TRENT’ANNI DI POLITICHE CONSORTILI NEL VERBANO CUSIO OSSOLA

 

Con Decreto a firma del Prefetto di Novara, il 31 marzo 1971 viene costituito il Consorzio per lo Sviluppo del Basso Toce (C.B.T.): diventano così a tutti gli effetti operative le Deliberazioni delle assemblee municipali con le quali i Comuni di Verbania, Omegna, Gravellona Toce e Baveno avevano approvato, nel corso del 1970, lo Statuto del nuovo ente.

L’esigenza di costituire un soggetto pubblico per favorire lo sviluppo socio-economico della zona e di potenziare il sistema dei servizi pubblici locali era gradualmente maturata nelle Amministrazioni Comunali della conurbazione Verbania-Omegna nella seconda metà degli anni Sessanta, alimentata dalle aspettative innescate dal processo di decentramento legislativo e amministrativo regionale (le prime elezioni dei Consigli Regionali sono del 1970) e – in sede locale – dalla necessità di assicurare prospettive di sviluppo economico e industriale diverse rispetto a quelle garantite dalla grande industria, “in primis” Montedison. Con accorta lungimiranza che oggi chiameremmo “bipartisan”, Amministrazioni locali di diverso “colore” politico avevano precocemente intuito che le occasioni di crescita avviate dal processo di decentramento regionale avrebbero potuto dispiegare l’intera loro potenzialità soltanto se affidate a un organo di programmazione, gestione e intervento in grado di ragionare secondo logiche sovracomunali, così come solo secondo logiche sovracomunali avrebbero potuto essere adeguatamente organizzati e gestiti servizi pubblici fondamentali (rifiuti, trasporti) per un equilibrato e armonico sviluppo del territorio dell’allora Alto  Novarese.

Nel decennio ’70-’80 il Consorzio Basso Toce produce uno sforzo straordinario di programmazione e di progettazione amministrativa, ponendo le solidissime basi su cui nei due decenni successivi l’ente (e, con esso, le sue filiazioni societarie e aziendali) costruisce la propria crescita a servizio della comunità locale. La prima, grande e difficilissima scommessa che il Consorzio affronta coincide con l’improvviso esplodere della crisi della Montedison di Verbania, che nel dicembre 1972 comunica l’intenzione di smantellare lo stabilimento e di rilocalizzare gli impianti a Novara. Per evitare la chiusura della fabbrica il Comune di Verbania propone a Montedison di realizzare quattro unità produttive sui terreni della piana di Mergozzo inseriti un paio di mesi prima dal Consorzio nel Piano di utilizzo delle aree per insediamenti produttivi predisposto ai sensi della legge 865/71. Il progetto, che suscitò vivacissime polemiche e la fiera opposizione della popolazione di Mergozzo, non vide mai la luce e negli anni successivi si arenò tra espropri, ricorsi e disimpegno sostanziale di Montedison stessa. Ma l’ambizioso disegno di dotare il territorio di aree attrezzate ove insediare stabilimenti industriali e artigianali di dimensioni piccole e medie non venne accantonato: negli anni successivi, segnati dal progressivo aggravarsi della crisi strutturale del tessuto industriale della zona (Montefibre, Cartiera, Unione Manifatture, Cucirini, Nyco, birreria Sempione, Metalvista…), il Consorzio riuscì a varare il piano di insediamenti industriali del Piano Grande a Fondotoce, che alla fine degli anni ’70 e i primi anni ‘80 vide l’avvio delle imponenti opere di urbanizzazione grazie alle quali è stato possibile nell’arco di vent’anni mettere a disposizione del sistema imprenditoriale locale un’alternativa praticabile e conveniente per rilocalizzazioni e potenziamenti delle industrie. Le potenzialità insite nell’area del Piano Grande sono subito apparse così rilevanti da suggerire al Consorzio Basso Toce di dotarsi di una struttura societaria autonoma in grado di valorizzare compiutamente – attraverso il coinvolgimento, accanto agli enti locali, di banche, associazioni d’impresa e società finanziarie – le risorse e le energie presenti sul territorio. Per corrispondere a questa esigenza nasce nel 1980 Saia spa, il cui capitale sociale è oggi largamente partecipato da una pluralità di soggetti che hanno concorso a fare della nuova società una realtà strategica e insostituibile del V.C.O., che ha pienamente conseguito gli obiettivi per i quali era nata.

L’iniziativa che forse più di ogni altra ha segnato il profilo e l’identità stessa di C.B.T. è stata la realizzazione e la gestione del forno inceneritore di Mergozzo. Appena insediata dopo la costituzione dell’ente, l’Assemblea consortile avvia l’iter amministrativo per dotare la zona di un moderno ed efficiente impianto di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, destinato a sostituire le improvvisate discariche alla periferia dei paesi e i microscopici, artigianali e ingestibili forni inceneritori di cui qualche Comune in quegli anni si era pur dotato. La nuova struttura viene concepita, progettata, finanziata e realizzata nell’arco di pochi anni e già nel 1977 entra in funzione. Smaltirà i rifiuti del Verbano, del Cusio e della bassa Ossola sino alla fine del 1987, quando viene chiuso per improrogabili interventi di adeguamento alle mutate esigenze tecniche. Nel 1988 CB.T. mette a punto l’ambizioso e impegnativo progetto di radicale ristrutturazione e ampliamento dell’impianto: i lavori, dal costo di circa 25 miliardi, si concludono nel 1995, dopo un iter amministrativo e tecnico straordinariamente complesso e difficile che si conclude con il collaudo di un impianto ancora oggi all’avanguardia e dal punto di vista tecnico e da quello ambientale.

