MASTERPLAN ACETATI: IL PROBLEMA SI COMPLICA di Claudio ZANOTTI

Non si può dire che la riqualificazione e la trasformazione dell’area che ospitò un tempo Rhodiatoce e Montefibre siano partite con il piede giusto. Eppure non vi è sfida più impegnativa di questa per immaginare e concretamente orientare lo sviluppo di Verbania nel corso di tutto il XXI secolo.

La diffusione dei contenuti del masterplan per la riconversione urbanistica di Acetati sta generando reazioni sostanzialmente negative in città. Nulla di strano o di sorprendente: eravamo stati facili profeti un paio di settimane quando, al termine di un approfondito esame del documento, avevamo consigliato all’Amministrazione Comunale “calma e gesso. L’invito non è stato colto: l’incauta e fulminea approvazione del documento in Giunta in ottobre ha di fatto impedito che gruppi consiliari, forze politiche, associazioni di categoria e la rete piuttosto diffusa di “portatori di interessi” potessero per tempo e in maniera costruttiva e distesa portare un contributo al miglioramento del masterplan e definire in forma partecipata l’iter di discussione e di eventuale approvazione del piano di riqualificazione urbanistica di una delle aree più importanti della città. Forse la più importante.

In queste settimane si sono infittite le prese di posizione sul piano; e sono state tutte di segno negativo. Stroncature sommarie e strumentali sono arrivate (come prevedibile) dai partiti di minoranza. Gli ambienti di centrosinistra e il Pd hanno invece suggerito  all’Amministrazione atteggiamenti di cautela e di condivisione, segnalando come il masterplan di fatto esprima l’interesse esclusivo e specifico (e certamente legittimo) della proprietà di entrare nella procedura del concordato preventivo fallimentare con una “dote” di qualche milione di euro derivante dalla possibilità di alienare immobili e superfici di elevata appetibilità commerciale a ridosso dell’area Esselunga/Euronics, mentre le esigenze generali della comunità cittadina (bonifica delle aree contaminate, infrastrutturazione viabilistica, recupero e riqualificazione delle aree verdi, usi sociali/pubblici/collettivi di immobili e superfici, ecc.) restano indeterminate, vaghe e confuse. Poi ci sono le manifestazioni più eclatanti di dissenso, tra le quali segnalerei non tanto la raccolta di firme promossa dai leghisti dissidenti di “Grande Nord”, quanto piuttosto la forte contestazione espressa dal mondo del commercio per la creazione di una nuova grande area di vendita in città.

Quale fine farà la proposta contenuta nel masterplan, non è dato oggi sapere. Non va però dimenticato che lo strumento urbanistico previsto dal Piano Regolatore vigente per la sistemazione dell’area Acetati  è il Piano Particolareggiato. E se è vero che l’iter potrebbe essere facilitato e accelerato dal fatto che la sua approvazione è competenza della Giunta e non del Consiglio Comunale, è altrettanto vero che il Piano Particolareggiato è un documento complesso e articolato, la cui predisposizione – ai sensi dell’art 23 delle Norme di Attuazione del Piano Regolatore – impone che “le nuove previsioni di riordino e di incremento delle attività dovranno essere comparate e commisurate, attraverso la predisposizione della Relazione di Compatibilità ambientale e/o Valutazione d’Impatto ambientale, alla effettiva capacità di carico del comparto urbano interessato e non potranno peggiorare lo stato di qualità dei fattori ambientali coinvolti (aria, clima acustico, uso risorse idriche, traffico, ambiente naturale, ecc.)”. Insomma, un lavoro tecnico-progettuale molto impegnativo, la cui complessità risulta accresciuta da grandi problematiche come la bonifica ambientale, il vincolo cimiteriale, il contesto urbanistico circostante, la presenza di attività industriali contigue, la creazione di nuovi assi viari. Chi negli scorsi decenni ha avuto modo di seguire l’iter di altri Piani Particolareggiati ritagliati su zone nevralgiche della città (a mo’ d’esempio, il Piano Particolareggiato della Sassonia e quello del Centro Storico di Intra) sa molto bene di cosa si parla.

Non si può dire che la riqualificazione e la trasformazione dell’area che ospitò un tempo Rhodiatoce e Montefibre siano partite con il piede giusto. Eppure non vi è sfida più impegnativa di questa per immaginare e concretamente orientare lo sviluppo di Verbania nel corso di tutto il XXI secolo.

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