EMPORIO DEI LEGAMI: CONTRASTO ALLA POVERTÀ E ALLO SPRECO ALIMENTARE

Abbiamo letto con interesse l’articolo, a tratti provocatorio, dal titolo “Un Emporio: tra compassione e integrazione” sulla recente apertura del market sociale di Verbania a firma di Roberto Negroni su ‘Verbania70’, integrato dal commento di Claudio Zanotti.

Il dibattito certamente ci coinvolge perché chiamati in causa quali sostenitori – a detta dell’autore – di coloro che, attraverso l’apertura dell’Emporio, promuovono logiche di re-istituzionalizzazione e marginalizzazione delle povertà.

Ringraziamo gli autori per l’occasione che ci forniscono per spiegare e provare ad approfondire l’analisi che ci ha condotto in questi anni a decidere di organizzare meglio la rete distributiva degli aiuti alimentari sul territorio e introdurre alcuni elementi di innovazione sociale, che hanno riguardato l’animato processo che ha portato all’apertura dell’Emporio e anche il traguardo conseguito.

Sarebbe certamente interessante sviluppare gli aspetti sociologici, economici e psicologici del fenomeno dell’impoverimento e delle disuguaglianze sociali che coinvolgono ampie fasce di popolazione nel mondo contemporaneo, in Italia e certamente anche nella nostra Verbania. E’ un tema – quello della povertà –  che la crisi di questi ultimi anni ha ributtato sul tavolo del ricco Epulone, perché i Lazzaro sono diventati troppi e si spostano in ogni dove nel mondo per cercare – soprattutto nella parte ricca del pianeta – le briciole con cui sfamarsi.

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Questa immagine è presente anche nella città di Verbania e ha profondamente cambiato la natura e le caratteristiche della vulnerabilità sociale e della povertà.

Lo sanno bene gli sportelli di Servizio Sociale del Consorzio e del Comune, i Centri di Ascolto delle Caritas o della Croce Rossa o di altre associazioni, cui sempre più si rivolgono persone vulnerabili o emarginate, monofamiliari soprattutto di età avanzata (viste le caratteristiche demografiche del nostro territorio),  escluse dal mondo produttivo; va inoltre evidenziato – per non cadere nel rischio di mistificare una realtà che vuole vedere solo una parte del problema –  che spesso sono persone escluse anche dal mondo “protetto” della cooperazione sociale, che non riesce più a “integrare” nel sistema produttivo cittadini molto compromessi dal punto di vista delle autonomie psicologiche o fisiche o semplicemente con profili professionali fragili e discontinui.

Si rivolgono infine al sistema degli aiuti alimentari anche persone immigrate (loro sì, tra i pochi a generare figli in un’Italia sempre più vecchia), che non sono quelle dei recenti flussi migratori, ma famiglie straniere con permessi di soggiorno di lunga durata, che per effetto della crisi sono state le prime espulse dal mercato del lavoro e che lo stesso, ora, non rivuole più, perché l’onda di rabbia contro lo straniero ha travolto anche legami solidali precedentemente costruiti.

Nell’affrontare l’analisi delle strategie per contrastare l’impoverimento non è corretto secondo noi non guardare anche questa faccia della medaglia, fermandosi solo a una lettura –  un po’ anacronistica e che non tiene conto della complessità odierna – secondo la quale è “sufficiente” attivare, magari con molta fatica e impegno, percorsi di integrazione per affrontare in chiave illuministica il problema dell’esclusione sociale. L’Emporio dei Legami nasce da un faticoso e lungo lavoro di analisi, di interrogativi, di avanzamenti e retrocessioni compiuto da tutti i soggetti – pubblici e del no profit – che in questi lunghi anni a Verbania si sono sempre occupati di contrasto alla povertà e che vedono nell’esperienza dell’Emporio un’evoluzione moderna e avanzata di una, e non certo la sola, possibile azione di sostegno alla vulnerabilità della società verbanese.

