ANZIANI, VIAGGIATORI E LITIGIOSI. MA L’AMBIENTE E’ UN PARADISO di Giovanni MARGAROLI

L‘analisi puntuale della recente classifica del Sole 24 ore, che penalizza fortemente il VCO rispetto allo scorso anno, ci aiuta a cogliere le dinamiche che caratterizzano il nostro territorio e a vincere la superficialità e la banale approssimazione di molti commenti “social”. Ma soprattutto conferma che i punti di forza della nostra provincia in tempi di radicale transizione socio-economica e demografica restano il turismo, i servizi alla persona e l’offerta culturale.  

La lettura dei dati dell’annuale classifica del Sole24ore sulla qualità della vita ha visto retrocedere la nostra provincia di ben 47 posizioni rispetto allo scorso anno.  Fedeli al costume politico di gran voga oggi, i social si sono scatenati cercando il colpevole. Tuttavia, lasciando da parte il livore e la cialtroneria che caratterizzano gran parte del dibattito politico, mi sono chiesto cosa mai fosse successo per registrare un arretramento così pesante.

Qualche premessa è doverosa: queste classifiche hanno un senso per definire la posizione reciproca delle varie province; ne hanno molto meno per la definizione del valore assoluto della qualità della vita. La seconda premessa è questa: i parametri assunti per la valutazione della classifica non rimangono gli stessi di anno in anno; i ricercatori correggono il tiro tenendo presente sia le mutate condizioni al contorno sia il significato intrinseco del parametro. Ad esempio, fino al 2017 uno dei parametri utilizzati per il settore ‘Ambiente e servizi’ era  il ‘Consumo di suolo”, vale a dire la percentuale di territorio costruito sul totale. Il VCO era al secondo posto nel 2017 e questo contribuiva grandemente a migliorare la sua posizione. Evidentemente i ricercatori si sono resi conto di quanto fosse fallace il parametro nelle province montane e l’hanno tolto, lasciandolo per i capoluoghi all’interno di un parametro specifico, denominato Icity rate, di cui parlerò più avanti. Attenzione dunque a fare confronti azzardati. Da ultimo i parametri non pesano tutti allo stesso modo.

Come sempre bisognerebbe studiare un po’ (nel caso specifico davvero poco). Ed ecco qualche modesta spiegazione dalla quale invito chi legge a trovare qualche indicazione su dove andiamo e su cosa sarebbe meglio fare. Esaminiamo ogni singolo settore.

AMBIENTE E SERVIZI

Perdiamo ben 29 posizioni in un anno. Urca! Ma esaminando uno per uno i parametri adottati scopriamo che solo due sono stati mantenuti dal 2017 al 2018. E sono precisamente: l’Ecosistema Urbano (molto importante, indice di Lega Ambiente) in cui il VCO perde tre posizioni, passando da 8 a 11 e la Spesa sociale pro capite degli enti locali per minori/disabili/anziani, parametro definito dal prestigioso Istituto Tagliacarne, in cui il VCO guadagna ben 15 posizioni (da 61 a 46).

Gli altri parametri sono tutti cambiati. Sono scomparsi Emigrazione Ospedaliera (nel 2017 il VCO era in posizione 96, cioè facciamo un sacco di rumore per tenerci i nostri ospedali ma andiamo a curarci in Lombardia), il numero di Sportelli più ATM (i bancomat) più i POS (le macchinette per pagare con le carte nei negozi (pos. 25), la Spesa in Farmaci (pos. 97), il già citato Consumo di suolo (pos. 2) e infine la Banda larga (cioè la percentuale di popolazione coperta con 30 Mb) (pos. 94).

