TRA “LUOGO” E “NON LUOGO”. TORNARE A “PENSARE” IL NOSTRO LUNGOLAGO di Max ZAPPA

Il lungolago per alcuni anni è stato abbandonato a se stesso e “sottovalutato”, con il rischio che diventi a tutti gli effetti un “non luogo”, anche a causa della mancata sua valorizzazione, dei segni del tempo evidenti in molte zone e per il fatto che questo spazio è ridotto alla condizione di una via di comunicazione “qualsiasi”.

Più di una volta mi sono domandato per quale motivo i turisti vengono nella nostra città e soprattutto vi si trattengono per diversi giorni. Verbania senza dubbio ha sempre avuto un ruolo predominante fra tutte le città del lago Maggiore grazie alla sua storia, alla posizione e forse perché è ancora considerata capoluogo di provincia.

Nonostante tutte le bellezze architettoniche e naturali presenti nella nostra città, ritengo che l’elemento più attrattivo di tutti sia il Lungolago, che immerge le persone in un contesto di verde, fiori, ville e scorci di centri storici che non troviamo in nessun altro luogo del Verbano Cusio Ossola. Importanti interventi di riqualificazioni si sono succeduti con alterni risultati negli ultimi vent’anni (prima Intra, poi Pallanza, quindi il tratto Villa Giulia-Villa Taranto e infine Suna e le sue spiagge), mentre l’abbandono da parte della Giunta destro-leghista del progetto (inserito nel PTI del 2008) di water front da Villa Maioni al Circolo Velico ha causato una traumatica interruzione del disegno del “grande lungolago” tra Suna e il confine di Ghiffa. Ad aggravare ancor più la situazione, l’affondamento del porto turistico di Villa Taranto e l’azzeramento (anche a causa causa del CEM) del progetto di lake park imperniato sull’area arena-villa Maioni-cantieri nautici e sul ponte ciclopedonale di collegamento con Intra.

Per questi motivi il lungolago da alcuni anni appare abbandonato a se stesso e “sottovalutato”, con il rischio che essi diventi a tutti gli effetti un “non luogo”, anche a causa della mancata sua valorizzazione, dei segni del tempo evidenti in molte zone e per il fatto che questo spazio è ridotto alla condizione di una via di comunicazione “qualsiasi”.

Se ci si ferma ad osservare cosa accade quotidianamente, non possiamo non prendere atto che si tratta di una semplice passeggiata e niente più. Il decadimento del lungolago a “non luogo” deve essere contrastata, in modo tale che non sia solo una camminata per famiglie, anziani e podisti che si cimentano in slalom, ma uno spazio da utilizzare appieno, individuando un archetipo naturale e artificiale che ne valorizzi le caratteristiche tipologiche e morfologiche. Un luogo che non sia solo una duplice “cerniera” di collegamento tra il contesto urbano, il lago e la funzione di continuità tra Intra, Pallanza e Suna. Sarebbe molto importante recuperare tutti gli spazi di risulta o inutilizzati, realizzando dei percorsi tra un’area e l’altra con delle funzioni che siano di interesse e richiamo, magari rivedendo – dove necessario – il verde secondo principi e regole dettati non solo dalla posizione geografica e immaginando degli spazi aperti per sport, letture, incontri e disposizione di ogni singolo e/o associazioni.

Una rinnovata consapevolezza non solo da parte dell’Amministrazione locale, ma anche da parte dei cittadini, sul ruolo che dovrebbe avere il nostro Lungolago, ridarebbe a Verbania quella “vitalità” di cui si parla da tempo, cosi da rinverdire l’immagine della città con conseguenti ricadute in termini economici. Purtroppo però da sempre l’ “interesse” per il Lungolago si manifesta nel periodo compreso tra Pasqua e la fine di Settembre, mentre nei mesi autunnali e invernali una cappa di tristezza e malinconia (a volte anche di degrado) avvolge tutta la sponda antistante il lago da Suna a Intra.

Perché non affrontare il tema del Lungolago inizialmente attraverso uno studio delle esigenze dei cittadini (in primis) e dei turisti? Una “indagine di mercato” che permetterebbe di evidenziare le criticità, i fattori da sviluppare e le esigenze delle persone, affinché si possa parlare di “luogo” e non di “non luogo”. Potremmo capire come poter migliorare tutto il Lungolago e fruttarne pienamente le potenzialità.

In questa fase anche i partiti dovrebbero farsi interpreti di proposte, promuovendo incontri, dibattiti e seminari e coinvolgendo non solo i singoli cittadini, ma anche le categorie economiche (esercenti, ecc.) e le associazioni che possano avere un qualsiasi interesse. Successivamente andrebbero individuati gli obiettivi ordinati sulla base di priorità, risorse economiche e scelte politiche; queste ultime suffragate da quanto scaturito dallo studio iniziale e dai dibattiti. Il passo successivo sarebbe quello di approntare una vera e propria riqualificazione urbana e architettonica del Lungolago, la quale deve tenere conto dei risultati emersi nelle fasi preparatorie sopra menzionate.

E’ auspicabile che non si commetta l’errore di allestire una progettazione limitata a singole parti, coinvolgendo invece tutto il fronte lago; esso dovrà essere “riprogettato” nella sua globalità, considerandolo come un unico elemento morfologico indivisibile, con proprie caratteristiche materiche e temporali, in grado di sviluppare dinamiche e interazioni tali che lo renderanno uno spazio vivibile durante tutto l’anno.

Solo a questo punto si potrà parlare di “luogo”.

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