PIENE E MAGRE DEL LAGO MAGGIORE: SECONDA PARTE di Italo ISOLI

IL LAGO MAGGIORE IN REGIME REGOLATO

Da qualche anno il tema dell’innalzamento artificiale del livello del lago Maggiore è diventato oggetto di dibattito particolarmente infuocato, anche sui media di livello nazionale, fra gli utenti fluviali dell’acqua posti a valle dello sbarramento e quelli lacuali posti a monte dello stesso.

Ci si può chiedere innanzitutto perché il regime regolato produca problemi e perché questi problemi emergano più vistosamente ora, dopo oltre 70 anni dalla costruzione della diga della Miorina.

Nei paragrafi che seguono cercherò di illustrare, in modo più oggettivo possibile, i termini della questione, nella consapevolezza che la nuova puntata è inevitabilmente più noiosa anche se necessaria per la comprensione della situazione e dei conflitti che la stessa genera.

CARATTERISTICHE DELLA REGOLAZIONE.

Con il secondo dopoguerra inizia il periodo di regolazione del lago Maggiore mediante la costruzione di una grande opera idraulica costituita da uno sbarramento a paratie mobili, in località Miorina, su progetto originario dell’Ing. Gaudenzio Fantoli del 1924 e auspicata sin dal 1863 dall’Ing. Elia Lombardini, ma iniziata solo nel 1938 e portata a termine nel 1943.

Occorre però evidenziare che già dagli anni ’20, nel bacino imbrifero del lago Maggiore, in Italia e in Svizzera, era iniziata la costruzione di grandi bacini artificiali destinati alla produzione di energia idroelettrica e la cui capacità di invaso supera oggi complessivamente i 600 milioni di metri cubi di acqua.

Per rendere più evidente l’entità di tale enorme volume basti pensare che la superficie del lago Maggiore è di 212.5 kmq, il che vuol dire che se, per assurdo, tutta l’acqua invasabile da tutti bacini idroelettrici fosse rilasciata istantaneamente, il livello del lago si innalzerebbe di 2.8 m.

Sempre nell’ambito del bacino del lago Maggiore sono oggi regolate anche le portate uscenti dal lago di Lugano, il Ceresio, e quelle uscenti dal lago d’Orta, il Cusio ed esiste anche una soglia di limitazione di livello all’incile del Lago di Mergozzo all’inizio dell’omonimo canale emissario.

Si può dire quindi che nell’ambito del secolo scorso, il lago Maggiore è passato da una situazione naturale ad una regolata.

Chi volesse approfondire tutto il tematismo della regolazione può far riferimento allo studio “Le fluttuazioni di livello del Lago Maggiore in regime regolato: considerazioni sugli eventi di magra” – 2007, a cura di L.Barbanti, W. Ambrosetti e A.Rolla, del CNR ISE (Istituto per lo Studio degli Ecosistemi di Verbania Pallanza).

IL CONSORZIO DEL TICINO

Gli obiettivi della regolazione alla Miorina erano, secondo il Fantoli, quelli di poter aumentare la disponibilità di acqua per le utenze di valle, prevalentemente irrigue ma anche idroelettriche, secondo le necessità e, possibilmente, con un modesto miglioramento del regime delle piene del Lago Maggiore e del Ticino.

Già nel 1923 si era formato un consorzio volontario tra le province di Milano,Novara e Torino per la promozione di un piano di regolazione del Lago Maggiore e una conseguente miglior utilizzazione irrigua e industriale   del fiume Ticino, che poi venne istituzionalizzato con la L. 20 Dicembre 1928 come Consorzio del Ticino – Ente Autonomo per la costruzione, manutenzione ed esercizio dell’opera regolatrice del Lago Maggiore

Le norme di gestione dettate da un apposita Commissione Italo Svizzera, già istituita nel 1938, e sulla base del Piano Fantoli del 1924, prevedevano un intervallo fra quote idrometriche prefissate all’interno del quale fosse consentita la regolazione e cioè compreso fra le quote – 0.50 m e + 1.00 m rispetto allo zero idrometrico di Sesto Calende posto a circa 193.00 m s.l.m. (per la precisione 193. 016 m s.l.m., di soli 16 mm più alto); la regolazione mediante le paratie doveva riportare il più possibile le magre e le piene all’interno dell’intervallo prefissato.