Sono stati introdotti nel 2018 cinque nuovi parametri, in sostituzione di quelli cancellati e indicati sopra: Home banking (pos. 62), Rischio idrogeologico (pos. 43), I city rate (riferito al solo capoluogo di provincia, pos. 57), Speranza di vita media alla nascita (pos. 76) e Indice climatico di escursione termica (pos. 55).  A parte il rischio idrogeologico che noi percepiamo molto alto per le vicende delle nostre strade statali e provinciali e che invece ci vede nella metà superiore della classifica, salta all’occhio la bassa speranza di vita, che ci pone a tre quarti classifica e probabilmente risente del fatto che in questi ultimi anni è arrivata a compimento la generazione che ha lavorato nelle fabbriche e in condizioni certo più insalubri di oggi.

Guardando i due anni insieme emerge quindi un quadro ambientale molto buono (siamo undicesimi), una crescente attenzione ai più deboli,  ma un sistema molto arretrato dal punto di vista dei servizi,  a partire da quelli sanitari, (sicuramente anche in peggioramento per l’insostenibilità non solo economica, ma soprattutto tecnica, delle tre sedi ospedaliere) e nell’ICity rate, che merita qualche considerazione a parte.

L’ICity rate, elaborato dal Forum Pubblica Amministrazione (società del gruppo Digital360), e che riguarda solo le città capoluogo, è già di per sé un indice di grado superiore, perché tiene conto di tanti parametri (occupazione, ricerca e innovazione, solidità economica, trasformazione digitale, energia, partecipazione civile, inclusione sociale, istruzione, attrattività turistico-culturale, rifiuti, sicurezza e legalità, mobilità sostenibile, verde urbano, suolo e territorio, acqua e aria). Il concetto che sta alla base del calcolo di questo indice è che è impossibile pensare alla innovazione tecnologica e alla digitalizzazione in un contesto arretrato dal punto di vista dei servizi essenziali per la città. Se volete approfondire leggete qui (http://www.meteoweb.eu/2018/10/icity-rate-2018-citta-smart/1166157/). Perché noi siamo così indietro? Perché siamo piccoli? No, nella prima metà della graduatoria si trovano cittadine come Lecco (pos. 33), Aosta (pos. 39), Sondrio (pos. 46), Gorizia (pos. 50). Perché siamo una provincia multipolare? Forse, però in pos. 24 troviamo Forlì-Cesena, in posizione 25 Monza-Brianza, in posizione 42 il Sud Sardegna.

In calce a questa breve analisi tenterò di suggerire qualche spiegazione per capire la nostra posizione.

AFFARI E LAVORO

I due anni sono interamente paragonabili. Non ci sono variazioni nei parametri. Viaggiamo decisamente nelle parti basse della classifica (da posizione 73 a posizione 75), con un peggioramento netto del Rapporto tra impieghi e depositi bancari (perdiamo 23 posizioni) cioè i soldi raccolti dalle banche non vengono reinvestiti sul territorio. In peggioramento anche le Differenze salariali tra uomini e donne, dove la nostra provincia perde 24 posizioni. Perdiamo 16 posizioni nel Tasso di occupazione e 14 posizioni nel Tasso di disoccupazione giovanile.

Cresce invece il numero di start up innovative (+30 posizioni) ma bisogna essere molto cauti. Ci sono delle agevolazioni fiscali per le aziende che esistono da meno di cinque anni e che rispondano a certi requisiti. Le maglie per l’iscrizione a uno speciale albo sono piuttosto larghe quindi molte aziende si iscrivono, anche se poi non è detto che abbiano diritto alle agevolazioni.  Quindi il dato (3,7 start up innovative ogni 1.000 aziende, corrispondente alla 75ma posizione), che fornisce Infocamere, dovrebbe essere accompagnato dall’analisi dei risultati nel tempo per essere considerato un valore positivo sostenibile.

Dai punteggi del settore Affari e Lavoro emerge un territorio in forte crisi, se si considera che già dal 2016 al 2017 aveva perso in questo settore ben 22 posizioni e sarebbe ancora retrocesso, se non ci fosse questo dato delle start up che però, come detto, va preso con cautela:  scarsa imprenditorialità e scarsissimi investimenti, pochissime opportunità per i giovani e peggioramento delle condizioni di lavoro delle donne.

