Piano Aress – 2002

ANALISI  DEL “METAPROGETTO” ARESS SUL NUOVO OSPEDALE UNICO

1. INSUFFICIENZA DI UNA ANALISI SPECIFICA ED ASSENZA  DI UNA ELABORAZIONE AUTONOMA SULL’OPPORTUNITA’ TECNICA PER REALIZZARE NEL V.C.O. UN NUOVO OSPEDALE

Nel “metaprogetto” non e’ presente una analisi specifica per giustificare l’opportunità tecnica a supporto della realizzazione del cosiddetto “nuovo ospedale unico provinciale”. Non vi è nello studio nessuno sforzo di elaborazione e di analisi originale delle eventuali “ragioni” dell’ O.U. né si entra nel merito delle “ragioni derivate” che lo studio assume. Infatti, nel “metaprogetto” (pag. 20 e ss.) si assumono – mediante lunga citazione letterale – le valutazioni della Direzione dell’Asl 14, che propone il nuovo O.U. come risposta al problema dell’esistenza di “doppioni” di reparti e servizi. Peraltro il documento dell’Asl 14, che – assunto integralmente dai tecnici Aress – costituisce il fondamento teorico dell’O.U., con grande sincerità testualmente sostiene che la soluzione tecnica “più logica” al problema dell’esistenza di irrazionali e diseconomici “doppioni” risiede  nell’accorpamento/integrazione/razionalizzazione dei due ospedali esistenti, ma ammette esplicitamente che questa soluzione è risultata impraticabile per le reazioni localistiche che nel settembre 2000 hanno bloccato l’applicazione del Piano a suo tempo varato dalla Direzione dell’Asl 14. Si riconosce implicitamente quindi, che la soluzione dell’O.U. nell’Ossola è stata imposta più da ragioni politico-elettorali che non da meditate valutazioni tecniche, le quali, da sole, non avrebbero mai potuto avallare una localizzazione così manifestamente irrazionale.

2. SCELTA APRIORISTICA DELLA LOCALIZZAZIONE DELL’ O.U. IN OSSOLA

 Il “metaprogetto” non compie alcuna autonoma valutazione sulla possibile localizzazione dell’O.U. all’interno del territorio del VCO, che – come noto – comprende anche alcuni Comuni del Cusio che si trovano in Provincia di Novara. Anche in questo caso, l’Aress assume le risultanze di uno studio preliminare della Provincia limitato alle aree della sola Ossola, escludendo a priori di sottoporre ad analisi tecnica di compatibilità e/o di congruità altre possibili (e certamente più razionali) collocazioni, come quella dell’area Fondotoce-Gravellona-Ornavasso o quella rappresentata dall’imponente e funzionale struttura già esistente del “Castelli” di Verbania. L’Aress ha di fatto rinunciato al suo compito principale, che era quello di esaminare sul piano tecnico e senza pregiudizi tutte le possibili localizzazioni della nuova struttura, e si è autolimitato alla sola area ossolana e ai soli siti già preventivamente analizzati (in maniera peraltro sommaria e approssimativa) nello studio della Provincia, individuati come sede dell’O.U. dalla Conferenza dei Sindaci sulla base di valutazioni politiche cui è cercato successivamente di dare – senza riuscirci – una qualche sostenibilità tecnica. Neppure una parola è stata spese per valutare la compatibilità dell’area di Gravellona-Fondotoce, che è di gran lunga la più idonea ad ospitare un eventuale nuovo O.U. (baricentricità rispetto alle valli ossolane, all’alto e al basso Verbano, all’intero Cusio; centralità rispetto alla grande conurbazione Verbania-Gravellona-Omegna, di oltre 55.000 abitanti; accessibilità diretta allo sbocco della superstrada ossolana; collocazione competitiva per la concorrenza degli ospedali di Borgomanero e Varese); e neppure una parola è stata spesa per valutare l’ipotesi di fare del “Castelli” il nuovo ospedale unico provinciale (recenziorità di edificazione, modernità di concezione, modularità della struttura, facile accessibilità viabilistica e mediante la rete del trasporto pubblico, abbattimento straordinario dei costi rispetto alla costruzione di un nuovo ospedale)

