PROGETTO DI SVILUPPO E VALORIZZAZIONE DEL MONTEROSSO di Nico SCALFI, Savino BOMBACE, Italo ISOLI, Alessandro PAPINI

Il Monterosso può rientrare  tra  le principali  aree di interesse strategico di Verbania.  Se si considerano le politiche di  sviluppo e di trasformazione urbana che nei  prossimi anni riguarderanno la città, non si può non tenere conto di quest’area, che occupa un’importante parte della superficie del territorio comunale.

In primo luogo  parrebbe opportuno individuare un piano di azioni che garantiscano la corretta gestione e valorizzazione del patrimonio boschivo per il  mantenimento delle sue caratteristiche di pregio e evitarne  l’abbandono, così riducendo il rischio di fenomeni come incendi o schianti di alberi; vanno promosse inoltre  specifiche azioni di manutenzione dei corsi d’acqua per la sicurezza del territorio e il miglioramento e la cura delle condizioni delle difese spondali  come nel tratto che interessa il torrente San Bernardino .

In termini di sviluppo dell’area connesso al rafforzamento della così detta “vocazione turistica ” della città e delle attività economiche o piccole filiere che ne possono derivare, il Monterosso si  inserisce  come oggetto di interesse specifico per la definizione di nuove politiche di sviluppo del territorio.

Infatti, se negli ultimi lustri vi è stata  un’ attenzione specifica per le politiche che hanno interessato il  fronte lago,  si è fatta progressivamente più marcata anche l’esigenza di una visione strategica chiara per ricollegare il tessuto urbano e sociale della città  al suo entroterra montano. Proprio l’entroterra montano verbanese, frazionato in piccole realtà comunali, alle prese con una non facile gestione del loro territorio e nonostante il fenomeno di generale e progressivo spopolamento della montagna, ha conservato un patrimonio naturale e culturale di enorme interesse e potenzialità. Su tale patrimonio e sulle opportunità derivanti dalla presenza del Parco sono partite negli anni diverse esperienze positive che inevitabilmente hanno aperto su più fronti una riflessione politica sulle reali  possibilità del “vivere, e tornare a vivere in montagna” . Possibilità le cui realizzazioni saranno  tutt’altro che scontate, ma che rispondono a una generale domanda di vita più vicina ai ritmi della natura e di sostenibilità ambientale, obbligando la politica e le comunità a considerare come  recuperabili spazi e attività lavorative collegate  al potenziale che  l’entroterra  montano verbanese può offrire.

All’esigenza di definire un piano di gestione del patrimonio boschivo del monte, si somma quindi quella di una visione più ampia .  Una visione che permetta di stabilire  azioni innovative  per :

-il mantenimento e la valorizzazione della rete di percorsi e sentieri  che colleghino l’area urbana della città all’interno dei boschi,  collegamenti diretti col territorio montano, funzionali alla fruizione escursionistica come alla promozione di eventi sportivi;

– il recupero dell’archeologia rurale sedimentata nell’area può essere ripreso parallelamente ad azioni che accompagnino un  ritorno di piccole attività di produzione agricola, connesse alla riqualificazione delle aree terrazzate .

– le nuove ipotesi di sviluppo rimesse sul tavolo del dibattito politico  grazie alle interessanti esperienze costruite in questi anni da diversi attori che vivono il monte: dalle attività connesse alla florovivaistica, l’apicoltura, fino alle coltivazioni di ulivi, zafferano e nuovi percorsi sperimentali che riguardano la canapa. L’ambiziosa prospettiva di reinsediamento  di piccole produzioni agricole, darebbe negli anni alla comunità verbanese l’opportunità di recuperare la produzione di prodotti locali in grado di caratterizzare positivamente un’identità locale non sempre sentita e quindi di valorizzare l’offerta di prodotti anche in chiave di “vocazione turistica“.

Considerazione e punti di attenzione.

  • L’area è molto vasta e ampie sono le zone che versano in stato di abbandono;
  • La zona su cui concentrarsi è quella che va dalla fascia mediana fino alla sommità. Tale area è stata meno caratterizzata dalla costruzione di abitazioni residenziali dagli anni 60 fino ai giorni nostri; è un’area destinata in larga parte dal Piano Regolatore ad uso pubblico e interessata dalle possibilità di estensione dei confini  del Parco Val Grande
  • Per poter avere possibilità di successo e risultatati tangibili in tempi abbastanza brevi, occorre concentrarsi su una o più aree circoscritte, laddove alcune iniziative coerenti con l’idea generale esposta in premessa sono già partite ;

Proposte e idee.