RICCHEZZA E CONSUMI

In questo settore, se esaminiamo i parametri rimasti uguali  dal 2017 al 2018 (Depositi pro capite, PIL pro capite, Canoni medi di locazione, Spesa media per famiglia in beni durevoli e Protesti pro capite) più o meno siamo nelle stesse posizioni in bassa classifica, tranne per i la spesa in beni durevoli che ci colloca in 36ma posizione e per i protesti che peggiorano di ben 12 posizioni (da 9 a 21).

Tra i criteri scomparsi dal 2017 al 2018 ci sono gli Acquisti on line, che ci vedevano al terzo posto (con gioia dei commercianti locali sempre più in crisi) e l’Importo delle pensioni, piuttosto alto (eravamo in posizione 45). I nuovi criteri introdotti sono i Prezzi medi di vendita delle case (posizione 51) e, molto interessante, la Spesa pro capite per viaggi e turismo, in cui siamo la quinta provincia italiana.

Insomma, una provincia di vecchi pensionati piuttosto benestanti che girano allegramente il mondo con i soldi erogati dall’INPS dopo aver comprato i biglietti aerei e gli alberghi via web.

 DEMOGRAFIA E SOCIETA’

Il settore Demografia e Società non presenta sorprese. Siamo in fondo in fondo alla classifica per Numero laureati tra 25 e 30 anni (posizione 100) e addirittura a 104 per Tasso di natalità.

Dietro a noi ci sono Biella e la Sardegna del Sud. Recuperiamo un po’ di posizioni (dal 23simo posto del 2017 siamo saliti al 13mo) per l‘Acquisizione di cittadinanza italiana ogni mille stranieri residenti. Piccolissimo segno positivo che potrebbe dare fiato anche al tasso di natalità in futuro.

I nuovi parametri introdotti nel 2018 ci vedono ancora malmessi: siamo in posizione 86 per Tasso di mortalità e in posizione 91 per Tasso di fecondità.  Complessivamente nel settore Demografia e società dal 2017 al 2018 perdiamo 26 posizioni in classifica, anche se l’indice di vecchiaia ci fa guadagnare tre posizioni, ma perché peggiorano gli altri, non perché miglioriamo noi. Il valore assoluto infatti passa dal 225 del 2017 al 230 del 2018: significa che per ogni 100 bambini da 0 a 14 anni ci sono 230 anziani con più di 65 anni. Napoli è a 112.  Solo per avere un’idea, Algeria ed Egitto sono a 12,5 anziani per 100 bambini, Nigeria, Senegal e Somalia sono a 7,5 anziani per 100 bambini, l’Albania è a 17. Basterebbero questi numeri per capire che senza immigrazione l’Italia muore e tra i primi a morire c’è il VCO. Nulla di nuovo, lo sa anche Salvini, che contribuisce entusiasticamente ed efficacemente alla rovina del Paese: questa non è demagogia ma demografia!

GIUSTIZIA E SICUREZZA

Qui siamo sempre in alta classifica, anche se passiamo dalla prima all’ottava posizione. Non metto in conto di fare analisi più approfondite, siamo una provincia sicura in cui la giustizia funziona bene. L’unico dato negativo e su cui vale la pena riflettere è quello dei Delitti di stupefacenti, responsabile dell’arretramento perché ci vede posizionati al 63mo posto: è solo perché siamo territorio di transito o perché sono aumentati i consumi anche nelle fasce adulte della popolazione?  Curiosa (siamo nella classifica 2017) la 96ma posizione nel sottosettore Truffe e frodi informatiche. L’essere molto anziani ci rende più vulnerabili a questo tipo di crimini.

CULTURA E TEMPO LIBERO

Nell’Offerta culturale, introdotta nel 2018, siamo molto bassi in classifica (pos. 76). In realtà questo parametro è molto discutibile dal momento che la fonte è la Siae, stessa e unica fonte del parametro Spettacoli, spesa al botteghino (qui siamo in 75ma posizione). La spesa pro capite per spettacoli è 16,7 €/anno contro i 174,7 €/anno di Verona e i 106,6 di Milano. Naturalmente è la media di Trilussa. Ma ciò non toglie che la nostra sia una cifra molto bassa.

