IL TROFEO SPELACCHIATO DELL’OSPEDALE UNICO

La manifestazione di Domodossola e l’indifferenza di Verbania certificano che il Vco non esiste più come luogo all’interno del quale pensare e costruire una storia amministrativa comune. E’ bastata una manciata di anni di destro-leghismo e di inadeguatezza politica diffusa per azzerare un ventennio di faticoso lavoro.

Non stupiscono il disinteresse e l’indifferenza con cui Verbania e il Verbano hanno accolto la nuova rivendicazione dell’ospedale unico provinciale al “San Biagio“, culmine della manifestazione popolare del 15 febbraio a Domodossola. Nell’arco di un triennio, infatti, la consapevolezza delle comunità del Vco di far parte di un territorio destinato a una vocazione comune è andata via via scemando sino ad azzerarsi. Le ragioni di questo processo involutivo sono facilmente individuabili: la radicale inadeguatezza delle Amministrazioni dei Comuni di Verbania e di Domodossola a “pensarsi” dentro un progetto di integrazione; la fallimentare esperienza della Provincia a guida destro-leghista; l’emarginazione e la successiva irrilevanza della componente verbanese del Pd del Vco all’interno del partito; la dissoluzione della coalizione destro-leghista, travolta dai suoi insuccessi amministrativi (Verbania), dalla sua inconsistenza progettuale e programmatica, dalla sua inaffidabilità etico-politica (i “corvi”, i tradimenti, i rimborsi facili…); l’esplosione della crisi economico-occupazionale, che ha fatto saltare vincoli e reti di coesione territoriale.

Stupisce forse di più come tutto questo sia potuto accadere in un arco temporale relativamente breve, se solo si pensi al livello di coesione e d’integrazione raggiunto dal Vco alla fine dello scorso decennio, dopo cinque anni di governo amministrativo di centrosinistra in Provincia e nel Comune capoluogo: la costituzione dell’Ato interprovinciale dell’acqua e delle relative società di gestione; l’unificazione delle modalità e degli impianti di raccolta e smaltimento dei rifiuti; l’avvio del progetto di Ospedale Unico Plurisede; l’approvazione di un unico Programma Territoriale Integrato per i 77 Comuni della provincia; la costruzione di una Pianificazione strategica integrata dell’intera provincia, articolata sulla ” T ” rappresentata dall’asse est-ovest tra Verbania , Gravellona-Baveno e Omegna e dall’asse nord-sud tra Domodossola, Villadossola e Ornavasso.

Di tutto ciò oggi non è rimasto quasi nulla. E sulle rovine del fallimento della politica tornano a fare sentire la loro voce i cantori del rivendicazionismo localistico, agitando – e sono passati nel frattempo quasi quindici anni! – il sempre più consunto  e spelacchiato trofeo dell’ospedale unico o cardine, come si dice oggi. Verbania, pur devastata da quattro anni di Giunta destro-leghista e piegata da un anno di inutile e dannoso commissariamento, ha gradualmente maturato il convincimento che il futuro non si gioca più sull’ormai fallita integrazione di un territorio irrimediabilmente lacerato come il Vco, ma sulla valorizzazione di una vocazione che guarda prioritariamente al lago e all’area lombarda. E proprio questa serena consapevolezza darà alla nostra città maggior forza per ricordare, a chi lancia esagitati proclami di unicità/cardinalità ospedaliera, che la scelta più razionale e lungimirante resta ancora oggi quella dell’ospedale unico plurisede. Che va però costruito così come era stato concepito e progettato, spazzando via le resistenze delle burocrazie sanitarie che per anni ne hanno boicottato l’attuazione per conservare carriere personali e sacche di privilegio (leggere qui e qui, ad esempio).

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