LA SASSONIA E LA SUA PIAZZA, MISURA DEL DESTINO DELLA CITTA’ di Claudio ZANOTTI

Ha ancora senso oggi parlare di “cuore” della città, cioè di un disegno politico complesso (per qualità urbanistica, edilizia, architettonica, funzionale) in grado di edificare e di rendere finalmente visibile la vocazione unitaria di Verbania, superando la frammentazione dei borghi originari e rendendo ragione di un’ambizione che ha guidato e sostenuto la passione di più di una generazione di amministratori?”

Qualche giorno fa il Consiglio Comunale ha approvato l’inserimento nel Documento Unico di Programmazione del progetto del primo lotto del parcheggio interrato di piazza F.lli Bandiera. La decisione del Consiglio, assunta a tamburo battente nonostante la complessità dei nodi tecnici del progetto del primo lotto e la rilevante problematicità urbanistica del disegno complessivo di intervento sulla piazza (ne abbiamo trattato in questo articolo), merita una breve riflessione critica proprio per quanto concerne quest’ultimo aspetto.

Il dibattito quarantennale sul destino della piazze Mercato e (soprattutto) F.lli Bandiera ha ruotato intorno alle funzioni pubbliche da assegnare a quest’area strategica della città, allo scopo di realizzare una riuscita cucitura urbanistica tra i quartieri della Sassonia e di S. Anna – ad un tempo “periferici” rispetto ai borghi di riferimento di Intra e di Pallanza e “centrali” rispetto alla nuova geografia urbana di Verbania – e di creare finalmente il “cuore” del Comune nato quasi ottant’anni fa. Concluso l’addensamento demografico di S Anna con il completamento del Piano Edilizia Economica e Popolare varato negli anni ’70 e fisicamente uniti i due quartieri con la costruzione del Terzo Ponte nel 2004, restava l’obiettivo più complesso e ambizioso: fare della grande piazza della Sassonia il “cuore” del nuovo centro cittadino.

Questo disegno aveva infine preso forma nel grande progetto di un nuovo polo a fortissima vocazione culturale e sociale, imperniato su quattro luoghi di elevato valore simbolico, storico e architettonico: il nuovo teatro in piazza F.lli Bandiera arricchito da spazi commerciali e di ristorazione; l’ex Camera del Lavoro recuperata a rinnovate funzioni pubbliche (Ufficio del Cittadino/Urp, Ufficio Turistico, servizi decentrati della biblioteca civica, ecc.); la piazza attrezzata per eventi culturali all’aperto compresa tra teatro ed ex Camera del Lavoro; la Casa Ceretti come terza prestigiosa sede espositiva del Museo del Paesaggio. Insomma, un complesso di luoghi e di funzioni in grado di essere un volano straordinario per la riqualificazione terziario-direzionale e commerciale non solo del quartiere, ma di tutta Intra (l’idea suggestiva di creare un grande centro commerciale “aperto” e senza soluzione di continuità tra il centro storico della “contrada” e la Sassonia). L’arrivo nel 2009 del destro-leghismo ha distrutto per sempre questo disegno, confinando il teatro nel “non-luogo” urbanistico dell’ex arena.

Che cosa ha a che fare il progetto di recentissima approvazione di piazza F.lli Bandiera con l’idea di ricucire urbanisticamente S. Anna e Sassonia e di fare di quest’ultima il “cuore culturale e sociale” della nuova Verbania? Poco o forse nulla. Gli attuali parcheggi verranno interrati (80 con il primo lotto, 170 con il secondo se e quando si farà) e sulla piattaforma rialzata di accesso al piano sotterraneo sarà realizzato uno spazio pedonale attrezzato con essenze botaniche compatibili con il suolo d’appoggio e con sedute e brevi percorsi pedonali di varia tipologia.
SassoniaRidimensionata la suggestione del rendering, che abbiamo imparato in questi anni a considerare – appunto – suggestione, quale funzione potrà svolgere questa piazza/piattaforma botanico-pedonale una volta realizzata? Sarà fruita come una sorta di parco urbano di quartiere, in un contesto peraltro a limitata attrattività per la scarsa presenza di luoghi di aggregazione (esercizi commerciali, uffici pubblici, bar/ristoranti)? Quali nuove, stabili, importanti funzioni collettive renderanno vissuta e ricercata dalla nostra comunità cittadina quest’area liberata dallo stazionamento veicolare di superficie? L’ambizione di costruire intorno agli importanti addensamenti demografici della Sassonia e di S. Anna, separati da un torrente ma fisicamente uniti da un ponte veicolare e ciclopedonale, il “cuore” della nuova città a ottant’anni dalla sua unificazione amministrativa, può davvero essere realisticamente affidata a questa piazza che i documenti di bilancio dicono costerà 7,5 milioni? A proposito di piazze, a meno di un chilometro dalla Sassonia possiamo considerare il destino di piazza Città Gemellate, anch’essa realizzata sopra un parcheggio pubblico, contornata da edifici residenziali e pure arricchita dalla presenza di Bennet, del Centro per l’Impiego e di qualche esercizio commerciale. E’ divenuta spazio di aggregazione anche solo per il quartiere che la ospita? A qualche lustro dalla sua edificazione, possiamo dire di no.

Queste poche righe si chiudono però su un interrogativo più radicale e inquietante. Ha ancora senso oggi parlare di “cuore” della città, cioè di un disegno politico complesso (per qualità urbanistica, edilizia, architettonica, funzionale) in grado di edificare e di rendere finalmente visibile la vocazione unitaria di Verbania, superando la frammentazione dei borghi originari e rendendo ragione di un’ambizione che ha guidato e sostenuto la passione di più di una generazione di amministratori? Questa città, che oggi appare invecchiata, litigiosa e querula, conserva ancora memoria della sfida a cui la storia del secondo ‘900 l’ha chiamata?

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