Sembra comunque molto riduttivo che l’unica fonte di questi due parametri sia la Siae. Moltissimi eventi culturali non sono segnalati alla Siae. Ad esempio, di tutte le mostre organizzate dal Museo del Paesaggio in questi anni, solo una ha dovuto versare dei soldi alla Siae perché due autori erano iscritti e non erano ancora passati i 70 anni dalla morte. Stesso discorso vale per le conferenze e per gli incontri con autori (per esempio LetterAltura o Domosofia), o per i laboratori artistici, per l’arte terapia, tutte cose che è difficile non fare rientrare nell’offerta culturale.

Nel 2017 c’era un parametro interessante, scomparso l’anno dopo. Era la Spesa dei viaggiatori stranieri, in € pro capite. Per il VCO il valore era 1.347 € e ci trovavamo in posizione 13, dietro alle città d’arte e ad alcune province con altissimo flusso turistico come Rimini.  A conferma del fatto che il settore turistico è quello su cui puntare.

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CONCLUSIONI

Queste classifiche, con i loro limiti, ci confermano ciò che già sappiamo, ma la riflessione aiuta probabilmente a capire meglio cosa fare.

Sappiamo già che le prospettive di sviluppo della nostra provincia sono legate esclusivamente al turismo e ai servizi alle persone. Le leve di questo possibile sviluppo vanno ricercate nella sicurezza, nell’offerta di servizi di qualità, nell’offerta culturale e soprattutto nel paesaggio e nell’eccellenza ambientale dove, vale la pena di ricordare, siamo all’undicesimo posto in Italia.

Ci sono alcune cose sulle quali concentrare l’attenzione:

