UN SINDACO “FORZATO” DEL LAVORO

Il sindaco che sarà eletto a giugno dovrà per cinque anni occuparsi esclusivamente di lavoro, perchè solo attraverso la creazione di nuove e robuste opportunità occupazionali Verbania potrà uscire dalla condizione di città sussidiata e tornare ad essere attrattiva e ricercata come lo è stata per gran parte del secolo scorso

Se è fondata la lettura di Verbania come città sussidiata, il nodo centrale dei prossimi anni sarà la questione-lavoro. Sgombriamo subito il campo da equovoci e demagogia: il Comune non sarà in grado di offrire direttamente e agevolmente significative opportunità occupazionali. Eppure in altre stagioni amministrative (e neppure molto lontane) ciò è accaduto: pensiamo alle ricadute in termini di posti di lavoro delle decine e decine di milioni di euro di investimento in opere pubbliche tra la metà degli anni ’90 e la fine dello scorso decennio o alle centinaia di assunzioni nel decennio 1998-2008 nei settori del ciclo dei rifiuti (ConSer Vco, cooperative sociali), del ciclo idrico (Acqua Novara-Vco e Acque Nord), del trasporto pubblico (Vco Trasporti), dei servizi socio-assistenziali a seguito delle grandi trasformazioni virtuose che hanno interessato i servizi pubblici locali.

Oggi la situazione è drammaticamente peggiorata: niente investimenti in opere pubbliche per l’impossibilità di contrarre mutui; “buco nero” dell’appalto per il CEM; blocco delle assunzioni negli enti pubblici; continuo taglio delle risorse statali e regionali per i servizi, ad esempio quelli socioassistenziali e di trasporto pubblico. Per questa ragione è indispensabile una rivoluzione copernicana delle politiche territoriali, imperniata sul ruolo centrale del sindaco come “promotore” e “facilitatore” del rilancio dell’economia cittadina.

Primo. Il sindaco dovrà immediatamente assumere la conduzione diretta, operativa e quotidiana degli uffici e delle strutture comunali che si occupano di lavoro: lo Sportello Unico Attività Produttive (SUAP), la Polizia Amministrativa, l’Edilizia Privata, l’Urbanistica. Ogni “pratica” (grande o piccola che sia) che abbia a che fare con l’insediamento o il potenziamento di attività economiche in campo industriale, commerciale, artigianale, turistico ed edilizio deve avere una “lavorazione” rapida, trasparente ed efficace e svilupparsi sotto il controllo puntuale e quotidiano del capo dell’Amministrazione. L’avvio dell’attività deve avvenire nel più breve tempo possibile, annullando ogni inerzia burocratica; e nel più breve tempo possibile all’imprenditore devono essere comunicate e puntualmente spiegate le ragioni che dovessero impedire l’avvio dell’impresa e i percorsi per superare l’impasse. Non deve trascorrere giorno senza che dirigenti e funzionari diano conto al sindaco dello stato d’avanzamento di ogni singola pratica.

Secondo. Contestualmente all’assunzione diretta della conduzione di questi Uffici, il sindaco costituisce, coordina e presiede un “tavolo di lavoro” permanente con la presenza autorevole e apicale dei responsabili delle Associazioni di Categoria (Unione Industriali, Confartigianato e Cna, Confcommercio e Confesercenti, Coldiretti e Cia, Edili, Federalberghi), della Camera di Commercio e della Organizzazioni sindacali. Obiettivi: monitorare assiduamente e congiuntamente lo stato del tessuto produttivo cittadino; sollecitare proposte e iniziative per estendere, potenziare e ampliare le attività economiche; “stanare” le Associazioni e coinvolgerle sempre di più nella vita della città e nelle scelte amministrative; “compromettere” irreversibilmente il Comune nelle politiche di sviluppo.

Terzo. Al “tavolo permanente” dei soggetti economici è indispensabile affiancare un “tavolo permanente” della formazione e dell’istruzione, con la partecipazione dei responsabili delle istituzioni scolastiche della scuola secondaria superiore e degli organismi che si occupano di formazione professionale a ogni livello. E anche di questo tavolo il sindaco deve essere il promotore, il coordinatore e il presidente. Significa, in concreto,. armonizzare, differenziare e potenziare l’offerta formativa della città, integrarla organicamente con quella di altre aree territoriali (ad esempio, quella del vicino Canton Ticino), rendere finalmente comunicanti i mondi della produzione e del lavoro e i mondi dell’istruzione e della formazione.

Lo dico in termini di voluta provocazione: il sindaco che sarà eletto a giugno dovrà per cinque anni occuparsi esclusivamente di lavoro, perchè solo attraverso la creazione di nuove e robuste opportunità occupazionali Verbania potrà uscire dalla condizione di città sussidiata e tornare ad essere attrattiva e ricercata come lo è stata per gran parte del secolo scorso. Un sindaco capace di porre il lavoro al centro della macchina amministrativa comunale, al centro delle realtà associative che ancora oggi rappresentano – pur faticosamente – il nostro tessuto economico e occupazionale, al centro della vasta e importante rete formativa ed educativa della città.

Su quali aree di sviluppo convogliare lo sforzo straordinario che questi tempi difficili chiedono a tutta la nostra comunità cittadina? Ne riparleremo a breve.

Questa voce è stata pubblicata in 2014-Materiali per il Programma, Politica cittadina. Contrassegna il permalink.