LA SCUOLA VERBANESE VITTIMA DELLA “CATTIVA POLITICA”

I problemi di oggi sono figli dell’inerzia politico-amministrativa di Comune e Provincia. Sarebbe stato indispensabile costituire per tempo un “tavolo” concertativo, armonizzare le richieste e le aspettative, contenere gli appetiti, sollecitare le disponibilità. Trovare il punto alto di mediazione e di saggio compromesso. Poi decidere, spiegare e assumersi la responsabilità delle scelte. Una volta si chiamava “politica”.

Implacabile come un monsone nel subcontinente indiano, la polemica sugli indirizzi delle scuole superiori cittadine è tornata a soffiare nelle settimane a cavallo tra vecchio e nuovo anno. Due anni fa la querelle aveva agitato il Liceo “Cavalieri” che, con meno di 600 alunni, in base alla nuova normativa (il dimensionamento delle scuole superiori stabiliva numeri compresi tra un minimo di 600 e un massimo di 1.200 alunni) rischiava di perdere la propria piena autonomia. Grande mobilitazione (leggi qui,), grandi attese (leggi qui), grandi promesse (leggi qui), grandissima fregatura (leggi qui): sbandierata ai quattro venti da una classe politica incapace, la soluzione (o “proroga” o “deroga”) non arrivò e da due anni la scuola è “a reggenza”.

In queste settimane, che precedono la delicatissima fase della scelta della scuola superiore da parte dei ragazzi di terza media e delle loro famiglie, la polemica è scoppiata sulla decisione della Giunta provinciale di assegnare al “Cavalieri” l’indirizzo liceale di “Scienze Umane”, attualmente operativo al “Cobianchi”. Lo spostamento viene motivato con la completa saturazione degli spazi del “Cobianchi” (lo frequentano 1954 studenti); inoltre, la graduale attivazione del Liceo Scienze Umane al “Cavalieri” consentirebbe a questa scuola (oggi frequentata da 520 studenti circa) di raggiungere la soglia minima di 600 alunni (non si dimentichi che questa soglia è ridotta a 400 alunni a Domo e Omegna, perchè Comuni “di montagna”), recuperando in tal modo la piena autonomia come istituzione scolastica. Un  Comitato formato da insegnanti, alunni e genitori di “Scienze Umane” del “Cobianchi” si sta battendo contro questa soluzione e chiede alla Provincia di assegnare al “Cobianchi” altri immobili per ospitare le classi dell’indirizzo.

La vicenda in queste ore si sta caricando di inutili e controproducenti forzature polemiche che non si vogliono in queste sede commentare. Non può però passare sotto silenzio il fatto che il ciclico riproporsi dei problemi di “dimensionamento” delle scuole superiori rivela il fallimento della programmazione politico-amministrativa [non]fatta in questi anni. Pur avendo una popolazione studentesca (circa 3.300 alunni) compatibile addirittura con cinque istituti scolastici pienamente autonomi e di dimensioni ottimali (600-700 alunni), Verbania esprime oggi una scuola mastodontica con indirizzi tecnico-industriali e liceali (i quasi 2.000 studenti del “Cobianchi”) che eccede largamente la soglia dei 1.200 frequentanti; una scuola con indirizzi tecnico-commerciali e socio-economici allineata ai parametri di legge (il “Ferrini-Franzosini” con 900 alunni circa); una scuola con indirizzi liceali tradizionali (il “Cavalieri” con Scientifico e Classico) al di sotto della soglia minima di legge e dunque affidata “in reggenza” al dirigente scolastico dell’istituto “Spinelli-Dalla Chiesa” di Omegna.

Tutto bene? Evidentemente no. Se il “Cavalieri” – anche a causa della tendenza nazionale alla diminuzione dei due licei “tradizionali” dopo la riforma Gelmini – dovesse scendere sotto i 500 alunni, potrebbe scattare la perdita dell’autonomia della scuola e il conseguente accorpamento ad altro istituto, realisticamente il “Ferrini-Franzosini”. Risultato? Una popolazione di 3.300 studenti “costretta”entro due soli istituti mastodontici e pluri-indirizzo: il “Ferrini” (salirebbe a circa 1.400 alunni) e il “Cobianchi” con quasi 2.000.

A questo punto si è giunti gradualmente nel corso degli ultimi quattro/cinque anni, durante i quali né Comune di Verbania né Provincia del Vco hanno saputo disegnare una programmazione di medio-lungo periodo con l’obiettivo di creare un armonioso ed equilibrato sviluppo delle tre istituzioni scolastiche della città, magari caratterizzandole per vocazioni specifiche: un istituto a vocazione prevalente tecnico-commerciale e socio-economica (“Ferrini”), un istituto a vocazione prevalente tecnico-industriale e scientifica (“Cobianchi”), un istituto a vocazione prevalente umanistico-liceale (“Cavalieri”).

Difficile? No. Sarebbe però stato indispensabile costituire per tempo un “tavolo” concertativo Comune-Provincia-Scuole, armonizzare le richieste e le aspettative, contenere gli appetiti, sollecitare le disponibilità. Trovare il punto alto di mediazione e di saggio compromesso. Poi decidere, spiegare e assumersi la responsabilità delle scelte.

Una volta si chiamava “politica”. Da anni se ne sono perse le tracce.

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