ESTERNALIZZAZIONE DEL CREMATORIO: VANTAGGI, SVANTAGGI E VOLONTA’ POLITICA di Diego BRIGNOLI, Giuseppe GRIECO, Claudio ZANOTTI

Quali sono i vantaggi per il Comune, se accettasse la proposta di “finanza di progetto” avanzata dai privati? Liberarsi di ogni problema tecnico-gestionale legato al forno; risparmiare le risorse finanziarie necessarie per le manutenzioni straordinarie e programmate; offrire ai cittadini spazi più adeguati (raddoppio della “sala del commiato”). Quali gli svantaggi? Perdere 100/150.000 € all’anno di entrate; infliggere al quartiere di S. Anna emissioni in atmosfera per un numero di cremazioni doppio, triplo o quadruplo rispetto a quello attuale; perdere per 20 o 30 anni la disponibilità degli spazi e degli impianti cimiteriali oggetto della concessione. E’ solo una questione di scelte.

E’ stata molto deludente l’assemblea pubblica organizzata dal Consiglio di Quartiere di Pallanza-S.Anna sul progetto dell’Amministrazione Comunale di esternalizzazione del forno crematorio situato all’interno del cimitero della frazione. Infatti, nonostante le attese, dal dibattito non sono emerse quelle informazioni che sino ad oggi sono mancate e che sono indispensabili per formarsi un’equilibrata opinione.Cerchiamo comunque di raccogliere e organizzare gli scarni elementi scaturiti (e quasi “rubati”) dal confronto tra cittadini e Amministrazione.

1. La procedura di esternalizzazione avviata dalla Giunta Comunale origina da una proposta di “finanza di progetto” avanzata da un’impresa ossolana ben radicata nel settore (in Piemonte ha realizzato e gestisce i forni crematori di Domodossola, Trecate e Acqui Terme) e attiva anche sul piano nazionale. Della proposta, depositata in Comune alla fine di giugno, non si sa quasi nulla e su di essa l’Amministrazione non intende fornire alcuna informazione, poichè i suoi contenuti saranno alla base del bando di gara.

2. Dal dibattito e dalle risposte dell’Amministrazione ai quesiti posti durante l’assemblea è emerso che:

– la proposta presentata a giugno prevede un ampliamento e/o rifacimento  degli spazi della cosiddetta “sala del commiato”, che dovrebbe essere raddoppiata, e l’affiancamento all’impianto esistente di un nuovo forno, con potenzialità  di trattamento molto superiori ( di quanto superiori, non si sa); il privato realizza impianti e strutture edilizie, che gestisce direttamente e in piena autonomia per un periodo compreso tra i venti e i trent’anni, al termine del quale i beni torneranno al Comune;

– il forno oggi funzionante è autorizzato dalla Provincia per un massimo di 6 cremazioni giornaliere (indicativamente 1.800 all’anno), ma di fatto ne vengono effettuate meno (in media 4, per un massimo di 1.200/1.300 trattamenti annui, di cui 200 riguardano cittadini verbanesi deceduti;

– l’attività di cremazione genera per il Comune un utile netto di 250/290.000 € annui;

– il Comune non intende più farsi carico degli aspetti gestionali, finanziari e tecnici di un impianto di cremazione; ciò significa in concreto che il personale attualmente addetto al forno (due persone) non verrà sostituito, che nessuna risorsa economico-finanziaria sarà investita per mantenere in piena efficienza e per ammodernare l’impianto (manutenzione straordinaria), che non ci saranno figure professionali tecnico-impiantistiche di profilo elevato pagate direttamente o indirettamente dal Comune;

– con l’esternalizzazione il Comune perderà i 250/290.000 €/anno di utile, compensati da un corrispettivo di concessione versato dal vincitore della gara che viene stimato – non si sa in base a quali criteri – in 100/150.000 €, mentre i cittadini di Verbania potranno godere di tariffe di cremazione ridotte (rispetto a quelle attuali? oppure rispetto a quelle che saranno applicate dal gestore privato ai non residenti?);

– se il Comune non cedesse in concessione il proprio impianto, nessun privato potrebbe realizzarne uno nuovo, né in provincia di Verbania né in provincia di Novara; le legge regionale n. 15 del marzo 2015 prevede infatti (leggi qui, pag. 31-32) che l’apertura di un nuovo impianto è autorizzata soltanto per un bacino non inferiore a 500.000 abitanti e a non meno di 50 km da altro impianto già esistente (tra Verbania e Novara per 500.000 abitanti operano invece già quattro crematori – Domo, Trecate, Verbania, Novara – con una potenzialità complessiva che è oggi di circa 12.000/13.000 cremazioni/anno)