  • Settore turistico. L’iniziativa imprenditoriale, sempre strettamente dipendente dalla demografia (non si può pensare che siano gli anziani a fare impresa) e dai vincoli orografici e normativi è praticamente azzerata. Cosa si può fare? Certamente concentrare l’attenzione sulla preparazione degli operatori. In questo senso la vicenda del Maggia richiede il massimo dello sforzo per essere risolta. Una cosa che non emerge dalle statistiche ma è indubitabile è che negli ultimi venti anni la qualità dell’offerta enogastronomica nel territorio è migliorata in modo esponenziale, soprattutto in Ossola, ma non solo. E’ la strada giusta. Se i ragazzi del Maggia rimangono qui e aiutano a fare impresa possiamo arrestare o rallentare il processo di invecchiamento. Le amministrazioni devono fare poi ogni cosa in loro potere per migliorare la ricettività sia in quantità ma anche in qualità. Si sa che gli spazi per nuovi alberghi sono ridottissimi; allora è utile guardare alle altre offerte complementari (B&B, Airbnb e affini) in modo meno ostile e più positivo. Le analisi di mercato indicano che questo tipo di offerta attira segmenti di domanda diversi da quelli degli alberghi e quindi in aggiunta a questi ultimi. Le sovrapposizioni sono modeste (pare meno del 25%), il che significa che è un’offerta che incoraggia a viaggiare un pubblico che non andrebbe in hotel. Certo c’è il problema di normare il fenomeno sia dal punto di vista della qualità che da quello fiscale.
  • Servizi alle persone. Anche qui abbiamo alcune leve su cui giocare. C’è una scuola per infermieri che funziona bene; ci sono strutture sanitarie private prestigiose; il nuovo ospedale, che sarà sicuramente innovativo e moderno, attirerà professionalità mediche più alte che oggi sono respinte da una situazione che le tre sedi rendono tecnicamente ingestibile. L’ospedale nuovo può essere una importante leva di sviluppo. A questo aggiungiamo i passi che si stanno facendo per potenziare la medicina territoriale (Case della Salute, la sperimentazione di un welfare innovativo con ‘La Cura è di Casa’ e il progetto Consenso con l’infermiera di comunità), che indicano una strada di accelerazione verso l’integrazione socio sanitaria del territorio. Tutte cose che possono attirare pensionati attivi a stabilirsi da noi creando lavoro per i giovani, italiani e immigrati. Qui la Regione può fare tanto, attuando una politica di incentivazione degli investimenti pubblici e privati, sostenendo i processi di formazione professionale e di integrazione. Ma anche l’Azienda Sanitaria Locale (principale azienda del VCO) deve giocare un ruolo da protagonista e non di chiusura all’innovazione.
  • L’offerta culturale.  L’offerta culturale nel territorio è vastissima. A volte in estate ci sono quattro o cinque iniziative sovrapposte, spesso dirette allo stesso pubblico. Manca tuttavia la capacità di concentrare il sostegno su quelle più produttive ed efficaci dal punto di vista economico. Non possiamo pensare di modificare la struttura della domanda. I nostri turisti sono persone mature e anziane per l’alberghiero, famiglie per l’extra alberghiero. Chi pensa di cambiare l’offerta per attirare i giovani fa solo proposte velleitarie. C’è poi il turismo di prossimità (quello che va e viene in giornata) che non è un segmento da sottovalutare, anche se non interessa le strutture ricettive. Su tutti questi segmenti (tranne quello dei campeggi e degli autobus, difficilissimi da intercettare) l’offerta culturale è leva di marketing importante, se affiancata e sinergica a quella principale, rappresentata dalle Isole Borromee e da Villa Taranto. Molto è stato fatto negli ultimi anni. Domodossola con Casa De Rodis e Palazzo San Francesco e Verbania con la rinascita del Museo del Paesaggio e le stagioni del Maggiore hanno fatto fare un grande salto di qualità all’offerta culturale. Ma è necessario che le amministrazioni non disperdano le risorse verso iniziative spot che non hanno nessun effetto positivo sull’ attrattività turistica.

Vorrei infine ritornare sul parametro indicato come ICity rate, di cui abbiamo parlato all’inizio. Questo parametro, che vede in testa alla classifica Milano, ci dice che è inutile parlare di innovazione e digitalizzazione se questi interventi non si innestano su un contesto sociale inclusivo e partecipativo e su servizi efficienti.

Siamo così tanto indietro in questa classifica per tre ragioni fondamentali: perché la popolazione è vecchia, perché non siamo capaci di fare sistema e infine perché Verbania (anche per le prime due ragioni) non riesce a svolgere appieno il suo ruolo di capoluogo, perché alla fine un capoluogo ci vuole, che sia capace di fare da volano per tutte e tre le anime del VCO. Ma tra le tre ragioni, quella che veramente fa da freno allo sviluppo è la seconda. La perenne litigiosità, il campanilismo, l’incapacità di collaborare tra amministrazioni, gli odi irrazionali quando non surreali sono un limite fortissimo allo sviluppo del territorio. Chi alimenta la frammentazione e la divisione è responsabile del lento ma inesorabile degrado che lascerà ai nostri figli su questo territorio. Guardate bene gli indicatori che formano la graduatoria di ICity rate e pensate per ciascuno di essi quale salto di qualità si potrebbe generare se su temi come l’inclusione sociale, l’attrattività turistico-culturale, l’aria e il suolo, la mobilità, la partecipazione civile, ecc. si generasse un atteggiamento collaborativo e coerente di tutte le amministrazioni del  Verbano Cusio Ossola, superando le divisioni partitiche o addirittura personalistiche. In questo contesto si deve poter parlare anche di una sorta di ‘rifondazione’ del Distretto Turistico. Con chi ci sta. Gli altri pensino al loro condominio e contribuiscano a far morire i loro comuni, assumendosene la responsabilità. Io penso che l’iniziativa debba essere di Verbania. E’ un dovere.

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