MARGINALITA’ TERRITORIALE E INTERVENTO STATALE: IL CASO DELLA STATALE 34 di Nico SCALFI (*)

“La marginalizzazione del territorio è la condizione che rischia di aggravarsi per effetto della crisi sanitaria, la risposta attraverso l’azione pubblica in investimenti potrà essere  determinante se non assunta in senso ideologico, ma assicurando un quadro organizzativo e istituzionale decentrato, vicino ai territori. ….. Ridare piena sussidiarietà agli enti locali, senza incorrere necessariamente agli errori del passato è fondamentale per garantire che l’intervento pubblico costituisca una possibilità di ripresa certa e prolungata nel tempo.”

L’articolo uscito puntuale su Verbania Settanta “Tempo di Coronavirus, tempo di Politica” ripropone al dibattito pubblico le questioni, o meglio i casi irrisolti, che da almeno due lustri incidono sulla fragilità dell’assetto politico istituzionale del Paese. La crisi sanitaria è una tempesta drammatica che ha colto di sorpresa anche i sistemi più efficienti, ma per le strategie, le strade da percorrere, per il “dopo”, questi casi irrisolti rischiano di gravare notevolmente se la politica non saprà affrontarli in modo finalmente concreto e lungimirante.

Tra la crisi del regionalismo e quella delle autonomia locali, il ruolo dello stato nell’erogazione dei servizi e la riforma della fiscalità vi è un filo conduttore decisivo e perfettamente descritto nell’analisi e nelle proposte riportate nell’articolo, che ha di fatto compromesso l’affermarsi di una robusta vocazione di molti territori. Vocazione che nel concreto avrebbe permesso non solo di affrontare con più efficienza la situazione attuale, ma soprattutto di guardare alla ripartenza, al dopo, con maggiori certezze e pragmatismo.

La lucidità dell’analisi rende necessaria una riflessione sulla situazione delle amministrazioni locali soprattutto da parte di coloro che dal loro interno  ne stanno affrontando i nuovi problemi in carenza di idonee risorse

LA PROGRESSIVA  MARGINALIZZAZIONE DEI TERRITORI

Sospensioni  o incertezze per il completamento di piani o programmi di sviluppo e innovazione avviati nei decenni passati; fragilità delle infrastrutture essenziali per la mobilità e il trasporto, spesso carenti di risorse per programmare una loro puntuale manutenzione;  difficoltà a governare il territorio per prevenire dissesti idrogeologici, ritardi nella realizzazione di una nuova è più efficiente sanità territoriale sono solo alcune delle questioni che hanno decretato una progressiva marginalizzazione  dei territori come quello del VCO. All’interno di questa dinamica si è fatta sempre più determinate, anche nel corso delle ultime drammatiche settimane, la crisi demografica che da anni si è affermata, con un tasso di anzianità alla lunga insostenibile.

E’ in questo paradigma, già evidente alle amministrazioni e alla politica prima della crisi sanitaria, che gli enti locali dovranno riuscire a rilanciare possibilità di sviluppo per territori che tendono alla marginalizzazione.

INTERVENTO PUBBLICO E SVILUPPO: I NODI IRRISOLTI

Così, mentre i media  riportano la complessa trattativa tra stati nazionali ed Europa circa le misure straordinarie da mettere in campo per risollevare l’economia, torna, con straordinaria attualità, la posizione politica che intende l’intervento dello stato, mediante un ampliamento della spesa in investimenti pubblici e infrastrutture, determinante per sostenere la crescita economica nel medio e lungo termine.

La questione riguarda anche, soprattutto, i riflessi che interessano gli enti locali e quindi i punti affrontati nel primo articolo. Infatti, lo spazio di intervento pubblico negli ultimi dieci anni è stato drasticamente  ridotto, con conseguenze decisive sulla crescita economica. Questo ha significato un soffocamento dell’iniziativa di molti enti territoriali, incertezza drammatica nella disponibilità di risorse per finanziare iniziative e piani, sopra sintetizzati, ritardando così un processo di crescita e di innovazione tecnologica nel settore pubblico post-crisi 2008 che ha acuito la marginalizzazione  di territori come il nostro.

