QUANTO COSTA SERVIRE LA PROPRIA CITTA’ di Diego BRIGNOLI

Ora provo ad abituarmi allo status di pregiudicato e mi tengo la pena di cui spero non dover parlare ancora a lungo, per poi voltare pagina e ritrovare la serenità d’animo necessaria per tornare ad occuparmi d’altro, magari anche di politica, di amministrazione, dei problemi di Verbania e dei suoi cittadini, come sempre ho fatto con passione.

Si avvia a conclusione la vicenda “firmopoli” che mi ha visto implicato e condannato.

Non ho ragioni di commentare o, peggio, esprimere valutazioni in merito alla sentenza, peraltro frutto di patteggiamento. Desidero però, mentre si susseguono commenti e valutazioni, chiarire pubblicamente, in maniera mi auguro definitiva, la mia posizione, così come ho fatto in fase di deposizione di fronte al Pubblico Ministero. È il ruolo pubblico che ho ricoperto fino a poco tempo fa che me lo impone.

È noto il contesto nel quale si sono svolti i fatti, la situazione di particolare difficoltà per la carenza di certificatori causata dal commissariamento del Comune di Verbania. Altrettanto nota la mia condizione personale di quei giorni: da poco tempo ero uscito sconfitto dalle primarie del Centro Sinistra e avevo accettato la candidatura come capolista nella lista del Partito Democratico. Nonostante la mia evidente collocazione e le mie personali convenienze, ritenendo fondamentale elemento di democrazia il diritto di partecipare alle competizioni elettorali da parte di tutti, anche e soprattutto degli avversari, ho ritenuto indispensabile anteporre alla mia condizione di candidato quella di essere uno dei pochi legittimato a garantire questo diritto mettendo a disposizione di tutti la mia funzione di consigliere provinciale, in particolare di coloro che, per obiettive ragioni, correvano il rischio di non poter partecipare alla competizione elettorale in virtù della difficile condizione di marginalità, inesperienza e carenza organizzativa. Nella memoria di tutti il precedente della mancata partecipazione alle elezioni amministrative di Omegna da parte di una lista per difficoltà di carattere burocratico.

Non casuale quindi il fatto che mi sia prestato ad autenticare le firme raccolte non solo da liste riconducibili alla coalizione alla quale aderivo e risultata poi vincente, ma anche ad altre formazioni, in particolare le più deboli e mal organizzate: ho infatti autenticato firme per le liste di Movimento 5 Stelle, Sinistra Unita, Cittadini con voi – Carlo Bava Sindaco, Sinistra e Ambiente con Carlo Bava, Verbania Bene Comune, Lista Civica Insubria. Non ho ovviamente autenticato firme per la lista PD – Marchionini Sindaco per la quale ero candidato e non ricordo di averlo fatto per la lista civica Con Silvia per Verbania.
Si è trattato di un impegno gravoso, contraddistinto da numerose presenze, spesso in situazioni convulse e di grande confusione, in vari luoghi della città e in diverse date e orari che ho ricostruito in fase di deposizione.

Delle circa cinquecento firme da me autenticate, sono diciassette quelle contestatemi:

– una per la lista Cittadini con voi – Carlo Bava sindaco (che ha poi eletto un consigliere di opposizione);
– quattro per la lista Sinistra Unita (un consigliere eletto successivamente passato all’opposizione);
– dodici per la lista Verbania Bene Comune (nessun consigliere eletto), sette delle quali, ed è questa la mia colpa più grave, sicuramente apposte in mia assenza in quanto sottoscritte “in luoghi e tempi diversi da quelli indicati”.

Nessuna firma falsa, tutte firme “genuine”, come chiaramente riporta l’imputazione, “tutte firme apposte sugli appositi moduli, in modo consapevole dagli interessati, pur senza la contestuale presenza dell’autenticatore, (…) il quale avrebbe comunque attestato il vero perché quelle firme erano frutto di una consapevole e libera scelta di quelle persone” (così si esprime un noto studio legale vercellese in uno degli innumerevoli pareri che ho avuto modo di consultare).

Non ho ovviamente tratto alcun beneficio e non ho favorito né danneggiato nessuno (chi voleva sostenere una lista ne ha avuto la possibilità, nessuno si è scoperto sostenitore inconsapevole); certamente ho peccato di leggerezza e di eccesso di fiducia nei confronti di chi materialmente raccoglieva le firme; certamente ho sbagliato ed essendo sempre personali le responsabilità ho scelto di patteggiare, sia per contenere costi sinceramente insostenibili, sia per porre fine ad una vicenda che si sarebbe trascinata per anni con esiti incerti. Una vicenda chiara nei suoi contorni ma che rappresenta un fardello piuttosto pesante per chi come me non ha l’abitudine di frequentare la aule di giustizia; non fosse altro che per la terminologia giuridica che delinea il capo di imputazione per il quale sono stato condannato (… perché, agendo in concorso con altri, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso …), o per la scorretta semplificazione utilizzata da certa stampa (“Firme false: indagato il Presidente del Consiglio Comunale”); e a tal proposito desidero pubblicamente ringraziare chi invece ha saputo fare le opportune distinzioni.
Ho altresì deciso di evitare di coinvolgere le Istituzioni dimettendomi da Consigliere Comunale.

Ora provo ad abituarmi allo status di pregiudicato e mi tengo la pena di cui spero non dover parlare ancora a lungo, per poi voltare pagina e ritrovare la serenità d’animo necessaria per tornare ad occuparmi d’altro, magari anche di politica, di amministrazione, dei problemi di Verbania e dei suoi cittadini, come sempre ho fatto con passione.

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