3. MANCANZA DI COERENZA INTERNA

Riprendendo le valutazioni della Direzione dell’Asl 14, l’Aress sostiene che l’origine dei mali della sanità provinciale risiede nell’eccedenza di posti-letto negli ospedali di Verbania, Domo e Omegna e nell’impossibilità – determinata dalle fortissime resistenze locali – di eliminare i “doppioni” di specialità e servizi nei tre ospedali. A questo punto, dicono i tecnici Aress, meglio costruire un nuovo ospedale per chiuderne due (Domo e Verbania) e mezzo (Omegna), piuttosto che mantenere gli ospedali esistenti eliminando sprechi e “doppioni”. La teoria è contestabilissima, ma ha una sua interna coerenza. La scenario finale disegnato dall’Aress va in direzione opposta. Infatti, a regime il Vco immaginato dall’Aress dovrebbe avere ben quattro presidi ospedalieri a carico totale o parziale del servizio sanitario pubblico: il nuovo ospedale di Piedimulera (400 posti-letto); il cosiddetto “ospedale di comunità” al Castelli di Verbania (20 posti-letto, con pronto soccorso, poliambulatorio, laboratorio-analisi, radiologia, day hospital e day surgery) a gestione pubblica diretta; l’ospedale riabilitativo per sub-acuti dimessi da Piedimulera e dunque complementare al nuovo ospedale (fino a 180 posti-letto a gestione privata ma pagata interamente con fondi pubblici attraverso il meccanismo del convenzionamento) realizzato attraverso la cessione di buona parte del “Castelli” all’Istituto Auxologico; l’ospedale a gestione pubblico-privata di Omegna (150 posti-letto a regime). In totale, 750 posti-letto in larghissima parte pagati con fondi pubblici, contro i 570 di oggi, già considerati eccessivi e troppo costosi. A proposito di coerenza, è bene segnalare che solo  poche settimane dopo la sua approvazione, il Piano Aress è stato contraddetto dalla Regione Piemonte, che ha dichiarato (riunione Ghigo-Sindaci del 5 settembre) di voler realizzare in via definitiva il servizio di Radioterapia oncologica presso il “Castelli” di Verbania, mentre a pag. 50 il Piano ne prevede la collocazione  all’interno del nuovo ospedale di Piedimulera: appena varato, il Piano Aress viene contraddetto dai suoi stessi sostenitori.

4. INDETERMINATEZZA E CONTRADDITTORIETA’ NELLA QUANTIFICAZIONE DEI COSTI E NELL’INDIVIDUAZIONE DELLE FONTI DI FINANZIAMENTO

Lo studio Aress propone come riferimento per il nuovo O.U. il cosiddetto “ospedale modello” di Renzo Piano, la cui ipotesi progettuale è addirittura allegata al “metaprogetto”. Quando però si analizzano i costi della nuova struttura (pagg. 75-78), il costo per posto-letto del nuovo O.U. viene  sommariamente stimato in lire 500.000.000, mentre il costo per posto-letto dell’ “ospedale modello” preso come riferimento nello studio è indicato in lire 726.000.000 Dunque, se si farà – come è detto nello studio e come di promette con enfasi da parte dei sostenitori politici della nuova struttura – un O.U. secondo il modello di Renzo Piano, questo costerà quasi 300 miliardi di lire (726.000.000×400) e non 200 (500.000.000×400) come sostenuto. Per quanto concerne le fonti di finanziamento, bisogna ricordare che i tecnici dell’Aress impongono testualmente che ‘il finanziamento dell’operazione dovrà essere integralmente garantito fin dall’inizio’, ragione per la quale la nuova struttura non potrà essere iniziata prima che siano stati reperiti i 42 miliardi che il “metaprogetto” immagina di ricavare dalla vendita del “San Biagio”. Ora, a parte il fatto che Domodossola sarebbe privata del suo attuale ospedale molti anni prima dell’entrata in funzione dell’O.U., il valore di realizzo immaginato per il S. Biagio non ha alcun rapporto con il mercato immobiliare ossolano e deve essere considerata una “boutade” disperata per fare quadrare in qualche modo la copertura dei costi (peraltro già sottostimati) dell’O.U. Infine, i 50 e passa miliardi che dovrebbero provenire dall’apporto di non meglio specificati “privati” sono ad oggi avvolti in un alone di assoluta genericità.

