NEL CAMPO MINATO DEL DESTRO-LEGHISMO

Questi mesi di amministrazione sono stati fortemente e inevitabilmente condizionati dagli effetti della sistematica distruzione di “valore civico” (servizi, progetti, opere, “buone pratiche”, primati nazionali..) causati alla nostra città dai 3 anni e 10 mesi di destro-leghismo e completati dall’annetto abbondante di infausto commissariamento. Vere e proprie cluster-bomb disseminate ovunque.

E’ stata una profezia facile e persino ottimista quella con cui chiudevo una riflessione sul futuro politico di Verbania nei giorni del ballottaggio dello scorso giugno: “La sfida che attende Silvia Marchionini e la sua maggioranza è di quelle da far tremare le vene e i polsi: una città sotto la spada di Damocle del CEM, senza possibilità di contrarre mutui per nuovi investimenti, con tassazione Imu, Tasi e Tari ai massimi, priva di risorse umane e finanziarie anche solo per la manutenzione ordinaria, il porto turistico distrutto, le associazioni di volontariato e di categoria mortificate, un’emergenza-lavoro non differibile, un’intera generazione priva di prospettive occupazionali, la rete dei servizi pubblici in grande difficoltà, l’irrilevanza della città in quel che resta del Vco.”

Questi primi sei mesi di amministrazione sono stati infatti fortemente e inevitabilmente condizionati dagli effetti della sistematica distruzione di “valore civico” (servizi, progetti, opere, “buone pratiche”, primati nazionali..) causati alla nostra città dai 3 anni e 10 mesi di destro-leghismo e completati dall’annetto abbondante di infausto commissariamento. Vere e proprie cluster bomb disseminate ovunque, le “follie amministrative” del ciclo destro-leghista stanno una dopo l’altra esplodendo, riversando le conseguenze sulla città e costringendo l’amministrazione ad agire sugli effetti negativi di queste scelte.  Vediamo i casi più eclatanti di questa distruzione differita di “valore civico”.

Canile. Per oltre tre anni la Giunta destro-leghista si è trastullata con le più svariate ipotesi di gestione della struttura del Plusc (affidamento diretto a ConSer Vco, gara pubblica, proroga all’Associazione, coinvolgimento di cooperative…)  non solo senza cavare un ragno dal buco, ma logorando i rapporti interni ed esterni dell’Associazione “Amici degli Animali”. L’arrivo del Commissario ha prodotto quel “capolavoro” di affidamento ad Adigest, sotto il quale è finita schiacciata anche l’attuale amministrazione. Risultato: gestore sparito e canile allo sbando.

Camera del Lavoro. In questi giorni il fatiscente edificio è stato abbattuto. Scelta obbligata, che ha soltanto anticipato il “lavoro” di demolizione avviato da madre natura, ma l’esito lascia moltissimo amaro in bocca. Altro e radicalmente diverso doveva essere il destino di quello spazio e di quell’edificio, se avesse trovato compimento (invece di essere buttato a mare dalla Destra) il progetto di polo socio-culturale imperniato sul nuovo teatro di piazza F.lli Bandiera, come si può intuire osservando il rendering qui di seguito riprodotto (ma anche guardando qui). Una perdita incommensurabile di  “valore civico”, ma anche una imponente perdita finanziaria per le casse pubbliche: la riqualificazione e il recupero dell’ex Camera del Lavoro all’interno del progetto di nuovo teatro in piazza F.lli Bandiera è costata 700.000 € di fondi regionali per la progettazione definitiva e altri 50.000 € di fondi comunali pagati dalla Giunta Zacchera ad Arroyo per il progetto esecutivo (sic! ma che ci volevano fare?) di ristrutturazione proprio dell’ex Camera del Lavoro. L’edificio oggi non c’è più e forse domani qualcuno chiederà conto dei 750.000 € finiti in carta straccia.

Argine San Bernardino. Subito dopo l’insediamento, la nuova Amministrazione s’è trovata fra le mani  la colossale stupidaggine rappresentata dall’insensata “mutilazione” del tratto finale della strada d’argine sul San Bernardino. Una delle più incomprensibile, costose e autolesionistiche scelte del destro-leghismo (leggi qui e qui). I lavori sono stati bloccati tempestivamente ed è stata avviata una riprogettazione dell’intervento, ma i tempi tecnico-burocratici sono evidentemente assai lunghi; e così la città paga un ulteriore prezzo in termini di disagio viabilistico alle scelte sbagliate di alcuni anni fa. Da ultimo, un consiglio: non sarebbe male se l’Amministrazione facesse conoscere nel dettaglio i contenuti della riprogettazione.

