TEATRO A VERBANIA: UN’IDEA VINCENTE E DUE TRAGICI ERRORI di Claudio Zanotti

L’intuizione di dare alla nostra città e al suo  entroterra un nuovo teatro civico si è rivelata vincente, ma si è affermata a prezzo di due tragici e ormai irrimediabili errori: una localizzazione urbanisticamente folle e una struttura impiantistico-edilizia mal congegnata e condizionata da limiti gravi e insuperabili. Il primo errore ha cancellato per sempre l’idea di costruire il “cuore” della nuova città là dove l’avevano pensata generazioni di avveduti amministratori, cioè tra piazza Mercato, piazza F.lli Bandiera e il nuovo quartiere di S. Anna. Il secondo errore ha regalato alla città una struttura irrazionale e costosissima, che solo il fascino del teatro e la seduzione della cultura ci aiuteranno piano piano ad amare.

Qualche settimane fa da queste pagine virtuali sollecitavamo gli uffici del Comune di Verbania a produrre  la rendicontazione 2017 della gestione del CEM, necessaria per capire meglio cosa succederà al Maggiore quando alla gestione diretta dell’Amministrazione comunale sarà gradualmente e compiutamente subentrata la neocostituita, omonima Fondazione. In questi giorni il documento è stato reso disponibile e i nostri lettori possono consultarlo qui. I cosiddetti “grandi numeri” ci dicono che nel primo anno di gestione “a regime” (depurata quindi dalle spese una tantum tipiche della fase d’avvio) il bilancio della struttura chiude con un disavanzo di circa 600.000 €, risultato aritmetico della sottrazione alla totalità delle Spese (€ 1.025.000) della totalità delle Entrate (€ 430.000). Una cifra sostanzialmente in linea con il rendiconto del primo anno di attività, peraltro conteggiato non sull’anno solare ma sulla “stagione” (giugno 2016-giugno 2017, disavanzo di € 700.000).

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Una migliore comprensione delle dinamiche gestionali richiede però qualche considerazione sulle singole voci di bilancio. Le Entrate “proprie” assommano in realtà a 280.000 € (225.000  di biglietti/abbonamenti, 42.000 € di affitto delle sale e del bar, 12.000 € di sponsorizzazioni), mentre 150.000 € costituiscono il contributo economico riconosciuto della Regione Piemonte al Comune e per questa ragione sostanzialmente estraneo ai ricavi propriamente detti.

Più complessa appare invece la sezione “Spese”. La parte del leone spetta alla  cosiddetta “gestione ordinaria”, che – ripartita in una quindicina di “voci” che sarebbe forse opportuno dettagliare in maniera più puntuale – è costata 560.000 €. La rata annua per l’ammortamento del mutuo a suo tempo contratto per finanziare una parte del costo dell’opera è di 66.000 €. Il costo del personale addetto al Cem raggiunge i 133.000 € e comprende circa 3,5 unità di personale (dipendenti del Comune impiegati in percentuali che vanno dal 20% al 100% del tempo-lavoro per attività del Cem). Paiono tutt’altro che irrilevanti le spese per le utenze (acqua, telefonia e soprattutto energia), che raggiungono i 160.000 € e quelle per le manutenzioni ordinarie (52.000 €, su una struttura che nel 2017 non aveva ancora due anni di vita).

Sembrano invece essere spese di investimento (e dunque non ripetibili negli anni seguenti) le somme per la costituzione della Fondazione (56.000 €, di cui 52.000 € di dotazione patrimoniale conferita dal Comune alla nuova Fondazione, somma uguale a quella conferita dall’altro socio, ovvero la Regione Piemonte) e quelle (16.000 €) per l’acquisto di arredi e impianti.

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Per una più realistica valutazione del bilancio a regime del Cem è a nostro parere necessario sottrarre ai costi della gestione corrente i 70.000 € investiti in patrimonializzazione della Fondazione e in arredi/impianti, mentre i 150.000 € di trasferimento regionale non devono essere allocati tra i Ricavi, ma considerati per quello che in realtà sono, cioè un contributo a ridurre la quota di disavanzo a carico del Comune. In altre parole, considerando i ricavi propri a 280.000 € e le spese correnti a 955.000 € (1.025.000 meno 70.000 di spese di investimento), il disavanzo della gestione corrente assomma a € 675.000, coperto con risorse  pubbliche del Comune (525.000 €) e della Regione (150.000 €). Conviene sempre non dimenticare che nel 2011 la maggioranza destro-leghista approvò il Piano di Gestione del Cem sostenendo che il disavanzo sarebbe stato di € 22.903 (leggere qui, e poi le relazioni linkate): difficile immaginare qualcosa di più lontano dalla realtà, come oggi possiamo documentatamente affermare.

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Si può dire oggi una parola conclusiva e definitiva sull’avventura del teatro cittadino, concretamente avviata nel 2006 con il bando europeo di progettazione sulla piazza F.lli Bandiera vinto da Arroyo? Credo di sì. L’intuizione di dare alla nostra città e al suo  entroterra un nuovo teatro civico di medie dimensioni (500/600 posti) si è rivelata vincente e lo ha dimostrato in questi due anni il gradimento riservato dalla popolazione alle rassegne e alle iniziative culturali (teatro, musica, danza, “Lampi sul loggione”) organizzate  dal Comune e dall’associazione “Lampi sul teatro”: di questo aveva bisogno la nostra città. Questa intuizione vincente si è però affermata a prezzo di due tragici e ormai irrimediabili errori, le cui conseguenze Verbania pagherà per decine e decine (centinaia?) di anni: una localizzazione urbanisticamente folle (leggi qui, terzo capoverso) e una struttura impiantistico-edilizia mal congegnata e condizionata da limiti gravi e insuperabili (leggi qui). Il primo errore ha cancellato per sempre l’idea di costruire il “cuore” della nuova città nata nel 1939 là dove l’avevano pensata generazioni di avveduti amministratori, cioè tra piazza Mercato, piazza F.lli Bandiera e il nuovo quartiere di S. Anna. Il secondo errore ha regalato alla città una struttura irrazionale e costosissima, che solo il fascino del teatro e la seduzione della cultura ci aiuteranno piano piano ad amare.

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