1. Recupero dei sentieri . Il recupero dei sentieri riveste un’importanza:

  • Turistica: il Monterosso si colloca fisicamente come uno degli elementi di attrazione e di collegamento tra i campeggi di Fondotoce e l’entro terra montano, oltre che come luogo d’accesso al Parco Val Grande;
  • Paesaggistica: attraverso un piano di intervento per la cura e la manutenzione dei boschi che esalti le caratteristiche proprie del bosco, il Monterosso può assumere la funzione di “giardino urbano” ;
  • Culturale: il borgo di Cavandone, già teatro (nel vero senso della parola) di importanti iniziative può diventare il luogo centrale per una nuova offerta culturale che combini  insieme le particolarità e  storia  del luogo .

L’intervento dovrebbe prevedere il recupero solo di un parte dei sentieri che dalla città  salgono verso il Monterosso, sviluppando poi i percorsi nella zona mediana-sommitale, più facilmente recuperabile.  Questo perché i sentieri alla base del Monterosso, essendo la parte più interessata da insediamenti residenziale, potrebbero rappresentare maggiori criticità nel loro recupero.

2. Recupero dei terrazzamenti. I “terrazzamenti”, oggi in disuso e da recuperare, sono la testimonianza dell’attività rurale che si svolgeva sul Monterosso. Il loro recupero, affiancato da progetti che favoriscano l’avvicinamento dei giovani alle attività rurali, potrebbe avere un’importante valenza agricolo-produttiva per la valorizzazione e sviluppo del Monterosso. Si dovrebbe arrivare a poterli censire, evidenziando quelli in stato di abbandono, attivando delle procedure di recupero all’uso pubblico, da poter poi sistemare e riassegnare;

3. Insediamento di attività produttive. Valutare l’insediamento di attività produttive ad impatto ambientale zero/minimo, che sfruttino le risorse naturali della montagna. Risorse che altrimenti andrebbero perdute o rappresenterebbero un costo.

Metodologie da attivarsi

In altre zone montane o collinari le analisi e la promozione di nuove attività sono state quasi sempre attivate attraverso l’iniziativa di operatori privati già esistenti (vedi la viticoltura in Ossola) o da Enti pubblici attraverso le opportunità previste dai Fondi di Sviluppo Rurale.

Un progetto di sviluppo  e valorizzazione del M. Rosso non può però che partire da un’aggiornata analisi dell’esistente, che riguardi i seguenti aspetti:

– Analisi  alla scala non inferiore a 1:2000 delle condizioni naturali geologiche, geomorfologiche, pedologiche,idrologiche,idrogeoloche.

– Analisi specialistica sempre in scala 1:2000 delle condizioni della vegetazionali naturali, di quelle storiche o ancora attuali colturali, dello stato delle trasformazioni, delle potenzialità ancora esistenti , in termini di terrazzamenti, accessibilità, esposizione,  acclività, disponibilità idriche, tipologie di colture, dimensioni delle singole aree

– Analisi delle proprietà (privata,usi civici,ecc…), delle potenzialità degli accorpamenti e riusi, costi dei recuperi, ecc

– Individuazione di aree pilota di dimensioni idonee a specifiche colture, relativi costi di allestimento e possibili finanziamento.

– Individuazione di linee di sviluppo turistico, energetico, culturale

– Valutazione dell’iter di inserimento dell’area nel Parco Val Grange

– Promozione di corsi per giovani imprenditori agricoli e bandi pubblici di assegnazione delle aree

Un progetto di questa dimensione e valenza non può che essere attivato dal Comune di Verbania di concerto con i cittadini interessati (residenti dell’area, imprenditori agricoli,associazioni sportive e culturali,professionisti,sindacati del settore agricolo,ecc)con il patrocinio della Regione, della Provincia e del Parco della Val Grande.

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Normativa di riferimento

L 8 Agosto 1985 n.431 “Disposizioni urgenti per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale” 

LR 09 Agosto 1989, n. 45 “Nuove Norme per gli interventi da eseguire in terreni sottoposti a vincolo per scopi idrogeologici”

Legge Regionale 10 Febbraio 2009, n.4 – Gestione e promozione economica delle foreste (modificata da L.r. 22/2009, L.r. 30/2009, L.r. 14/2010., L.r. 09/2011,  L.r. 17/2013)

DGR 6 Febbraio 2017 n.23-4637 – LR 4/2009, Art. 19 “Disposizioni sulle traformazioni del bosco ad altra destinazione e approvazione dei criteri e delle modalità per la compensazione”

Programma di sviluppo rurale (PSR) – 2014 – 2020

Decreto Legislativo 3 Aprile 2018 n.34 “Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali”

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