MEMORIA DI PAOLO MOROSINI

Paolo ci ha lasciati, dopo un’esistenza limpida, appassionata ed esemplare. Un uomo di popolo che ha dato voce e volto alla sinistra verbanese, come Dario Sada e Arturo Todisco.

Se n’è andato in pochi giorni, Paolo Morosini, per un repentino aggravamento della malattia contro la quale da qualche anno combatteva con la serena consapevolezza di chi non vuole permettere che la sofferenza fisica modifichi i ritmi e il significato della propria esistenza. Così è stato per Paolo, che sino a poche settimane fa ancora frequentava, con la passione e le generosità che sono state la cifra della sua vita, gli uffici del sindacato dove prestava la sua opera di volontario.

E sino a qualche settimana fa ci era capitato di incontrarlo per le vie della città, all’interno della quale si muoveva con il suo passo svelto e inconfondibile, spesso in compagnia di qualcuna delle moltissime persone che hanno abitato la sua esistenza di uomo generoso, trasparente, solidale. E la città, che Paolo ha servito per oltre trent’anni nelle istituzioni municipali come consigliere comunale e come assessore alla Sanità e all’Assistenza (ora diremmo, più pomposamente, alle “Politiche Sociali”) e – tra il 2004 e il 2009 – come Presidente del Comitato per il Gemellaggio, lo piange con profondo accoramento e lo ringrazia per la testimonianza che ha reso con un’esistenza limpida ed esemplare.

Paolo è stato davvero un uomo di popolo. Cresciuto politicamente nella sinistra verbanese, era apprezzato e sostenuto proprio dalle persone più semplici e più umili, che riconoscevano in lui un punto di riferimento sempre pronto a dispensare consigli e – come diceva lui – “a dare una mano”. Da questo sentire profondo e dalla sintonia naturale e immediata con il suo “popolo” derivava il consenso elettorale che non gli è mai venuto meno nei lunghi decenni di presenza in Consiglio Comunale. In questo senso, Paolo Morosini ha rappresentato davvero quell’anima popolare che ha fatto grande e importante a Verbania la sinistra socialista e comunista. Come Arturo Todisco, come Dario Sada. Chi scrive queste poche righe, entrato in politica nell’altro grande partito di popolo, quello democristiano, ha avuto il privilegio di averlo prima come avversario appassionato e poi come sicuro compagno di strada.

L’amicizia e la stima di Paolo, che hanno accompagnato la mia esperienza amministrativa dai tempi lontani dell’Ussl 55 sino a Palazzo di Città, restano tra le cose più preziose che la bella politica mi ha regalato. Ti abbracciano, Paolino, le mille e mille persone alle quali hai voluto bene.

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