UN OSPEDALE “PER POLI”: VIAGGIO NELLA DIREZIONE SBAGLIATA

Polo medico, polo chirurgico: il Piano di Riordino degli ospedali prefigura un “San Biagio” come ospedale provinciale e un ”Castelli” come ospedale solo “medico”. E tutti andremo a Borgomanero, Varese, Novara, Gallarate.

La riunione della Rappresentanza dei Sindaci dell’Asl tenutasi lo scorso 29 luglio, ha certamente costituito un fatto politicamente “nuovo”. E ciò non tanto per la schermaglia dialettica, invero poco esaltante, tra Zacchera e Cattrini sull’abbandono per “protesta” della riunione da parte dei sindaci ossolani di Domo e Villa, quanto per i contenuti generali del Piano di riordino degli ospedali “Castelli” e “San Biagio” illustrato dal commissario straordinario dell’Asl. Contenuti a mio giudizio potenzialmente assai pericolosi e penalizzanti per l’ospedale di Verbania: secondo la sommaria sintesi giornalistica, al “Castelli” andrebbero Oncologia con Radioterapia, Cardiologia con Emodinamica e Neurologia; al “San Biagio” troverebbero definitiva sistemazione Ostetricia e Ginecologia, Pediatria, Chirurgia Generale, Oculistica, Ortopedia e Traumatologia, Urologia. Si può supporre che in entrambi i nosocomi resterebbero dei letti di Medicina Generale.

Si sostiene che queste assegnazioni farebbero del “Castelli” un ospedale medico e del “San Biagio” un ospedale chirurgico. Io credo invece che questa ripartizione farebbe del “San Biagio” un ospedale cardine provinciale e del “Castelli” un ospedale per il trattamento medico-farmacologico dei tumori, degli infarti e delle ischemie/emorragie cerebrali. Questa convinzione nasce dal fatto che oggi un vero ospedale generale (dunque, secondo la nomenclatura regionale, cardine e provinciale) tratta le malattie (o le condizioni: ad esempio gravidanza/parto) in fase acuta e le tratta prevalentemente con tecniche chirurgico-invasive; dunque, un vero ospedale ruota intorno alle prestazioni chirurgiche ed ai suoi indispensabili supporti (il Dea e la Rianimazione). Questa è la condizione del “San Biagio”, dove da poche settimane sono state completate numerose e attrezzate sale operatorie. Al “Castelli”, ospedale solo medico, non si praticherebbe né l’oncologia chirurgica né la cardiochirurgia né la neurochirurgia, specialità destinate agli ospedali di fascia “A”, quelli – per intenderci – ad alta specializzazione e di rilevanza regionale (Torino, Novara..). Le prestazioni “mediche” e non “chirurgiche” del nosocomio verbanese sono destinate a diventare – nell’interesse del paziente e del bilancio economico della Regione – sempre più prestazioni ambulatoriali e sempre meno degenziali.

Il Piano di Riordino del 29 luglio ha in sé gli elementi che, distruggendo il modello dell’ospedale unico plurisede, farebbero del “San Biagio” l’ospedale generale provinciale e del “Castelli” un ospedale per il trattamento parziale (perché solo “medico” e non “chirurgico) di tre patologie a larga diffusione: tumori, infarti e patologie cardiache connesse, ischemie ed emorragie cerebrali. Tralasciando le esasperazioni localistico/campanilistiche (le mamme “con il pancione”, l’ospedale come mitologia identitaria..), che non appartengono al dna del verbanese, una domanda deve però essere fatta: potrà funzionare un ospedale cardine e provinciale localizzato a Domodossola? No, non potrà funzionare, per le stesse ragioni che ci indussero ad opporci (allora con successo) all’ospedale unico a Piedimulera: un ospedale “provinciale” ha senso solo se collocato tra Verbania e Gravellona, a ridosso dell’interconnessione tra autostrada, superstrada e la nuova variante Omegna-Gravellona, vicino alla stazione ferroviaria e al realizzando Movicentro, baricentrico rispetto alle valli del Verbano e dell’Ossola e facilmente raggiungibile da Omegna e dal basso Verbano.

I residenti del Verbano e del Cusio non risaliranno per 40, 60, 70 chilometri l’Ossola, ma si recheranno – come già ora accade per un numero non indifferente di cittadini-pazienti – negli ospedali di Borgomanero e di Novara, di Varese e di Gallarate, di Legnano e magari all’Humanitas di Rozzano. E non lo faranno per fare un dispetto a Domodossola (il sentimento di rivalità/scontro tra le due città è molto, molto meno avvertito a Verbania), ma per stringenti e inoppugnabili ragioni sanitarie: per il maggior prestigio/affidabilità di quegli ospedali, per il maggior numeri di interventi e di trattamenti, per la maggiore autorevolezza di quelle équipes.

E allora, al di là della più o meno altisonante denominazione, il “San Biagio” diverrà piano piano nei fatti un ospedale di prossimità, al servizio di qualche decina di migliaia di residenti. Pochi “numeri”, pochi interventi, poca affidabilità. Azzerato senza ragioni e senza consapevolezza il modello dell’ospedale unico plurisede, il dilettantismo suicida dei Cota, dei Cattrini, dei Cattaneo, dei Marinello, degli Zacchera ci sta regalando questo futuro. Ma almeno sapremo chi ringraziare.

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