E’ evidente che il fenomeno sia molto complesso e richieda risposte composite e diversificate: lavorare in questo ambito significa tener conto dei bisogni di coloro che possono realisticamente essere supportati per ripartire in contesti di autonomia dai servizi ma anche  – e forse soprattutto, dal nostro punto di vista – di coloro che, avendo meno strumenti, opportunità e contesti facilitanti, hanno bisogno anche di vedere garantiti diritti essenziali: l’accesso al cibo è certamente uno di questi.

L’Emporio dei Legami non è l’unico strumento, ce ne rendiamo perfettamente conto. E’ un’azione che si inserisce in un sistema di opportunità e interventi che vede tutte le organizzazioni promotrici, impegnate in esperienze e progetti antichi e più recenti,  promuovere percorsi di integrazione sociale: dall’inserimento lavorativo di soggetti in condizione di svantaggio (es. Divieto di Sosta, Gruppo Abele, Camminare Insieme) a tirocini formativi per disoccupati di lunga durata in assistenza economica (progetto L.O.V.E. del Consorzio o cantieri di lavoro del Comune), dall’accompagnamento all’attivazione di processi di autodeterminazione nella ricerca del lavoro o nell’inserimento sociale (Consorzio, Gruppo Abele e Centro di ascolto Caritas di Pallanza) a strumenti per favorire la ricerca e il mantenimento dell’alloggio (Comune), dalla sostenibilità delle spese essenziali dell’abitare quali affitto e utenze (Caritas Intra, Pallanza e Trobaso, Avap, Croce Rossa Italiana di Verbania, Consorzio) alla co-responsabilizzazione dei cittadini ai bisogni della comunità più in difficoltà (raccolte alimentari, eventi di raccolta fondi dedicati); dal garantire servizi essenziali quali le cure sanitarie e luoghi di accoglienza temporanei (Comune e Caritas di Intra) alla generazione di imprese sociali, capaci di creare economia e valore (emblematiche le esperienze del Ristorante sociale di Gattabuia e del negozio etico Sottosopra).

E ci limitiamo a queste ben sapendo che l’elenco non è esauriente.

Veniamo all’Emporio che si chiama, appunto, Emporio dei Legami perché è  in primo luogo una realtà sociale, che nasce davvero – credeteci – da un’esperienza di lunga condivisione tra le organizzazioni aderenti e tra queste e i cittadini, che in questi anni hanno avuto bisogno anche di aiuti alimentari, trovando sempre nei centri preposti persone attente e sensibili. L’Emporio vuole diventare un luogo, un terminale dove al centro vengono valorizzate proprio le relazioni tra le persone, relazioni che si basano sulla fiducia reciproca e sull’offrire spazi di dignità alla richiesta di aiuto. Ai cittadini, che dovranno avere alcuni requisiti di accesso, verrà offerto uno spazio accogliente dove poter fare la spesa, dando a ciascuno la responsabilità di scegliere i prodotti del paniere secondo le esigenze familiari. La logica non è quella assistenzialistica (decido io cosa mettere nel tuo pacco mensile), ma “capacitante” (ti accompagno perché tu possa esprimere i tuoi bisogni e, responsabilmente, scegliere cosa meglio risponde alle tue esigenze).

Chi si occupa di innovazione sociale sa bene che oggi mettere la persona al centro significa in primo luogo valorizzare le relazioni tra le persone della comunità, del territorio: questi legami includono i bisogni ma non si limitano ad essi; sono relazioni che hanno bisogno di accompagnamenti, di sviluppare rapporti circolari tra i cittadini, le organizzazioni e il contesto di riferimento. I Centri di ascolto nascono da questa lettura: la vulnerabilità ha bisogno di trovare luoghi di ascolto accoglienti e di accompagnamento. L’Emporio dei Legami è l’evoluzione di uno di questi luoghi relazionali, capaci di rigenerare legami solidali tra agio e disagio.

