LAURENTI E MARIA

La morte di Laurenti Giapparize riconsegna alla memoria riconoscente della nostra città la figura mite e gentile del soldato georgiano divenuto patriota sui nostri monti e della moglie Maria Peron, “medico di brigata” e infermiera dei partigiani della Valgrande.

In un pomeriggio assolato di quest’agosto caldissimo abbiamo salutato per l’ultima volta nella basilica di San Vittore il nostro concittadino di origine georgiana Laurenti Giapparize, morto a 93 anni. Quest’uomo mite, discreto e gentile, che sino a pochi mesi fa capitava di incontrare nelle vie di Intra, è stato parte della storia della nostra città. Soldato di leva nell’Armata Rossa, nel 1939 viene mandato sul confine con la Romania, catturato dai tedeschi, forzosamente arruolato con altri compatrioti nella Wehrmacht e inviato in Italia. Qui Laurenti diserta, si unisce ai gruppi partigiani e combatte in Valgrande, dove conosce l’infermiera Maria Peron, che tra l’aprile del ’44 e la fine della guerra si prende cura dei giovani partigiani feriti e diventa “medico di brigata” della divisione “Valgrande Martire”. Finita la guerra, Laurenti non rientra in patria con gli altri partigiani georgiani: il 15 agosto del 1945 sposa nella chiesa di Cicogna Maria Peron e resta a Verbania: il lavoro, la famiglia, i figli, l’attività politica. Gioie e dolori. Insomma, la vita.

Ora che Laurenti, dopo una lunghissima esistenza, è morto, il suo ricordo si salda in maniera indissolubile con quello della moglie, scomparsa improvvisamente nel 1976, alla quale la Città di Verbania nel 2005 ha intitolato la scuola elementare di Sant’Anna. Maria e Laurenti fino  a quel terribile e straordinario 1944 erano due individui che la risacca drammatica e misteriosa della guerra aveva trascinato là dove mai avrebbero immaginato. L’infermiera del Niguarda, originaria del Veneto, fatta fuggire dai resistenti milanesi nel Verbano per sottrarla all’arresto dei nazifascisti e divenuta in una manciata di mesi insostituibile punto di riferimento dei patrioti; il giovane soldato georgiano vestito con la divisa prima di Stalin e poi di Hitler, riconquistato alla libertà da uno sdrucito giaccone partigiano in un angolo sperduto d’Italia.

In quell’anno sulle montagne Laurenti e Maria hanno dismesso la condizione di individui e sono divenuti persone: hanno consapevolmente scelto di mettere più e più volte a rischio la loro vita per salvare uomini e donne che condividevano gli stessi ideali di democrazia, di libertà, di uguaglianza, di solidarietà. E lo hanno fatto nell’umile concretezza di gesti semplici e definitivi: una marcia notturna di scorta, una medicazione di fortuna, un gesto di pietà per un compagno ucciso. Venuti da chissà dove, si sono calati nel cuore di una comunità che non conoscevano e l’hanno arricchita con una testimonianza silenziosa e operosa. E’ bastato quell’anno magnifico e terribile per trasformare due individui braccati dalla guerra in due pilastri della nostra comunità per i molti decenni a venire.

Non verrà meno la riconoscenza di Verbania per Maria e per Laurenti.

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