CROCIFISSO A SCUOLA

Prepariamoci ad assistere anche nel nostro Consiglio Comunale alle polemiche seguite alla molto censurabile e discutibile sentenza della Corte Europea di Giustizia sulla rimozione del crocifisso nelle scuole. E’ un argomento – quello del crocifisso – che da qualche anno ritorna con inquietante puntualità ad esasperare una contrapposizione viscerale, spesso artificiosa e sempre molto lontana da un’autentica motivazione o preoccupazione spirituale, etico-morale, religiosa. Il crocifisso (come il presepio, i canti di Natale, i luoghi di culto…) è purtroppo divenuto una clava da utilizzare nella lotta politica. A un giornale che ha chiesto il mio parere ho risposto che, in quasi trent’anni di lavoro come insegnante, mai la presenza del crocifisso a scuola è stata motivo di polemica o di scontro politico-ideologico e nessuno ne ha chiesto la rimozione. Ciò è dovuto al fatto che il crocifisso riassume ed esprime visibilmente i valori non solo religiosi, ma anche culturali e civili, intorno ai quali nei secoli si sono edificate le nostre comunità e richiama la figura di un uomo il cui insegnamento, la cui testimonianza e la cui drammatica vicenda suscitano venerazione, ammirazione e rispetto anche in coloro che non ne riconoscono la divinità. Così è stato in sessant’anni di democrazia, anche in tempi in cui la contrapposizione ideologica era (o sembrava?) più profonda e radicale.

Ora, su istanza di una famiglia veneta il cui figliolo provava disagio e imbarazzo (?!) in classe per la presenza sulla parete di un crocifisso, la Corte Europea di Giustizia ne ha sentenziato la rimozione: esempio perfetto di “summum ius, summa iniuria”. Ciò ha scatenato una reazione uguale e contraria per integralismo e insipienza dei noti difensori della cristianità etnica e “padana”, Lega Nord e PdL. Al punto che un Ordine del Giorno presentato in Consiglio Comune impegna il Sindaco “a emettere un ordine di servizio che imponga l’esposizione del crocifisso negli uffici comunali”: il crocifisso imposto per legge dai vigili urbani per pareggiare in qualche modo la rimozione dalle scuole sentenziata dalla Corte Europea. Ovvero, sommare stupidaggini a stupidaggini.

Chiudo con le parole semplici e profonde che una suora di Domodossola ha consegnato come commento ad Eco Risveglio: “Il mio dubbio è che tutta questa polemica sul crocifisso non sia altro che un pretesto per molte persone per nascondersi dietro una facciata, che non sia altro che un modo ipocrita di parlare di religione, quando in realtà il problema religioso non è sentito per niente. Non bisogna strumentalizzare la fede. Anche perché ora parliamo tanto di crocifisso, dell’oggetto, ma ci dimentichiamo di tutti gli altri “crocifissi” viventi che incontriamo, come gli sfrattati, gli indigenti…”

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