo mondo individuando le esperienze su larga scala alle quali il nostro territorio potrebbe aderire o che potrebbero avere ricadute positive su di noi;

2.      Formulare degli obiettivi raggiungibili e correttamente dimensionati sui bisogni dei settori su cui dobbiamo giocare il nostro futuro (turismo e servizi alle persone);

3.      Costruire la rete di collaborazioni con le aziende locali e i centri di ricerca

4.      Proporsi come partner di progetti avviati (Digitaliani è forse quello più coerente)

Non ci vogliono molti soldi.  Ma sono soldi spesi per progettare. E quanto ne abbiamo bisogno!

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