LA POLITICA DEGENERATA

Zacchera annuncia in Consiglio Comunale che “una ventina” di dipendenti comunali sono stati individuati come persone “imparentate con esponenti della sinistra”. E così Verbania conosce anche le liste di proscrizione.

Lunedì 29 novembre si è discussa in Consiglio Comunale una Mozione presentata da tutti i Gruppi Consiliari di Minoranza (Pd, Cittadini con Voi, Italia dei Valori, Gruppo Comunista, Gruppo Autonomo) per stigmatizzare le affermazioni rese alcuni mesi fa alla stampa locale dal sindaco Zacchera e dal consigliere regionale Cattaneo sui dipendenti e dirigenti del Comune di Verbania, accusati di scarsa collaborazione con la nuova amministrazione e, per “buona parte” di loro, di avere ottenuto il posto di lavoro perché “di area”. Il contenuto della Mozione e soprattutto le testuali dichiarazioni dei due politici si possono leggere qui: Odg dipendenti comunali-23 giugno 2010. Di fronte ad affermazioni tanto gravi e offensive, che avevano indotto i dirigenti del Comune a minacciare querela (cfr. articolo qui di seguito), le Minoranze chiedevano l’istituzione di una commissione consiliare per verificare la fondatezza o meno delle accuse e dei sospetti formulati, in modo tale che Zacchera e Cattaneo potessero assumersi l’intera responsabilità delle loro dichiarazioni. Il dibattito, durissimo e teso, si è concluso con una inqualificabile rinculata dei consiglieri del Popolo della Libertà e della Lega Nord, che non hanno avuto il coraggio di istituire la commissione che avrebbe dovuto accertare la fondatezza delle gravissime dichiarazioni rese dai due “campioni” della Destra verbanese.

Avendo già in altre occasioni sperimentata la pavidità politica della Maggioranza, la fuga di fronte ad una precisa assunzione di responsabilità non ci ha sorpresi. E’ invece riuscita a sorprenderci l’autodifesa del sindaco che, nel patetico tentativo di ridimensionare la portata delle affermazioni, ne ha invece confermato l’autenticità. Mentre con foga sosteneva che in questi mesi “ha dovuto ricredersi” sui dipendenti, perché ha potuto misurarne e apprezzarne la professionalità (ma cosa credeva, che il Comune fosse una sezione di partito? Tutti sappiamo che il personale comunale lavora con serietà e senso del dovere e soltanto il pregiudizio politico e la malafede di questi nuovi amministratori potevano far credere qualcosa di diverso), s’è lasciato sfuggire che, da una verifica fatta, sono “una ventina” i dipendenti comunali “imparentati con esponenti del centrosinistra”.

Si tratta di un’affermazione grave tanto quanto scandalosa. Significa che nei mesi scorsi il sindaco e i suoi collaboratori hanno perso il loro tempo a spuntare l’elenco degli oltre 200 dipendenti in forza al Comune, valutando di ciascuno i legami di parentela. Con quale obiettivo? Quello, dichiarato in Consiglio Comunale, di accertare la sussistenza o meno di “parentele” con persone che militano nel Centrosinistra. E una volta accertata (fino a quale grado? solo parenti o anche gli affini? e il coniuge?) la parentela, che si fa? Pare che gli indiziati di “parentela” siano 23. Cosa se ne farà ora il sindaco di questo elenco? Lo userà come lista di proscrizione? Andrà a prendere in archivio i fascicoli dei concorsi di assunzione per studiarli in qualche riunione di Giunta convocata ad hoc? Diventerà un nuovo gioco di società? Lo consegnerà a qualche dirigente per un’approfondita analisi? In piena seduta pubblica di Consiglio non ha trovato di meglio che citare per nome e cognome uno di questi dipendenti e di alludere maliziosamente ad un altro con graziosa e tortuosa perifrasi, designandolo come parente “del segretario cittadino del partito in cui milita il consigliere comunale Zanotti”.

L’inammissibilità di questo comportamento, cioè esprimere valutazioni e giudizi su dipendenti comunali citandoli per nome in una seduta pubblica, è stato sottolineato dalle organizzazioni sindacali in un loro comunicato sull’episodio. Ma l’elenco degli “imparentati” costituisce un precedente di gravità inaudita, che non può impunemente passare sotto silenzio. E non passerà.

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