ORNAVASSO E LA MONTAGNA INCANTATA di Italo ISOLI

Sul tema della sanità provinciale la confusione è massima e l’attenzione è concentrata quasi esclusivamente sulla localizzazione del futuro ospedale e non sulla struttura complessiva del servizio sanitario della provincia. Sulla base dei documenti disponibili è però possibile tentare qualche chiarimento.

Su Verbania Notizie e altri blog locali si sono lette in questi ultimi tempi  le proposte della Lega (Preioni) sulla sanità del VCO, con l’auspicio del nuovo ospedale unico a Domo e la privatizzazione del Castelli, le risposte  del PD   e del Comitato della salute del VCO che ribadiscono  la scelta dell’Ospedale unico di Ornavasso, o, qualora non fosse perseguibile, il sito fra Fondotoce e Gravellona, poi la proposta del Sindaco di Gravellona per un nuovo sito sul proprio territorio, poi ancora quelle della Lega Salvini Verbania con l’appoggio del sindaco di Omegna Marchioni e di nuovo la “Difesa del Castelli” da parte della  lista civica “Insieme per Verbania Albertella sindaco”. La confusione è massima e l’attenzione è concentrata quasi esclusivamente sulla localizzazione del futuro ospedale e non sulla struttura complessiva del servizio sanitario della provincia.

Sulla base dei documenti disponibili è però possibile tentare qualche chiarimento.

1. “Il nuovo Ospedale Unico dell’Azienda Sanitaria Locale del Verbano Cusio Ossola”. Il progetto, del 12 Ottobre 2016 , è reperibile sul sito dell’ASL VCO ed è suddiviso in tre parti, da cui si ricavano le seguenti sintetiche informazioni:

PARTE I – Inquadramento territoriale, ambientale e urbanistico. Questa prima parte non contempla uno studio di fattibilità sulle possibili aree utilizzabili in quanto già oggetto di precedenti scelte che hanno condotto la Regione Piemonte  all’individuazione del sito di Ornavasso e oggi ancora oggetto di discussione o addirittura di rifiuto a favore di Ornavasso pianura. Il documento è quindi uno studio di carattere descrittivo di tutte le condizioni geografiche, geologiche, ambientali, forestali, viabilistiche del sito già individuato.

PARTE II – L’Azienda Sanitaria Locale del Verbano Cusio Ossola

Questa seconda parte descrive il contesto del territorio e la struttura aziendale, come segue:

A) Nell’ASL VCO sono presenti attualmente due presidi ospedalieri a gestione diretta:

– Il Castelli di Verbania come Spoke,  dotato di Dipartimento di Emergenza e Accettazione (DEA di I livello)

– Il S. Biagio di Domodossola, secondo la programmazione regionale, come ospedale di base, dotato di pronto soccorso in quanto relativo a zone particolarmente disagiate, ovvero distante più di 90 minuti da hub o spoke di riferimento.

Ambedue i presidi hanno bacino di utenza inferiore agli standard. Nel 2016 a seguito di intesa fra Regione e Conferenza dei Sindaci anche il S. Biagio è un DEA di I livello in attesa di attivazione di un nuovo ospedale Unico

B) Ad Omegna è presente un Centro Ortopedico di Quadrante con ruolo di Ospedale Monospecialistico, con un Punto di Primo Intervento

C)Sono presenti anche presidi privati convenzionati: la casa di Cura L’Eremo di Miazzina e l’Istituto di ricovero e cura San Giuseppe di Piancavallo, L’Istituto Auxologico Italiano a Villa Caramora a Intra, oltre al recente Garofalo di Gravellona Toce.

D) Complessivamente gli ospedali del VCO coprono il 63.5 % del bisogno dei ricoveri ordinari mentre il rimanente 37.5 % è relativo a mobilità passiva in ambito regionale o extra regionale, per un valore economico di circa 35 milioni di euro/anno e prevalentemente legato a malattie cardiocircolatorie o neoplastiche.

E) I costi di gestione complessiva dei tre ospedali assommano a € 9.617.800/annui

F) Il livello di qualità strutturale dei tre presidi è compreso fra 50 e 75 % e l’età convenzionale di vita utile tra il 70 e il 100 %

G) I costi di adeguamento complessivo dei due ospedali è di 74.5 milioni, mentre quello della sostituzione integrale è di 215.4 milioni

H) Pertanto l’ASL VCO punta alla realizzazione di un nuovo presidio ospedaliero in luogo delle attuali strutture.

I) Nessuna informazione fornisce il documento della parte II, circa il riutilizzo dei due ospedali attuali.