3. E’ rimasto inevaso l’interrogativo di fondo: quante cremazione saranno effettuate nel nuovo impianto esternalizzato, che potrà fare affidamento su due linee (quella attuale sino a dismissione e quella nuova)? Eppure si tratta di un dato essenziale e indispensabile per almeno due motivi: il primo riguarda le dimensioni del business che il privato si candida a gestire al posto del Comune; il secondo chiama in causa le ricadute ambientali di un’attività di cremazione che si realizza all’interno di uno dei più popolosi quartieri della città.

4. A questo interrogativo si può tentare di rispondere ragionando sull’autorizzazione che deve essere posseduta da chi gestisce un’attività di cremazione. Quella attuale (max 6 trattamenti/giorno, dunque 1.800/anno) in capo al Comune è legata alle caratteristiche dell’impianto e del servizio tradizionalmente erogato: un servizio a forte caratura “pubblica”, non lucrativo, volto cioè a soddisfare prioritariamente le richieste della popolazione residente  e di quella dei Comuni della nostra area territoriale. E infatti a 6 cremazione/giorno non si è mai arrivati, bastandone mediamente 4 per rispondere alle richieste dell’utenza. Se il nuovo forno che il privato si è impegnato a realizzare avrà caratteristiche analoghe a quelle degli impianti che questo stesso privato gestisce da qualche anno a Domodossola (2500/2700 cremazioni/anno) o a Trecate (6000/7000), potrà richiedere alla Provincia un’autorizzazione  per un numero di cremazioni corrispondente alla potenzialità dell’impianto (nel caso di Verbania, da 10 a 20 trattamenti al giorno, dunque da quasi tre fino a cinque volte il numero di cremazioni oggi effettivamente eseguite). Tenuto conto che una cremazione viene fatta pagare circa 450 € e che il Comune di Verbania oggi introita circa 500.000 €/anno, un nuovo impianto analogo a quello di Domo darebbe ricavi per 1,2 milioni e uno come quello di Trecate 2,7 milioni.

5. E’ evidente che, a gara conclusa, ci troveremo di fronte non più a un servizio a forte caratura pubblica, non lucrativo e legato prevalentemente alle esigenze della popolazione del territorio, ma a un servizio molto lucrativo rivolto a un utenza quasi totalmente esterna al territorio del Verbano. Quali sono i vantaggi per il Comune? Liberarsi di ogni problema tecnico-gestionale legato al forno; risparmiare le risorse finanziarie necessarie per le manutenzioni straordinarie e programmate; offrire ai cittadini spazi più adeguati (raddoppio della “sala del commiato”). Quali gli svantaggi? Perdere 100/150.000 € all’anno di entrate; infliggere al quartiere di S. Anna emissioni in atmosfera per un numero di cremazioni doppio, triplo o quadruplo rispetto a quello attuale; perdere per 20 o 30 anni la disponibilità degli spazi e degli impianti cimiteriali oggetto della concessione.

6. E’ possibile mantenere i vantaggi ed evitare gli svantaggi facendo scelte diverse da quella avviata dall’Amministrazione a novembre? Se il Comune mantenesse la gestione diretta del crematorio e investisse su un suo ripotenziamento (funzionale anche solo ad eseguire effettivamente le 6 cremazioni al giorno autorizzate ma solo parzialmente effettuate oppure portando l’autorizzazione a 8 cremazioni), genererebbe ricavi sufficienti per sostenere gli investimenti (ripotenziamento del forno e raddoppio del “commiato”), contenendo ampiamente le emissioni e conservando la disponibilità/proprietà di spazi e impianti cimiteriali. Risultati analoghi si potrebbero ottenere anche con una esternalizzazione mirata e governata dall’Amministrazione, che potrebbe mettere a gara la gestione dell’impianto (con rinnovo dell’impianto e ampliamento del commiato) vincolandola però a un numero massimo di cremazioni (6 o 8 al giorno).

Insomma, il problema non è di natura tecnica, ma di volontà politica. Che è però difficile da esercitare, se sul tavolo della discussione mancano gli elementi  per un’accurata disamina di una questione tanto complessa quanto delicata.

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