Accanto alle lungimiranti ed efficaci politiche impiantistiche in materia di smaltimento dei rifiuti, il Consorzio Basso Toce investe energie e risorse anche per il rilancio del Trasporto Pubblico Locale. Nei primi anni ’70, in presenza di un servizio affidato a gestori privati fortemente carente rispetto alla crescente domanda di mobilità urbana e interurbana indotta in particolare dall’aumento tumultuoso della popolazione studentesca, il Consorzio elabora una strategia di “pubblicizzazione” dei servizi di trasporto che si concretizza nel 1976 con la costituzione dell’azienda speciale consortile Aspan. La nuova realtà aziendale rileva dai gestori privati le concessioni attive sull’asse Omegna-Verbania, espandendo gradualmente tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 a tutta l’area del Verbano, del Cusio e ella Bassa Ossola la propria presenza. L’ingresso di Aspan nel settore del Trasporto Pubblico di migliora sensibilmente la qualità del servizio: il parco-autobus viene profondamente rinnovato, si intensificano le corse su tutte le linee in concessione e si estende la rete delle rivendite di biglietti e abbonamenti, che permette di sperare gradualmente il costoso e superato meccanismo del “doppio operatore” di vettura. Inoltre, la gestione del nuovo servizio un potente volàno per l’ampliamento del Consorzio stesso, cui via via aderiscono tutti i Comuni che beneficiano del Trasporto Pubblico assicurato da Aspan. Dopo un decennio di sostanziale equilibrio gestionale, l’azienda conosce tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 una fase di forte squilibrio dei conti, che si traduce in pesanti perdite di bilancio di cui si fanno carico i Comuni consorziati. Nel ’93 viene approvato il Piano di Risanamento aziendale, che nell’arco di un triennio avvia il processo di miglioramento dei costi; a partire dal ’97, l’ottimizzazione delle risorse aziendali innesca un circolo virtuoso che si traduce nel raggiungimento del pareggio del Bilancio: ormai da quattro anni l’azienda non solo gestisce i servizi di Trasporto Pubblico senza alcun contributo economico da parte dei Comuni soci, ma è riuscita a rimborsare ai Comuni stessi il finanziamento straordinario di 1,6 miliardi concesso nel ’92 per sostenere Aspan nel momento più difficile della sua storia.

Sempre nella seconda metà degli anni ’70 il Consorzio Basso Toce si assume il delicato compito di promuovere, coordinare e gestire il Piano Regolatore Generale Intercomunale. Il nuovo strumento urbanistico, che unifica la pianificazione territoriale delle Amministrazioni che costituiscono la conurbazione Omegna-Gravellona Toce-Verbania, dichiara apertamente l’ambizione di superare la tradizionale programmazione concepita e attuata all’interno di ogni singolo Comune, per approdare ad una pianificazione che tenga conto della complessità di un’area fortemente interconnessa e per questa ragione bisognosa di un approccio integrato. La sfida si dimostra subito difficile e sconta la fatica di un’integrazione tra singole realtà comunali che ancora tendono a pensarsi urbanisticamente come isole rispetto al territorio circostante. Ciò nonostante, nel 1985 il Piano Regolatore Intercomunale viene definitivamente approvato dall’Assemblea consortile e consegnato alle singole Amministrazione per l’applicazione. E, a quindici anni di distanza, il Piano Regolatore Intercomunale voluto da C.B.T. è ancora vigente in molti dei Comuni che allora parteciparono all’impresa.

Il fecondo e operoso decennio ’70-’80 non può essere archiviato senza richiamare l’ultima, grande scommessa giocata e vinta da C.B.T. sul terreno delle politiche di qualificazione ambientale, e cioè la realizzazione del Piano di risanamento delle acque, culminato con la costruzione del depuratore e della imponente “dorsale” di collettamento delle acque reflue. Il Progetto, urgente e improrogabile a causa del grave livello di inquinamento delle acque del Lago Maggiore, vide la luce nel 1976, ma ebbe una storia amministrativa travagliata e oltremodo impegnativa, che scontò ritardi e rettifiche progettuali imposti dalla complessità e della delicatezza dell’opera, dall’imponenza dei mezzi finanziari richiesti e dal mutare degli orientamenti delle Amministrazioni interessate. Soltanto nel 1990 il sistema, costituito dalla dorsale di collettamento, dalle stazioni di sollevamento, dalla rete delle canalizzazioni e dall’impianto di depurazione, divenne operativo, garantendo nell’arco di pochissimi anni il miglioramento sostanziale e radicale delle acque del Lago Maggiore.

