NINO CHIOVINI, MILITANZA PARTIGIANA E DEDIZIONE ALLA “POLIS”

E oggi la comunità verbanese, che Nino ha servito con una dedizione alta ed esemplare, lo onora in questo luogo così significativo e familiare, consegnandolo per sempre alla memoria riconoscente dei suoi concittadini.

  Verbania-Biganzolo, 3 settembre 2005

Anche se questa celebrazione non prevedesse alcun oratore, e dunque alcun discorso, la vostra presenza così estesa, così qualificata, così sentita sarebbe in grado di esprimere – con un’eloquenza forse ancora più efficace delle parole – il significato autentico e profondo di questo momento, che ci invita a fare memoria di Nino Chiovini.

Questa circostanza non cade casualmente. Anzi. Nel corso del 2005 l’Amministrazione Comunale di Verbania ha voluto caratterizzare con gesti semplici ma eloquenti il sessantesimo anniversario della nostra recuperata libertà. Li voglio ricordare con voi. Innanzitutto la riuscita serie di conferenza che tra gennaio e aprile ci ha accompagnato nel quadrimestre commemorativo della Liberazione; la intitolazione della scuola elementare di Sant’Anna a Maria Peron, partigiana e “medico di Brigata”; il conferimento della cittadinanza onoraria all’Associazione “Casa della Resistenza”; la decisione della Giunta di intitolare tre significativi spazi pubblici alle figure di Nino Chiovini, Natale Menotti e Edoardo Cometti; le solenni e sobrie celebrazioni del 25 aprile e del 20 giugno; la ristampa – attesa e gradita – de “I giorni della semina”, preziosissimo e insostituibile testo documentario di Chiovini sulla Resistenza nel Verbano; il conferimento della medaglia d’oro al Merito Civile alla nostra città per il contributo offerto in occasione della lotta di liberazione dal nazifascismo. E infine l’annunciata visita del Presidente della Repubblica al sacrario di Fondotoce.

 Oggi ricordiamo Nino Chiovini. La sua esistenza è stata una testimonianza che il tempo trascorso dalla sua morte, oltre 14 anni, non ha fatto altro che ingigantire: anche in quest’occasione lo scorrere del tempo ha reso giustizia al valore di un uomo che ha fatto della discrezione un tratto distintivo della sua esistenza. Nino Chiovini ha reso una testimonianza esemplare delle virtù civili che dovrebbero guidare il nostro modo d’essere dentro la comunità di cui siamo stati chiamati a fare parte. Le virtù civili di Chiovini sono state scandite da sei dedizioni. Le prime due mi piace definirle come “primarie” o “naturali”, poiché costituiscono le responsabilità individuali su cui si fonda  un’ordinata convivenza sociale: la dedizione alla propria famiglia e la dedizione al proprio lavoro. Nino è stato figlio, fratello, marito, padre, nonno:e ha assolto pienamente le sue responsabilità verso il nucleo familiare. Nino è stato un lavoratore apprezzato e impegnato, un tecnico di valore, che ha arricchito la comunità con il frutto della sua operosità.

 Ma Nino non si è limitato alle dedizioni “primarie”. Ha voluto assumersene altre, per così dire “elettive”. Innanzitutto la dedizione agli ideali di libertà e di uguaglianza, attraverso la scelta radicale della militanza partigiana compiuta quando aveva appena vent’anni: ha voluto servire la sua comunità mettendo consapevolmente a rischio la vita, perché senza libertà non esiste comunità. Tornato alla vita civile, ha scelto come naturale compimento della sua militanza partigiana la dedizione alla “polis”, attraverso il servizio politico-amministrativo come consigliere e assessore comunale nelle Amministrazioni che hanno retto la città negli anni ’50. Ancora: l’esperienza di lavoro in un grande complesso industriale come Rhodiatoce/Montedison/Montefibre lo ha indotto a aprirsi ad una responsabilità più larga e difficile, facendosi carico dei bisogni e delle aspettative di quella vasta e complessa realtà operaia che reclamava più diritti, più sicurezza, più prosperità. Infine, dopo il tempo delle scelte di militanza (partigiana, amministrativa, sociale) e chiusa la parabola professionale e lavorativa, per Nino Chiovini la stagione della piena maturità s’è rivelata nella dedizione intellettuale e culturale alla ricerca storica ed etnografico-antropologica: la passione  per la comunità locale si apre così alla dimensione intergenerazionale e si focalizza sulle valli dell’entroterra del Verbano, la cui “civiltà rurale montana” diventa l’oggetto privilegiato dei suoi studi e della sua riflessione. La sua inconfondibile scrittura, che da “I giorni della semina” a “La volpe” e sino “A piedi nudi” e a “Le ceneri della fatica” rifugge consapevolmente la tentazione della  retorica, dell’enfasi o della celebrazione, scandisce l’ultimo periodo della sua esistenza, entro il quale si rivela organicamente e si compie il senso dell’intera sua vita.

E oggi la comunità verbanese, che Nino ha servito con una dedizione alta ed esemplare, lo onora in questo luogo così significativo e familiare, consegnandolo per sempre alla memoria riconoscente dei suoi concittadini.

 Claudio Zanotti, sindaco di Verbania

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