La derivazione del lago regolato doveva consentire anche di immettere nel Ticino per l’agricoltura e l’industria sino a 240 mc/s nella stagione estiva e e 130 mc/s in quella invernale.

Gli effetti della regolazione sui livelli lacustri furono subito evidenti rispetto al periodo non regolato, nel senso che rimanevano le ciclicità naturali corrispondenti alle precipitazioni stagionali, con due massimi in primavera e autunno e due minimi in inverno ed estate, ma con variazioni mediamente comprese in una fascia di ampiezza decisamente minore rispetto al periodo non regolato.

Ovviamente la regolazione non poteva controllare se non in minima parte gli eventi eccezionali e si sono verificate ancora alcune magre importanti sia pur di poco al di sotto della soglia di -0.5 m e piene elevate come quelle degli anni 1993 e 2000, quest’ultima sino a quasi + 5 m dallo zero idrometrico

I CONFLITTI SULL’USO DELL’ACQUA

I vantaggi della regolazione sono stati sicuramente positivi per le utenze di valle: secondo uno studio del 1998 (Guarnieri) le centrali idroelettriche nel Ticino sub-lacuale, a seguito della regolazione, avrebbero aumentato la loro produzione di circa il 40%; secondo un altro studio del 1998 (Baratti) le migliorate disponibilità idriche hanno determinato importanti risorse alla stagione irrigua estiva.

 

Tuttavia, già a partire dagli anni ‘60 e più vistosamente negli ultimi anni iniziano ad evidenziarsi conflitti con gli utenti di monte, accentuati dalle richieste di ulteriore innalzamenti di livello estivi.

Il recente dibattito sulle possibilità di ulteriore regolazione non è infatti nuovo e riguarda posizioni legittimamente interessate ma in forte contrasto fra di loro:

  • secondo il Consorzio del Ticino un livello estivo più alto consentirebbe di accumulare un maggior volume di acqua e, di conseguenza, rendere disponibile, a valle della diga, acqua nuova ossia non persa durante le piene, ai fini irrigui ed energetici;
  • da parte dei Comuni rivieraschi sia italiani che svizzeri vi è il timore non infondato che livelli artificialmente tenuti alti a monte possano aumentare le possibilità di colmi di piena più gravosi, oltre al fatto di diminuire la dimensione delle spiagge fruibili dal turismo, proprio nei periodi estivi e rendere al contempo difficili le operazioni di manutenzione delle opere costiere;
  • un terzo elemento conflittuale è rappresentato dalla presenza degli invasi idroelettrici sia italiani che svizzeri, il cui volume è andato aumentando negli anni e che se da un lato può avere effetti positivi nella laminazione dei primi colmi di piena, dall’altro produce prolungamenti dei periodi magra con il trattenere acqua nei periodi di siccità.
  • un quarto elemento, certamente non ultimo in fatto di importanza, è rappresentato dal fatto che il lago Maggiore e il suo emissario, il fiume Ticino, con le loro sponde, rappresentano una risorsa ambientale importante, che una scorretta regolazione potrebbe danneggiare:
  • a monte della diga con i possibili effetti negativi sulla flora e sulla fauna, con particolare riguardo alle aree a riserva naturale, a causa del permanere per lunghi periodi, di livelli abbastanza costanti e alti;
  • a valle della diga per l’eccessivo sfuttamento irriguo e industriale e conseguente riduzione delle portate, soprattutto di magra, nelle aree dei Parco del Ticino.

Si tratta quindi di conflitti tra le diverse categorie di utilizzatori di monte e di valle, ivi compreso l’ambiente, nei riguardi di una risorsa naturale che, a seguito delle possibilità di regolazione, può essere correttamente sfruttata nell’ambito di un giusto fabbisogno oppure sovra sfruttata a favore di alcuni e a scapito di altri.

Ma come individuare il giusto fabbisogno in modo da contemperare gli interessi dei singoli utilizzatori con quelli generali del sistema?

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