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Ma vorremmo evidenziare un altro elemento caratterizzante le esperienze ormai diffuse in tutta Italia degli empori solidali, aspetto completamente trascurato dall’articolo in questione. Ci riferiamo all’obiettivo di promuovere e sviluppare nella cultura cittadina la sensibilità al contrasto allo spreco alimentare e al contrario incentivare comportamenti virtuosi di riuso dei beni e delle risorse. Tema che ci pare molto contemporaneo e per nulla “ghettizzante”.

I promotori dell’Emporio infatti intendono rivedere e  potenziare ulteriormente i rapporti con la rete della distribuzione alimentare commerciale grande e piccola presente in città: grande distribuzione e  piccoli esercenti, che trattano derrate alimentari ma anche prodotti per l’igiene della persona e della casa, nonché prodotti della scolastica per i minori,  possono entrare a collaborare nella rete solidale dell’ Emporio dei Legami, conferendo l’invenduto o le eccedenze o i prodotti vicini alla scadenza.

Questo gesto, che richiede da parte dell’Emporio anche una capacità organizzativa moderna ed efficiente e una reputazione di affidabilità, che dovrà conquistarsi sul campo, può diventare volano di ulteriori legami solidali. Infatti grazie alla Legge Gadda del 19 agosto 2016 contro lo spreco alimentare l’azienda che dona all’Emporio può beneficiare delle agevolazioni fiscali sull’IVA.

E’ un ulteriore aspetto importante del progetto appena avviato perché rinforza la convinzione che ormai le azioni sociali, che producono valore sociale e un impatto concreto, sono quelle che sanno creare economie circolari, entro le quali tutti i soggetti coinvolti – cittadini compresi – possono vedere rappresentate le proprie istanze.

Riteniamo quindi che lo sforzo “educante”, che l’Emporio si impegna a sviluppare a favore di una cultura contro lo speco delle risorse, attenta alla promozione di economie sostenibili e di supporto formativo alla gestione consapevole del bilancio familiare, sia un obiettivo che vada sostenuto e promosso da tutti coloro che, guardando alla dimensione sociale dell’impegno politico, sono anche osservatori delle dinamiche cittadine.

In ultimo, il percorso che ci ha portato a costruire insieme l’esperienza dell’Emporio si sta dimostrando un volano molto interessante di aggregazione di un volontariato disponibile, sempre più competente e desideroso di innovarsi: l’Emporio, mettendo insieme le energie già esistenti, sta aggregando nuove persone… e di questi tempi pensiamo che sia un dato da non trascurare e un bel segnale della nostra città. Sarà la bontà del progetto, la sua realizzazione e la sua gestione, nonché la credibilità della squadra che ci diranno per il futuro se il passo è stato nella giusta direzione, quello cioè di creare nuovi legami solidali.

Per chi volesse approfondire, consigliamo di leggere il Primo rapporto sugli empori solidali in Italia pubblicato nel 2018 http://www.caritasitaliana.it/caritasitaliana/allegati/7979/report_emporisolidali_standard_20181204.pdf

Noi certamente continuiamo a metterci la faccia, aperti al confronto e alla riflessione ma attenti anche a non accettare giudizi aprioristici in relazione a fenomeni sociali con cui quotidianamente facciamo i conti, e che mutano con la stessa rapidità con cui evolvono i processi economici. Cerchiamo di mantenere aggiornata la cassetta degli attrezzi, conservando ciò che del passato ha ancora senso e provando a modificare ciò che ha perso di utilità.

Insieme.

 

Erika Bardi – Villa Olimpia Ristorante Sociale

Rosanna Casazza – Centro Ascolto Caritas Pallanza

Andrea Colombo – Associazione Sottosopra

Giovanni De Benedetti – Centro Ascolto Caritas Intra

Chiara Fornara – Consorzio Servizi Sociali del Verbano

Paolo Micotti – Centro Ascolto Caritas Pallanza

Franco Milan Spozio – Centro Ascolto Caritas Pallanza

Walter Mosini – Centro Ascolto Caritas Pallanza

Graziano Occhetta – Associazione Gruppo Abele

Don Roberto Salsa – Parrocchia San Leonardo

Tullia Taloni – Associazione Volontari Ammalati psichici

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