PARTE III – Il nuovo Ospedale Unico dell’Azienda Sanitaria Locale VCO

 La descrizione del nuovo ospedale unico prende le mosse dall’enunciazione di un nuovo modello di assistenza sanitaria. Gli obbiettivi sono i seguenti:

  • Integrazione con la rete dei servizi territoriali;
  • Decongestionamento del Pronto Soccorso con ricadute sul dimensionamento della struttura
  • Assistenza prevalente alle forme acute (con riduzione dei posti letto).
  • Gestione dell’emergenza e urgenza.
  • Diagnosi e terapia ad alta tecnologia
  • Servizi diurni di Day Hospital

Il modello funzionale e organizzativo sarà il seguente:

  • Spoke di Primo livello con Dipartimento di emergenza e accettazione (DEA) di I livello
  • Tre livelli di cura: livello 1 (intensivo subintensivo), Livello 2 (Acuti), Livello 3 (post acuti), solo in parte collocato in ambito ospedaliero piuttosto che in quello territoriale

La dimensione del nuovo ospedale prevede un bacino di utenza di 171.400 abitanti e un numero di posti letto pari a 3.7 per 1000 abitanti e pertanto per un totale di 353 posti letto (non tornano i conti).

 

2. Gli ospedali di montagna.

Il tema della trasformazione dei piccoli ospedali decentrati in un ospedale unico non è limitato al nostro territorio ma è attualissimo in Italia e trasversale anche alle forze politiche, ma con tesi e posizioni  diverse da provincia a provincia, con particolare intensità di discussione nelle aree con problemi viabilistici e di accessibilità che acuiscono le resistenze alle trasformazioni e agli abbandoni delle strutture esistenti.

A conferma di queste diffuse contraddizioni vanno citate i confronti in corso nella vicina  Provincia di Sondrio sul tema dell’ospedale unico del capoluogo, fortissimamente voluto dai Sindaci, prevalentemente leghisti, ma anche  con alcune resistenze di comitati locali a difesa degli ospedali di montagna.

Il tema degli “ospedali di montagna” ricorre  infatti spesso nei confronti/conflitti  sulla riorganizzazione della sanità  nelle provincie montane.

Oggettivamente i cosiddetti  ospedali di montagna  non sono mai stati collocati su versanti montani non urbanizzati  se non quelli dell’ottocento o del secolo scorso destinati alla cura e alla prevenzione della tubercolosi, ora abbandonati o trasformati in RSA, come Miazzina o Piancavallo, nel Verbano, Cuasso al Monte a Varese o quelli svizzeri, come Davos, di interesse anche letterario per “La montagna Incantata” di Thomas Mann.

I veri ospedali di montagna destinati al pronto soccorso e alle relative degenze brevi o lunghe sono invece sempre stati collocati in aree urbane poste allo sbocco di valli montane o di ambiti territorialmente e geomorfologicamente complessi, come il San Biagio per l’Ossola e la Vigezzo, il Madonna del Popolo  di Omegna per la Val Strona e il Cusio, il Castelli per il Verbano e la Valle Cannobina, o come gli ospedali della Valtellina e della Val Chiavenna per la Provincia di Sondrio o come quelli della Valle Agordina e del Cadore nella Provincia di Belluno, tutte valli montane con i loro vecchi ospedali ancora ben funzionanti ma spesso in odore di smantellamento come DEA, a favore di nuovi ospedali unici, collocati ex-novo o ristrutturati, però praticamente sempre ancora nei capoluoghi provinciali, con relativi dibattiti come quello nella nostra provincia montana , ma anche in altre provincie non montane.

In questo senso, la collocazione teorica migliore di un ospedale unico del VCO avrebbe dovuto essere a Gravellona Toce, ma la scarsa preveggenza degli amministratori ha privilegiato le attività commerciali e ha consumato tutto il suolo utilizzabile, fatto salvo quello abilmente recuperato  dalla clinica privata del Garofalo (oggi sembra ulteriormente ampliabile con l’acquisizione  del fabbricato di fronte).

Il tema dell’ospedale unico in zone montane è ovviamente assai diverso da quello delle zone di pianura ed è fortemente connesso con il tema dello spopolamento delle aree montane, della viabilità e del dissesto idrogeologico, di cui sembra che nessuno stia parlando in ambito sanitario.

 

3. La Sanità territoriale e il Decreto Balduzzi

 Non siamo comunque soli sia in Piemonte che nel resto dell’Italia. Sembra però che, in particolare nel VCO, tutti si siano concentrati sul tema dell’ospedale unico come struttura in grado o meno di risolvere le carenze degli ospedali esistenti e nessuno, per lo meno i politici con le loro dichiarazioni di partito preso, sembra voler approfondire effettivamente l’organizzazione della sanità prevista dal Decreto Balduzzi (con particolare riferimento all’Art.1),  che, almeno nelle intenzioni, giustifica le aggregazioni/sostituzioni  in ospedali unici di quelli esistenti, come soluzione ai problemi di efficienza e di costi, spesso anche con riduzioni di personale.

Tale organizzazione non prevede però solo le aggregazioni in ospedali unici ma soprattutto altre importanti, come le  Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) monoprofessionali e le Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) o Case della salute, con più specializzazioni e servizi socioassistenziali.

