OSPEDALE, ULTIMO ATTO

Se il fallimento colpevole del progetto di Ospedale Unico Plurisede e la crisi finanziaria regionale non permettono di fare altro che quello annunciato lunedì scorso da Saitta, sia la Regione Piemonte a compiere in piena responsabilità la scelta del Dea unico e del conseguente ospedale spoke del Vco. Operino con razionalità, oggettività, ragionevolezza e lungimiranza. Se così sarà, la decisione non potrà essere diversa da quella che in queste poche righe abbiamo suggerito.

La crisi “sanitaria” che in queste ore travolge quel che resta (poco, quasi nulla) del Vco ha tutte le caratteristiche del déjà vu e ci proietta a ritroso nel tempo, tra la fine del 200o e la metà del 2002. Allora l’oggetto del contendere era la dichiarata insostenibilità di una organizzazione ospedaliera fondata sui “reparti-doppione” del Castelli e del San Biagio (e del Madonna del Popolo di Omegna), che la Regione Piemonte a guida Ghigo intendeva risolvere con il COQ pubblico-privato (poi realizzato) e con l’ospedale unico a Piedimulera; oggi, in tempi di vacche magrissime, la contesa è arrivata all’osso e l’osso è rappresentato dalla dichiarata insostenibilità del “doppione-Dea” sui due ospedali. E, come una dozzina d’anni fa, il territorio si lacera, disegnando linee di frattura irrazionali e immotivate. In attesa dell’armageddon, potrebbe non essere oziosa qualche considerazione.

Primo. Il punto di crisi odierno è figlio del fallimento del progetto di Ospedale Unico Plurisede. E questo fallimento ha una data ben precisa: luglio 2011, quando la “filiera” delle Amministrazioni destro-leghiste in Regione, Provincia e Comune presentò i contenuti del Piano di Riordino della sanità del Vco targato Cota-Monferino. Si trattò di un balzo all’indietro di dieci anni, con il ritorno del concetto di ospedale “per poli” al posto di quello “unico e plurisede”. La crisi di oggi ha le sue ragioni e le sue radici in quella scelta. A chi volesse qualche dettaglio in più, consiglio di leggere qui, qui, qui, qui e – per ridere un po’ – qui. Il link che segue spiega come sarebbe dovuto essere (e mai sarà) l’ospedale unico plurisede. Quest’altro link racconta invece come già alla fine del 2011 fosse in stato di avanzata elaborazione l’idea sciagurata dell’ospedale per poli. Insomma, tutto già visto e previsto, nell’indifferenza e nella stolida ottusità del sistema politico-amministrativo.

Secondo. La scelta dell’unico DEA del Vco imposto da Chiamparino (e dai conti disastrati della Regione) scioglierà una volta per tutte il “nodo” dell’ospedale provinciale (“cardine” o – come si dice oggi – “spoke”): ubi Dea, ibi nosocomium. Le ragioni che depongono a favore di Verbania sono quelle che già dodici anni fa si ergevano incontestabili contro la stupidaggine del “metaprogetto” di nuovo ospedale unico a Piedimulera. Un ospedale provinciale “cardine” o “spoke” deve trovare collocazione nella parte meridionale del Vco, per intercettare razionalmente non solo l’utenza che proviene da nord lungo gli assi stradali (superstrada e statale 34) e ferroviari (linea del Sempione) “di sistema” , ma anche quella che risiede nella grande conurbazione dei laghi ( più di 65.000 abitanti tra Verbania, Stresa, Baveno, Gravellona, Casale Corte Cerro, Omegna); in più, solo un ospedale provinciale “meridonale” può attrarre l’utenza del Basso Verbano e del Vergante oggi gravitante sugli ospedali del Novarese e del Varesotto. Se a queste inoppugnabili ragioni demografico-morfologiche si aggiungono quelle legate alle dimensioni e alla localizzazione dell’utenza stagionale turistica (800.000 presenze solo a Verbania, più quelle di Baveno e Stresa) e di quella socio-sanitaria (ospedali specialistici e riabilitativi di Piancavallo e Miazzina, le RSA di Verbania, di Cannobio e di Omegna), la collocazione del DEA e, di conseguenza, dell’ospedale “spoke” non può essere ragionevolmente diversa dal “Castelli” di Verbania.

Terzo. Poichè la ragionevolezza, per affermarsi, deve essere riconosciuta, non vi è alcuna certezza che la scelta della Regione sia quella di un Dea e di un ospedale “meridionale”. Se la decisione cadrà su Domodossola, la sanità ospedaliera del Vco prenderà una strada radicalmente diversa. La popolazione residente della fascia meridonale cercherà strutturalmente e sistematicamente risposte sanitarie di qualità attraverso la cosiddetta “mobilità passiva” in ospedali extraprovinciali (lombardi e piemontesi), che a parità di disagio logistico garantiscono già ora prestazioni di elevato livello (grazie ad adeguata casistica per un ampio spettro di patologie, a volumi significativi di interventi, alla disponibilità di attrezzature moderne, alla ricchezza di confronto professionale interno, al costante aggiornamento nei centri universitari, a standard alberghiero-assistenziali di valore….) irraggiungibili da un nosocomio periferico in un contesto demograficamente ridottissimo come sarebbe quello di Domo.  Già nel febbraio 2006, da sindaco di Verbania, suggerivo una soluzione di questo tipo, pensando all’ospedale di domani e a quello di dopodomani.

Quarto. La parte che in queste ore sta giocando la Regione Pimonte è profondamente sbagliata. La decisione dell’assessore alla Sanità di lasciare al “territorio” la scelta di quale Dea chiudere  trasuda cinismo e ponziopilatismo. Non possono non sapere, a Torino, che il Vco – radicalmente desertificato nella sua rappresentanza politica – non può fare altro che avvitarsi in un autodistruttivo campanilismo, la cui sindrome in queste ore si palesa con agghiacciante evidenza. La Regione Piemonte dispone di tutti gli elementi per assumere una decisione la cui responsabilità le appartiene in toto e che non può scaricare su comunità dilaniate e ormai prive di lucidità e di saggezza. Se il fallimento colpevole del progetto di Ospedale Unico Plurisede e la crisi finanziaria regionale non permettono di fare altro che quello annunciato lunedì scorso da Saitta, sia la Region a compiere in piena responsabilità la scelta del Dea unico e del conseguente ospedale spoke del Vco. Operino con razionalità, oggettività, ragionevolezza e lungimiranza.

Se così sarà, la decisione non potrà essere diversa da quella che in queste poche righe abbiamo suggerito.

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