FRANCO VERNA, MEDAGLIA D’ARGENTO PER L’ITALIA

Sabato 6 aprile è stata dedicata una via della nostra città a Franco Verna, alpino del “Battaglione Intra”, medaglia d’argento al valor militare, medico ospedaliero e per lunghi anni consigliere comunale. Qui di seguito un ricordo di Verna tratto dall’orazione del sindaco per la celebrazione del 25 aprile del 2007.

“[…..] Chiudo questa mia intervento proponendovi una riflessione su due vicende biografiche che riguardano nostri concittadini e che probabilmente suoneranno sorprendenti per molti tra voi. Il 15 novembre 1943 a Kalinovik il sottoufficiale Franco Verna, alpino del Battaglione “Intra” che dopo l’8 settembre aveva seguito il suo capitano Zavattaro Ardizzi scegliendo di combattere contro i nazisti, viene irrimediabilmente ferito in uno scontro a fuoco contro i tedeschi mentre si trova con un gruppo di partigiani iugoslavi. Questo atto di eroismo gli vale la medaglia d’argento al valor militare. Ora, è noto a noi tutti che Franco Verna ha militato per molti decenni a destra, ricoprendo il ruolo di consigliere comunale e provinciale eletto nelle liste del Movimento Sociale. Ed è stata una militanza netta, determinata, rigorosa, nello stile dell’alpino che è stato. Ma non dobbiamo dimenticare che questa militanza politica a destra resta comunque radicata in una scelta di libertà e di democrazia che il giovane sottoufficiale Franco Verna ha saputo compiere nel momento più delicato e drammatico della guerra, rifiutandosi di combattere con i repubblichini di Salò a fianco dei nazisti, ma scegliendo con gli alpini dell’“Intra” la lotta antinazista in terra di Iugoslavia.

Nel dicembre ’44 sulle montagne sopra Cicogna, e dunque a ridosso della città, il nostro “medico di Brigata” dell’ 85° Garibaldi, l’infermiera e medaglia di bronzo al valor militare Maria Peron ha allestito e gestisce il suo “ospedale”: grotte e ricoveri naturali dove assistere i partigiani feriti. Mario Fresa, partigiano, nome di battaglia “Freccia”, è stato trasportato sopra Cicogna dopo esser stato ferito a Intra; nell’infermeria improvvisata Maria Peron cura, insieme ai partigiani, anche due ufficiali delle Brigate Nere rimasti feriti in combattimento. “Freccia” e gli altri partigiani faticano a capire questa scelta e vorrebbero risolvere diversamente l’imbarazzante convivenza. Ma Maria Peron blocca sul nascere ogni protesta e cura fino al ristabilimento completo i due fascisti. Certo, Peron è infermiera e avverte come cogente e impegnativo il dovere di assistere comunque un ferito; ma è anche vero che Maria Peron pochi mesi prima ha assistito, nascosta, alla fucilazione di alcuni suoi ragazzi a Finero; ha scavato con le sue mani la terra che ricopriva la fossa comune dei 18 partigiani fucilati a Pogallo per tentarne il riconoscimento; ha saputo dell’orrenda strage dei 42 martiri di Fondotoce. Eppure, difende da un comprensibile sentimento di vendetta dei partigiani i militi fascisti affidati alle sue cure. E’ in questo gesto che noi misuriamo la superiorità morale e spirituale dei resistenti antifascisti; ed è grazie a questa superiorità morale che si alimentano – nel cuore di una guerra crudele – gesti di magnanimità e di generosità preziosissimi per ricostituire dopo la Liberazione le condizioni di un processo di riconciliazione nazionale.

In queste due biografie possiamo riconoscere le condizioni sulle quali fondare una celebrazione della Resistenza e della Liberazione che sia davvero una festa di tutti. [….]

Claudio Zanotti      –      Intra, 25 aprile 2007

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