Nelle prime i medici di base si dovrebbero alternare in modo da garantire l’erogazione delle prestazioni per tutto l’arco della giornata, dalle 8.00 alle 20.00 e, sembra di capire, con alcuni turni, anche per le intere 24 ore.

Esistono a Omegna, Crevoladossola, quella minimalista di Verbania e quella più complessa di Cannobio che sembra aspirare a diventare una UCCP, ma il processo appare lungo in quanto sembra  che i medici di base non siano ancora tutti convinti e, al contempo, è stato più  volte affermato  che le vere UCCP dovrebbero insediarsi nelle attuali sedi del Castelli e del San Biagio, ma nessuno ne parla chiaramente in dettaglio..

Il Comitato della salute del VCO dice che sarà naturale e logico che le UCCP vengano ospitate negli ospedali attuali e quindi Castelli, San Biagio e Quadrante di Omegna, mentre le cosiddette “acuzie” e i relativi ricoveri verrebbero trattati nel nuovo ospedale di Ornavasso.

Purtroppo al paragrafo 8.3 della Terza Parte del progetto di nuovo ospedale unico riportato sul sito dell’ASL è detto testualmente che Saranno interessati dall’attivazione delle procedure amministrative dei rispettivi Piani Regolatori i Comuni di Verbania e Domodossola, affinché le aree che attualmente ospitano gli ospedali cittadini, alla luce di specifiche valutazioni di carattere territoriale e urbane, vengano valorizzate ai fini della loro successiva alienazione, ai sensi dell’Art, 58 della Legge 06.08.2006 n. 133, anche in relazione dell’eventuale applicazione dei disposti di cui all’Art. 53, commi 6 e 12 del Dlgs 163/2006 e smi”.

L’affermazione è fortemente condizionante le previsioni di medicina territoriale e pertanto le vere domande a riguardo dovrebbero essere le seguenti:

Cosa sono le Unità Complesse di Cure Primarie in un contesto come quello del VCO ?

  • Nel caso della realizzazione di un ospedale unico in una nuova localizzazione, le UCCP saranno localizzate nelle due sedi storiche del Castelli e del San Biagio, che non saranno quindi smantellate?
  • In caso affermativo quale assetto organizzativo avranno e quali prestazioni e attività sanitarie erogheranno le due UCCP ?
  • Svolgeranno anche servizi di pronto soccorso e a che livelli e con che orari ?
  • Quale strumentazione minima sarà disponibile e quale personale sanitario sarà presente?
  • Verranno utilizzate anche per la lungodegenza?
  • Quali saranno di conseguenza i loro costi? E da dove prenderà l’ASL le previste risorse per gli annunciati risparmi (9 milioni/anno) per finanziare i mutui delle imprese che costruiranno il nuovo ospedale?

Appare ovvio che, qualora a queste domande fosse data convincente risposta, le UCCP rappresenterebbero ancora per i cittadini il primo luogo di assistenza sociosanitaria “normale” e l’ospedale unico il luogo dell’emergenza per le cosiddette “acuzie” e, pertanto, anche la localizzazione di quest’ultimo potrebbe diventare meno problematica.

Ma allora la ricerca di una fittizia baricentricità geografica e politica diventerebbe un falso problema e dovrebbe prevalere unicamente il criterio dell’accessibilità, dei costi e della rapidità progettuale ed esecutiva..

 

4. Ulteriori dimenticanze da colmare.

Sia che la nuova sede venga riconfermata a Ornavasso, sia che un eventuale nuovo governo regionale leghista individui un’altra collocazione geografica, esistono  ulteriori dimenticanze da colmare e sono quelle  delle viabilità di accesso a qualsiasi struttura sanitaria da migliorare:

  • Lo svincolo di Baveno verso Nord (oggi per un abitante di Baveno o Stresa è più vicino l’ospedale di Borgomanero che non quello di Verbania e tantomeno quello futuro di Ornavasso)
  • La riapertura della galleria di Omegna (con considerazioni analoghe per gli abitanti del Cusio o di quelli del Verbano verso il COQ)
  • L’eventuale ripresa del progetto di collegamento fra l’ultima galleria in uscita sulla vecchia SS.n. 33 e l’entrata alla superstrada a Gravellona, mediante viadotto e ponte sul Toce (sempre per motivi analoghi ai precedenti).
  • La difesa dal rischio idrogeologico delle strade statali n. 34 del Lago Maggiore,  la  337 della Valle Vigezzo, la n- 659 della val Formazza, la n. 549 della valle Anzasca, per citare le principali, e della varie provinciali fra cui prioritarie la SP75 della valle Cannobina e la SP52 della val Strona.
  • Magari anche la revisione del progetto di circonvallazione di Verbania, in una possibile versione minimalista.

Troppo?

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