LA “QUARTA FASE” DELLA NOSTRA STORIA

Dal dopoguerra ad oggi la nostra comunità ha vissuto tre grandi fasi ventennali: la città “operaia” in crescita tumultuosa, la città dei “servizi” e del consolidamento, la città dell’armoniosa convivenza di ambiente e sviluppo. Oggi Verbania è “terra di nessuno”, ma l’anno prossimo si vota.

La coalizione e il candidato sindaco del Centrosinistra affronteranno l’anno prossimo le elezioni comunali in condizioni molto delicate. La nostra città si trova infatti di fronte a uno snodo di straordinaria importanza.

Dal Dopoguerra ad oggi Verbania ha vissuto tre grandi cicli ventennali. Il primo, iniziato nel maggio del 1945, è durato sino a metà degli anni Sessanta ed è stato caratterizzato da due grandi processi socio-economici: l’espansione industriale (chimica, cartaria, tessile, meccanica) e l’aumento costante e accelerato della popolazione (+70%, con grandi flussi migratori dal Veneto e dal Meridione). Una città “operaia”, guidata ininterrottamente da Giunte socialcomuniste e segnata dagli inevitabili squilibri legati ad una crescita tumultuosa (massiccia e sregolata edificazione, “condominializzaizone” e degrado dei centri storici, insufficienza della rete dei servizi).

La seconda fase della vita cittadina s’avvia a metà degli anni Sessanta, con la prima, netta “soluzione di continuità” politico-amministrativa: una maggioranza di centrosinistra imperniata sull’alleanza dc-psi sostituisce le tradizionali Giunte “frontiste”. Esce gradualmente dalla scena politica la generazione dei “fondatori” (Sironi, Cometti, Menotti, Chiovini, Cadorna, Fabbri, Liboi..), sostituita da una nuova leva di politici locali (Rattazzi, Lomazzi, Ammenti, Mazzola, Ramoni, Bocci, Imperiale, Puppo..), che reggeranno le sorti della città sino alla fine degli anni ’80. Sono anni politicamente travagliati (l’alleanza dc-psi cede il passo a un rinnovato patto pci-psi), ma fecondi di opere: i grandi servizi pubblici (gli asili-nido, i servizi agli anziani, la refezione e i doposcuola, l’edilizia economica e popolare, le reti idriche e del gas), l’apertura alla dimensione sovracomunale (il Consorzio Basso Toce), le grandi acquisizioni patrimoniali (si pensi alle ville Maioni e Olimpia, all’ex Cucirini, al grande patrimonio immobiliare delle Opere Pie estinte nel 1977). Intanto entra in una crisi irreversibile il tessuto industriale cittadino, con migliaia e migliaia di persone espulse dalle fabbriche e consegnate alla rete degli “ammortizzatori sociali” (cassa integrazione, prepensionamenti, mobilità, ricollocazione nel pubblico impiego).

La terza fase si apre a cavallo tra anni ’80 e ’90. Il passaggio è anche in questo caso segnato da un profondo cambiamento politico-amministrativo: dopo gli anni del pentapartito (’85-’90) e dell’ultima Giunta socialcomunista (’90-’93), i riverberi locali della tangentopoli nazionale propiziano la nascita di un “nuovo centrosinistra”, che valorizza la presenza di una nuova generazione politica cresciuta tra pci-pds e dc-ppi. In poco meno di vent’anni (1993-2009) la città raccoglie e vince la sfida del tracollo industriale degli anni ’80: nasce la nuova provincia, si completa l’autostrada, si ricostruisce un tessuto industriale dignitoso (Saia, Acetati, Italpet, Tecnoparco..), si realizzano grandi reti di servizi pubblici locali (ciclo dei rifiuti, ciclo della depurazione..), si favoriscono nuovi settori economici (turismo, commercio, artigianato di servizi), si abbellisce la città (porto turistico, piste ciclabili, riqualificazione dei centri storici e delle spiagge). Verbania si segnala tra le città delle “buone pratiche” e dell’armonioso equilibrio tra ambiente e sviluppo, tra natura e cultura.

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Gli effetti locali della grande crisi esplosa alla fine del 2008 e, soprattutto, la vittoria della coalizione PdL/Lega/Udc nelle “Comunali” del 2009 hanno traumaticamente e definitivamente chiuso anche il “terzo ciclo” ventennale della città. La conquista del Municipio da parte di una coalizione politica radicalmente estranea – per riferimenti ideali, per contenuti programmatici, per visione progettuale, per storie politiche personali – alla vicenda ultrasessantennale della Verbania postbellica ha scavato un solco profondissimo tra il prima e il dopo. Sono state recise le radici che, pur nella vivace dialettica politica che ha contrassegnato le precedenti fasi, hanno nutrito di idealità condivise la civitas verbanese e ci hanno consentito di trovare risposte intelligenti e soluzioni razionali anche ai problemi più complessi e ai mutamenti più traumatici. Verbania appare oggi come una terra di nessuno, abbandonata a se stessa e priva di un orizzonte entro il quale iscrivere i decenni che verranno.

Eppure la “quarta fase” della nostra vita comunitaria non può prescindere dalla piena consapevolezza della ricchezza e delle contraddizioni che hanno dato consistenza e valore ai nostri ultimi sessant’anni. La vera sfida delle “Comunali” del 2014 si giocherà su questo terreno. E il Centrosinistra non parte svantaggiato.

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