FINE DELLA STORIA

A vent’anni dalla sua creazione, la nostra provincia è arrivata al capolinea. Colpa della crisi generale del Paese e dell’inadeguatezza di PdL e Lega Nord, che da due/tre anni governano tutte le istituzioni locali. Il destino di Verbania: investire ancora tutto sul Vco o guardare al lago e alle sponde verbanesi, varesine, novaresi e ticinesi?

A vent’anni esatti dalla sua istituzione, la favola bella della provincia del VCO s’è esaurita. Questo epilogo, avvertito a pelle da tutti, s’è consumato in maniera rapida e irreversibile nell’ultimo biennio per ragioni generali e locali. Lo Stato non ha più soldi e a farne le spese saranno, tra gli altri, proprio le province. Cancellate dalle schede elettorali già da questa tornata amministrativa (Nuove province: la grande mistificazione), la loro soppressione/accorpamento è solo questione di tempo; e quella del Vco sarà una delle prime a sparire, riassorbita nella provincia “madre” di Novara o nell’area vasta del Piemonte orientale (Biella, Verbania, Novara, Vercelli). Ciò significherà azzeramento della rappresentanza politica e massiccio ridimensionamento degli uffici statali sul territorio.

Se è vero che questo disegno generale è ormai in corso, bisogna riconoscere che il Vco si è portato avanti con il lavoro di autodissoluzione. Il punto di partenza sta nel risultato delle tornate elettorali del 2009/2010, con il passaggio di tutte le istituzioni territoriali (Regione, Provincia, Comune capoluogo, Comunità Montane, maggioranza dei Comuni) alla coalizione PdL/Lega Nord. In due/tre anni le grandi scelte di coesione territoriale costruite nel quinquennio precedente dal Centrosinistra sono state sistematicamente picconate: azzerato il Programma Territoriale Integrato del Vco fondato su tre assi strategici (logistica, turismo, energie rinnovabili); demolito dalla Giunta Cota il progetto di ospedale unico plurisede; abbandonato il disegno di integrazione dell’Ossola e del Verbano-Cusio attraverso la pianificazione strategica a ” T ” (area dei laghi e conurbazione ossolana); frantumata l’unitarietà gestionale del ciclo idrico in capo a una grande società pubblica; congelato il sistema integrato del ciclo dei rifiuti; polverizzato il sistema delle società pubbliche dei servizi locali; cancellato, nell’autoreferenzialità suicida del Pisu/centro-eventi, il ruolo di aggregazione e di sintesi del Comune capoluogo, ormai incapace di “parlare” persino con le comunità locali limitrofe.

Nello spappolamento di ogni ambizione di coesione territoriale e di ogni residua consapevolezza di un destino comune, ognuno va per la sua strada. E così nasce Superossola spa, una società “ossolana” per lo sfruttamento dell’energie idroelettrica; il sindaco di Domo lancia sui giornali la crociata “sanitaria” contro Verbania, che vuole l’ospedale per compensare “la perdita di Prefetto e Questore” (?); sul destino dei Consorzi dei Servizi Sociali ogni sub-area s’inventa una soluzione diversa, esattamente come accade per le società di gestione del ciclo idrico integrato.

E’ ormai evidente che la classe politica del Vco – e segnatamente (ma non solo, purtroppo) quella pdiellina e leghista – ha irrimediabilmente smarrito la sua vocazione fondamentale, che non  quella di occupare posti di potere e di insopportabile privilegio, ma di individuare le ragioni e i contenuti di un destino comune per un determinato territorio. E così siamo arrivati al malinconico e mortificante capolinea di una lunga, difficile, impegnativa e feconda stagione politica che, iniziata negli anni ’70 (il Comprensorio, il Consorzio Basso Toce, la Saia, il Cisp…) e proseguita nel decennio successivo (superstrada, autostrada, Tecnoparco…), è sfociata nella primavera del 1992 nell’istituzione della Provincia.

Oggi la scena è ingombra di macerie: l’istituzione provinciale in via di rottamazione, il sistema produttivo piegato da una crisi più grave qui che altrove, le opportunità di lavoro per giovani e meno giovani azzerate, i soggetti politici dimentichi della loro storia e della loro vocazione. Una sorta di tana libera tutti all’interno della quale anche (e soprattutto) la città di Verbania ha il dovere di ripensare radicalmente il suo futuro in previsione – tra un paio d’anni – del rinnovo dell’Amministrazione. Dove indirizzare il nostro sguardo? Ancora, in via esclusiva, all’entroterra montano e alpino del Vco, come è stato fatto per quarant’anni (Giunta Zacchera esclusa) con una generosità oggi mortificata? Oppure è tempo di guardare al potenziale straordinario rappresentato dal lago e dalle sue sponde verbanesi, novaresi, varesine e ticinesi?

Si sta chiudendo un’epoca e la politica non limitarsi a contemplarne il disfacimento.

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