Per poter “spendere”, per garantire che gli investimenti vadano nella direzione di un rafforzamento duraturo e sostegno dell’economica, tuttavia, occorre un quadro istituzionale adeguato, una burocrazia efficiente e una capacità di progettazione ed esecuzione pragmatica e coerenti con le aspettative e le esigenze dei cittadini

UN ESEMPIO: LA GESTIONE DELLA RETE STRADALE

Per fare un esempio che interessa direttamente il quotidiano di tanti territori, vi è un immagine passata in secondo piano in queste settimane, ma assolutamente significativa: il ponte crollato ad Aulla il 15 aprile di quest’anno. Il caso è emblematico di un processo di gestione degli investimenti che nel lungo termine si è rivelato inefficiente

Il processo che ha determinato la gestione della rete stradale negli ultimi trent’anni è rappresentativo di alcune delle questioni irrisolte che necessitano di essere rapidamente affrontate se non si vogliono vanificare gli sforzi che dovremmo sostenere per guardare al domani.

Da quando, infatti, intorno al 1997, con l’adozione della legge Bassanini, lo stato di fatto ha iniziato a conferire alle regioni e agli enti locali funzioni e compiti amministrativi, ivi compreso il trasferimento dallo stato alle regioni fino alle province della gestione della rete stradale, si è instaurato un meccanismo di precaria incertezza amministrativa. Al giusto tentativo di superare un modello fortemente centralizzato, rispondendo all’esigenza di sussidiarietà degli enti locali, “non è corrisposta la creazione di un modello di governance di base” (espressione utilizzata dal Consiglio superiore per i Lavori Pubblici), ovvero non vi è stata una devoluzione coerente nel tempo di chiare scelte strategiche e adeguate risorse finanziarie che potessero mettere in condizioni gli enti locali di gestire le nuove funzioni in modo appropriato nel lungo termine. La lentezza della burocrazia, che nella crisi del regionalismo ha trovato il suo habitat ideale, e le difficoltà tecniche e burocratiche di accorciare i tempi tra la progettazione e l’esecuzione dei lavori spesso hanno compromesso il pieno potenziale degli  investimenti pubblici .

Fino ad arrivare agli ultimi anni, in cui lo stato, con un apparente capovolgimento di intenti, ha invertito progressivamente la tendenza, stroncando  l’operatività delle province con la ” legge Delrio” e riassumendo la gestione, attraverso Anas, di molte delle strade di competenza (si fa per dire) delle province stesse.  Tale processo va nella direzione di rendere più efficienti gli investimenti in infrastrutture o spesa pubblica ? Difficile da dirsi. Il DPCM del 21 novembre del 2019 (Revisione della rete stradale relativa alla Regione Piemonte link)) riporta nelle premesse del decretato una serie di “Visto” che appaiono più come una brusca ritirata piuttosto che la risoluzione strategica e finanziariamente supportata alla gestione della rete stradale territoriale .

Un articolo di cronaca uscito sul Corriere della Sera che ricostruiva la dinamica del crollo del ponte di Aulla chiudeva in questi termini “Ieri Anas nel comunicato ha ricordato che il ponte risale al 1908 e che è stato gestito dalla Provincia di Massa Carrara fino al 2018, quando circa 3 mila chilometri di strada e 900 viadotti sono passate dalle Provincie all’Anas” : i risultati tuttavia del 15 aprile 2020 sono emblematici.

L’ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA’ DEGLI ENTI LOCALI

Se pensiamo che l’azione  assunta  dal Comune di Verbania, nell’ambito dei tanto attesi lavori di messa in sicurezza sulla SS34, avviene proprio in questa cornice normativa, per riportare sul territorio coordinamento, operatività e il pragmatismo necessari per realizzare  opere fondamentali per la sicurezza della strada e per l’economica del territorio, ci rendiamo parimenti conto dell’enorme ritardo che questi lavori hanno atteso negli anni .

Parliamo  dell’azione di responsabilità e coraggio che il  Comune di Verbania ha dovuto assumersi per sopperire a un quadro istituzionale che non garantiva  i tempi  per la realizzazione e l’efficienza  di un investimento, lontano per così dire dalla realtà del territorio, aggrovigliato nella complessità di una burocrazia che spesso non tiene conto della realtà  dei cittadini, per i quali quegli investimenti rappresentano  il lavoro e la  vita .