Se il primo decennio di vita di C.B.T. è servito per progettare, pianificare e avviare iniziative di importanza risolutiva per il territorio servito e il secondo decennio è stato segnato dalla loro compiuta realizzazione, il terzo decennio si può a buon diritto definire il periodo della “svolta” imprenditoriale. Le premesse di questo sviluppo si rintracciano nel quinquennio ’90-’95. In questi anni, infatti, il Consorzio e l’Aspan vivono due vicende di segno molto diverso ma in ugual misura risolutive. La prima è quella della ristrutturazione e dell’ampliamento del forno inceneritore di Mergozzo. Nonostante le difficoltà incontrate, che in alcuni momenti sono sembrate addirittura insuperabili e tali da mettere a rischio non solo la realizzazione dell’opera, ma l’esistenza stessa del Consorzio,  la vicenda si è conclusa in maniera positiva, consegnando al territorio un impianto di assoluta efficienza e modernità e di valore strategico per le politiche di settore. La seconda è invece rappresentata dalla trasformazione e fusione di C.B.T. e di Aspan in Con.Ser. V.C.O. (1995). L’unificazione dei due Enti ha favorito le sinergie aziendali, semplificando al contempo i processi decisionali e responsabilizzando direttamente i Sindaci, che rappresentano la proprietà dell’azienda. Muovendo da queste premesse, il Consorzio-Azienda ha scoperto e valorizzato le proprie potenzialità imprenditoriali. Nell’arco dell’ultimo quinquennio Con.Ser.V.C.O. ha conquistato quote crescenti di mercato nel settore dell’Igiene Urbana e, partendo dalla raccolta differenziata a campane stradali (1993), è divenuta la prima azienda di settore a livello provinciale, acquisendo commesse di raccolta rifiuti in oltre 30 Comuni. Il fatturato aziendale nel periodo 1997-2001 è aumentato dell’80%, attestandosi sopra i 30 miliardi, mentre il personale è passato da 101 a 250 unità. L’introduzione graduale di tecniche di raccolta sempre più impegnative e integrate ha permesso di raggiungere risultati forse impensabili nella differenziazione e nel riciclaggio dei rifiuti (dal 13% di R.D. del ’97 al 42% del 2001). La tumultuosa espansione delle attività ha avuto ricadute positive anche sui bilanci aziendali e, di conseguenza, su quelle dei Comuni consorziati: dal 1999 i Bilanci sono in utile, è stato eliminato il ripiano perdite del Trasporto Pubblico a carico dei Comuni, le tariffe di smaltimento per il quarto anno consecutivo sono rimaste immutate, i ricavi da vendita di materiali differenziati hanno superato il miliardo. Il nuovo profilo dell’Azienda ha convinto molti Comuni sino a qualche tempo fa dubbiosi e talvolta persino ostili alle politiche consortili, a diventare soci; e così ai quattro Comuni fondatori se ne sono aggiunti, nell’arco di trent’anni, altri quarantadue.

Il resto è storia recente: il salvataggio nel 1997 della Funivia del Mottarone, che Con.Ser. V.C.O. ha, d’intesa con il Comune di Stresa, completamente ristrutturato e rilanciato nel corso di cinque anni di gestione, assicurando la continuità del servizio e garantendo il posto di lavoro ai dipendenti;, la costituzione all’inizio del 2001 – a norma della legge regionale 1 /2000 –   di Vco Trasporti srl, società controllata interamente da Con. Ser. V.C.O. per la gestione della mobilità urbana, suburbana ed extraurbana, cui la controllante ha affittato il ramo d’azienda del Trasporto Pubblico; l’elaborazione e la gestione di  progetti di lavoro socialmente utile, grazie ai quali a partire dal 1998 oltre 50 persone in “mobilità lunga” hanno potuto maturare i requisiti per il pensionamento; la gestione e costruzione di parcheggi pubblici a Omegna; la gestione del nuovo Porto Turistico di Verbania; la realizzazione nei Comuni consorziati di decine aree attrezzate per il conferimento e il trattamento dei rifiuti urbani; il potenziamento dell’area di smaltimento di Mergozzo dove, accanto al forno inceneritore, sono stati costruiti il Centro per la Raccolta Differenziata e l’impianto di selezione e trattamento dei rifiuti ingombranti, mentre stanno per iniziare i lavori per un impianto di compostaggio.

E già si annuncia, con la recentissima approvazione della riforma dei servizi pubblici locali a rilevanza industriale inserita nella Finanziaria 2002 (art. 35), la nuova sfida che attende il Consorzio: è cioè la trasformazione in società di capitali, la competizione sul mercato e l’espansione al di fuori del territorio di radicamento storico. Ma anche un ritorno alle origini, per proporre alle comunità locali la gestione di nuovi servizi a rilevanza non industriale, per valorizzare compiutamente una vocazione che trent’anni di operosa dedizione amministrativa ed imprenditoriale hanno trasformato nell’identità costitutiva dell’originario “Consorzio per lo Sviluppo del Basso Toce”.

Una sfida che altri s’incaricheranno domani di raccontare.

 

Claudio Zanotti

Presidente di Con. Ser. V.C.O.

marzo 2002

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