5. ASSOLUTA INFONDATEZZA DELLA PREVISIONE DI AZZERAMENTO DELLA COSIDDETTA “MOBILITA’ PASSIVA” CON IL NUOVO O.U.

 Il “metaprogetto” sostiene (pag. 24, punto d) che con l’O.U. si azzererebbe la “mobilità passiva”, cioè l’abitudine molto estesa e diffusa dei cittadini del Vco di farsi curare in ospedali di altre Asl, grazie all’attivazione di nuove specialità oggi non esistenti. L’affermazione è falsa e contraddittoria. Infatti, lo stesso Aress (pag. 17) rileva che per i 2/3 la “mobilità passiva” riguarda specialità già presenti nei nostri attuali ospedali: non si capisce perché verbanesi e ossolani, che oggi si fanno curare altrove pur avendo quelle stesse specialità nell’ospedale sotto casa, dovrebbero domani recarsi in massa nel più scomodo e lontano O.U. di Piedimulera dove incontrerebbero le stesse specialità e lo stesso personale sanitario oggi esistenti al “Castelli” e al “S. Biagio”. Infine, non è assolutamente vero che il nuovo O.U. contribuirebbe ad abbattere l’altro 1/3 di mobilità passiva grazie all’attivazione di nuove specialità: infatti nel nuovo ospedale (pagg. 49-51) non si prevedono nuove specialità, ma solo l’accorpamento di quelle oggi presenti. E proprio la mancanza di nuove specialità all’interno dell’O.U. di Piedimulera dovrebbe costituire una ragione fortissima contro una prospettiva che altro non sarebbe che una ricollocazione in un nuovo e costoso contenitore di servizi, specialità e uomini che oggi esistono e lavorano dei due ospedali.

6. CONTRADDITTORIETA’ TRA (SOVRA)DIMENSIONAMENTO OSPEDALIERO E SANITA’ TERRITORIALE.

Il documento (pag. 25) ribadisce la necessità di una sanità territoriale “forte”, che costituisca un efficace filtro al ricorso all’ospedale per acuti. Nessuna proposta concreta segue però questa indicazione generale, che appare quasi un atto “dovuto”, una citazione inevitabile e “politicamente corretta”. Anzi, l’abnorme dimensionamento dell’ospedale riabilitativo a gestione privata (ma a finanziamento pubblico attraverso il meccanismo del convenzionamento) che si intende realizzare al “Castelli” smentisce l’enfasi posta sulla sanità territoriale distrettuale. Infatti, la dotazione di 180 posti-letto dichiara con evidenza la volontà di puntare ad una riabilitazione “ospedalizzata” dei pazienti dimessi dal nuovo ospedale per acuti di Piedimulera, e non ad una riabilitazione “territorializzata” (domiciliare o distrettuale). La logica è quella di garantire economicamente il privato gestore del “Castelli”, trasferendo risorse dalla sanità domiciliare, territoriale e distrettuale pubblica alla sanità ospedalizzata del convenzionamento privato, che ha interesse ad occupare il più possibile (e il più a lungo possibile) i letti convenzionati per i quali percepisce la retta giornaliera pattuita. Inoltre, una così ampia dotazione di posti-letto riabilitativi (e un così forte interesse del gestore privato ad operare in condizione di “piena occupazione” degli stessi p.l.) costituirebbe un freno al potenziamento delle cure domiciliari territorializzate: i pazienti affetti da patologie croniche e/o degenerative (e dunque non curabili nel nosocomio per “acuti” di Piedimulera) sarebbero inevitabilmente dirottati verso i numerosissimi letti riabilitativi del “Castelli” privatizzato, aumentando la spesa ospedaliera e deprimendo la sanità territoriale.