“Roggia nuova” di San Vittore. Questione apparentemente “minima”, ma in realtà non trascurabile. E’ di queste settimane la notizia che il Comune intende rimuovere il “filo d’acqua” che scende lungo via dei Ceretti in direzione della basilica. Previsto come il primo di una serie di “segni d’acqua” che caratterizzavano il progetto vincitore del Concorso Nazionale d’Idee per la riqualificazione del centro storico di Intra e che – richiamando l’antica presenza delle rogge – sarebbe dovuto scendere sino al lago, la canalina ha perso significato dopo la sciagurata decisione della Giunta destro-leghista di stravolgere i contenuti del progetto vincitore, eliminando la grande vasca-fontana prevista sul lato nord della basilica e sostituendola con l’indistinta spianata che oggi fa (brutta) mostra di sé. Se la vasca-fontana fosse stata realizzata (e poi anche gli altri percorsi d’acqua progettati, lungo vicolo del Ciancino e vicolo Proo, per giungere sino al lago), l’attuale canalina di via dei Ceretti non sarebbe il tracciato monco e incomprensibile di oggi, ma il primo di una serie di suggestivi “segni d’acqua” nel cuore di Intra, di cui il sottostante “rendering” credo esprima tutto il fascino e tutta la bellezza. Anche in questo caso, un suggerimento disinteressato al Comune: prima di rimuovere un’opera che ha comunque un suo intrinseco valore artistico ed economico, perchè non immaginare una sua trasformazione in un percorso floreale, facendo diventare le due vasche delle aiuole circolari unite da un canale anch’esso fiorito e lasciando la possibilità – magari tra qualche decennio – di riprendere l’affascinante idea dell’acqua, oggi ammazzata dai destro-leghisti?

Depressione commerciale. La Stampa di qualche giorno fa ha tracciato un impietoso ma purtroppo realistico ritratto della povertà dell’offerta turistico-commerciale natalizia della nostra città. Anche in questo caso misuriamo gli effetti delle cluster bomb della stagione destro-leghista. Tra il 2005 e il 2008 la città viveva a novembre e a dicembre settimane di grande partecipazione: Intra affollata per tre giorni in tutte le sue piazze grazie ai Mercatini di Natale”, Pallanza vitale ed esuberante grazie alla pista di pattinaggio, al “Palazzo delle Meraviglie”, alle iniziative natalizie ospitate nella Scuola di Polizia, il trenino turistico ad unire le due frazioni. Nel 2009 arriva il “cambiaverbania” e tutto finisce: mercatini, “meraviglie”, trenino, pattinaggio in piazza. Anni di deserto e di insignificanza, mentre località come Santa Maria Maggiore (mercatini dell’Immacolata) e Ornavasso (grotta di Babbo Natale) letteralmente “esplodevano”, pur in anni di crisi. Per noi quest’anno anche la frana di Cannero. Ripartire sarà difficilissimo.

Porto turistico. Di tutte le eredità fallimentari del destro-leghismo (al netto ovviamente del CEM), la perdita del porto turistico di Villa Taranto è la più grave in termini di ricaduta turistica.  Lo studio di fattibilità dell’ingegner Lamberti (università di Bologna) ne prevede la ricostruzione in condizioni “di sicurezza”, ma le dimensioni finanziarie dell’impresa (si ragiona di 7/8 milioni di euro) appaiono oggi proibitive per le finanze pubbliche (cioè Regione Piemonte) e assai complicate anche per un investimento privato da realizzare in cambio di un lunghissimo affidamento della gestione della struttura. Ma davvero possiamo far finta di credere che questo enorme problema sia caduto addosso per caso all’attuale Amministrazione? I possibili nessi causali tra i danni causati al porto dal tornato del 2012, la mancata esecuzione degli interventi di riparazione pur indicati puntualmente sin dal marzo 2013 e l’affondamento avvenuto nell’ottobre del 2013 sono stati illustrati e argomentati su queste pagine virtuali. Ma nulla è accaduto. E sul tappeto rimane, insoluto, il problema.

Beata Giovannina. S’è fatto un gran parlare in questi mesi del “caso Beata Giovannina“, tipico esempio di privatizzazione di bene pubblico. Grazioso cadeau confezionato in armoniosa sinergia dalla moribonda Giunta destro-leghista e dal neo-insediato commissario straordinario, la sottrazione alla fruizione collettiva di una spiaggia riqualificata con soldi pubblici continua a pesare sulla città come un vulnus insopportabile. I tentativi di correzione compiuti dalla nuova amministrazione si sono alla fine rivelati tardivi e troppo timidi, con il risultato di mantenere l’attuale, insopportabile situazione ancora per tre anni.

E’ venuta l’ora di chiudere. Non perchè sia stato bonificato il campo minato del destro-leghismo (tanto per dire: cosa ne è stato della gestione della mensa sociale di Villa Olimpia? come giudicare la “bombetta”, prontamente disinnescata, dei graveolenti cassoni interrati dei rifiuti sul lungolago di Pallanza? donde nasce la grave irrilevanza che per anni ha caratterizzato la nostra città nel dibattito politico-amministrativo del Vco?), ma perchè la ricognizione è forse già troppo ampia.

Ma ne riparleremo.

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