Analogamente, in questo schema , tra il 2015 e il 2016 il Comune di Verbania ha dovuto assumersi la competenza del tratto di ss34 tra Fondotoce e Suna, presupposto decisivo per poter completare i lavori della nuova pista ciclabile.  Un’infrastruttura, investimento pubblico, decisiva per l’economia  del territorio. L’assunzione della competenza è avvenuta  in una non facile negoziazione  con Anas, precedente titolare del tratto di strada, che nel quadro normativo  sopra descritto, da una parte assume sotto sua gestione le strade provinciali, dall’altra tende, con criteri assolutamente opinabili, a scaricare quelli urbani di sua competenza direttamente sui comuni. Il passaggio di competenza è stato inevitabile per garantire il completamento e l’efficacia di un investimento pubblico che si sarebbe altrimenti arenato nei meandri di vincoli ostativi.

Anche in questo caso per il Comune di Verbania si apre una fase tutt’altro che semplice se  consideriamo che il tratto è una delle vie fondamentali per l’intero territorio.  Dal Movicentro (altra opera attesa che finalmente arriva a compimento dopo una stagione di ritardi e incertezze), fino alla frazione di Suna, passando per l’area dei campeggi  e la nuova pista si è consolidato uno degli assi di sviluppo fondamentali per l’economia del VCO. La gestione di questo tratto quindi diventa prioritaria: assicurando nei prossimi anni progressivi  investimenti nella sicurezza  viabilistica per la trasformazione della strada da “statale” ad una con caratteristiche urbane, sicura non solo per il transito di auto ma anche per ciclisti e pedoni . La pista ciclabile, gli interventi sulle spiagge, quelli per la valorizzazione del nucleo di Fondotoce e del Piano Urbano del traffico vanno in tale direzione. Alla competenza diretta della strada conseguono tuttavia gli oneri di manutenzione  per il controllo e la messa sicurezza dai rischi connessi al dissesto idrogeologico del versante tra Fondotoce e Suna fino a qualche anno fa a carico di Anas.  Sono noti gli effetti causati da frane provocate su assi viari di tale importanza: nella migliore delle ipotesi blocchi della circolazione, ritardi, incertezze sui tempi di risoluzione dell’intervento che segnano la vulnerabilità di un territorio e la sua marginalizzazione. Puntuali tagli della vegetazione del versante, verifica e progressiva sostituzione delle paramassi e monitoraggio dei corpi rocciosi sono operazioni onerose quanto inderogabili. L’amministrazione comunale ha già predisposto uno studio di fattibilità degli interventi. Occorre  farsi trovare pronti programmando, monitorando le situazione e intervenire   con risorse coerenti,  per garantire continuità e sicurezza alla manutenzione .

Infine, sempre per completare il quadro, è avviata una delicata trattativa per assicurare la corretta manutenzione e gli investimenti per la gestione dei ponti cittadini sui torrenti San Giovanni e San Bernardino, oggi di competenza di Anas, indispensabili per collegare la città e  per garantire fluidità del transito internazionale di provenienza e verso la svizzera all’interno del Vco . Lo schema normativo descritto sopra apre tuttavia un’interlocuzione non semplice,  che sta già impegnando l’amministrazione comunale.

In questi tre casi che riguardano da vicino la questione della gestione delle strade si è parlato di coraggio e responsabilità, ma anche della risposta fisiologica per sopperire alla mancanza di un ‘ organizzazione  territoriale   in grado di garantire nel tempo gli interventi e la programmazione che assicurano la solidità alle infrastrutture indispensabili. In pratica la possibilità di utilizzare la spesa pubblica in investimenti per rafforzare nel medio lungo termine un territorio, renderlo meno vulnerabile agli imprevisti e assicurando maggiori certezze alle attività economiche  .

La marginalizzazione del territorio è la condizione che rischia di aggravarsi per effetto della crisi sanitaria. La risposta attraverso l’azione pubblica in investimenti potrà essere  determinante se non assunta in senso ideologico, ma assicurando un modello organizzativo e istituzionale decentrato, vicino ai territori. Una discussione sugli irrisolti e sulle proposte come  indicate nel primo articolo è tutt’altro che secondaria rispetto all’attuale drammatica situazione. Ridare piena sussidiarietà agli enti locali, senza incorrere necessariamente negli errori del passato è fondamentale per garantire che l’intervento pubblico costituisca una possibilità di ripresa certa e prolungata nel tempo.

(*) Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Verbania.

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