UNA “SERATA MANIFESTO” DELLA MIGLIORE POLITICA di Riccardo BREZZA

Fabrizio Barca ci ha parlato di un Partito che invece è in grado di dialogare con la società, che si apre, che riparte dalle persone, che promuove confronti “informati, aperti, accesi e ragionevoli”. Ecco perché è stata una serata che ha ricaricato le pile del mio impegno civico, e penso non solo il mio. Ecco perché il Partito Democratico Verbanese ha  fatto benissimo ad organizzarla facendo un gran servizio alla sua comunità.

Sono sempre meno, purtroppo, i momenti ed i luoghi in cui si possa parlare di politica senza scadere nella retorica del “tifo”, senza assistere a pura propaganda, oppure senza ascoltare curiosi ragionamenti che inneggiano ad una non meglio precisata “democrazia diretta” come panacea di ogni male. Sempre meno riusciamo a parlare di politica come fatto culturale, come di uno strumento che la comunità sceglie per organizzare la propria vita sociale, le relazioni, i conflitti e il cambiamento.

L’incontro di giovedì sera, con Fabrizio Barca, organizzato dal PD di Verbania, è stato invece una piacevole sorpresa, in controtendenza con lo spirito del tempo. Gli interventi di apertura di Stefano Rondo e di Davide Lo Duca hanno inquadrato delle possibili via d’azione concreta da offrire da subito all’amministrazione comunale. Il primo parlando di Urbanistica partecipata e il secondo delle prospettive del comparto rifiuti della nostra provincia. Barca ha così potuto fare esempi concreti di azioni amministrative e politiche da mettere in campo nella nostra città per poterla proiettare verso il futuro.

Si è parlato per tre ore di politica vera, quella che appassiona, che mette le mani nei problemi e cerca di risolverli; quella che coglie il tempo che cambia e prova a cambiare con lui le forme e i contenuti. Quella che non prescinde dallo studio, dalle proposte concrete e però anche da una visione d’insieme, oggi più che mai fondamentale per governare i processi di questa realtà sempre più complessa da interpretare.

C’era un clima surreale nella sala piena dell’auditorium di Sant’Anna, mentre Barca parlava di processi partecipativi, di un partito come di una “palestra” di cittadinanza, aperto e inclusivo. C’era un clima surreale perché forse ci siamo disabituati a pensare ad un incontro di Partito come un’occasione di crescita personale e collettiva, intellettuale e culturale. Vediamo il partito solo come un luogo di contesa del potere per il potere, così ripiegati sulle “piccinerie” delle correnti e dei personalismi. Abbiamo smesso di credere nel fatto che un partito potesse plasmare una classe dirigente degna di questo nome. Abbiamo lasciato per strada le nostre parole d’ordine e abbiamo permesso che venissero distorte. Così la lealtà è diventata fedeltà ad un capo, il lavoro è scivolato in fondo alle nostre priorità, la partecipazione è diventata la politica del fare per il gusto di fare, pericolosa ideologia della modernità, con una buona dose di feticismo per l’azione fine a se stessa.

Fabrizio Barca ci ha parlato di un Partito che invece è in grado di dialogare con la società, che si apre, che riparte dalle persone, che promuove confronti “informati, aperti, accesi e ragionevoli”. Ecco perché è stata una serata che ha ricaricato le pile del mio impegno civico, e penso non solo il mio. Ecco perché il Partito Democratico Verbanese ha  fatto benissimo ad organizzarla facendo un gran servizio alla sua comunità.

È chiaro a tutti che la sfida vera per la nostra comunità è il “che fare?” un minuto dopo. Un minuto dopo che i convegni finiscono e i grandi protagonisti, come Fabrizio Barca, se ne vanno. Come facciamo per dare gambe a quell’emozione provata, a quella passione avvertita, a quello slancio. Costruendo punto su punto proposte concrete che fotografino plasticamente la nostra idea di Verbania nel futuro. Come immaginiamo Verbania tra 20 anni? Verso dove vogliamo andare? Questo manca al dibattito politico oggi nella nostra città, lo scenario futuro da realizzare seppure nel modo più concreto possibile: partendo dalle persone, dalle loro paure e dai loro bisogni, partendo dalle periferie, geografiche ed esistenziali.

Questo dobbiamo tornare a fare, come partito e come comunità. “Non chiuderti partito nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada”, recitava quel poeta russo. Questa è la ricetta. Dobbiamo subito essere capaci di tradurla nella realtà quotidiana. Per farlo però serve l’impegno di tutti. A partecipare certo, ma anche a studiare e a proporre. Abbiamo una grande sfida davanti e, nella confusione generale che regna sovrana oggi, mi vengono alla mente le parole in rima di Eugenio Montale, riferite ad una generazione persa e alla ricerca di una identità difficile quanto flebile:

“…Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,

sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.

Codesto solo oggi possiamo dirti,

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo..”

Trovare formule magiche oggi non serve. Tanto meno illudere le persone con una politica non aderente alla realtà complessa che viviamo. Governare è complesso così come costruire processi partecipati attraverso lo strumento di un partito. È difficile trovare certezze, è vero. Una cosa almeno sappiamo però: “ciò che non siamo e ciò che non vogliamo”. Non siamo di quelli convinti dall’antico adagio del “tanto peggio tanto meglio”, e nemmeno siamo di quelli che preferiscono rimanere in disparte con la mani in tasca beandosi della loro “pura” indifferenza. Non vogliamo che Verbania rimanga ferma e incapace di immaginare il proprio futuro.

Vogliamo che il Partito Democratico sia il luogo di elaborazione e costruzione di questo futuro, lo vogliamo da oggi, subito, e abbiamo bisogno delle migliori forze di questa città per tradurre tutto questo in realtà.

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