VERBANIA, IL VCO E IL CICLO DEI RIFIUTI. C’ERA UNA VOLTA……. di Claudio ZANOTTI, Nico SCALFI, Alice DE AMBROGI, Riccardo BREZZA

Oggi di ciclo dei rifiuti e di politiche ambientali a forte contenuto di innovazione e a elevato valore sociale non parla nessuno. E il nostro territorio, che in passato è stato all’avanguardia nell’organizzazione dei servizi (la raccolta porta-porta), nella gestione di processi industriali complessi (la termovalorizzazione del rifiuto indifferenziato) e nella valorizzazione della frazione riciclabile, rischia non solo di perdere la posizione di riconosciuta qualità conquistata con non poca fatica, ma anche di smarrire la memoria di quello che in un passato ancora abbastanza recente ha saputo essere e realizzare.

Due anni e mezzo fa da queste pagine il PD verbanese avanzava una serie di proposte per rilanciare – attraverso la società pubblica che ne gestisce i servizi, cioè ConSer Vco spa – le politiche ambientali nel settore delicato e strategico del ciclo dei rifiuti. Gli anni sono passati, ma la poco confortante situazione fotografata allora non è cambiata. Anzi, forse è peggiorata.

Le proposte erano cinque: 1) investire sull’impiantistica leggera nel segmento del trattamento, della differenziazione e della valorizzazione del rifiuto; 2) portare la raccolta differenziata all’80% in tutto il bacino provinciale; 3) riequilibrare i conti di ConSer Vco, gravemente compromessi negli anni (2009-2014) del destro-leghismo in Comune e in Provincia; 4) valutare la realizzazione di un’impiantistica complessa nel settore della produzione di energia da biomasse; 5) dare alla società un vertice collegiale (un CdA di tre persone, ad esempio) espressione delle amministrazioni del territorio, in grado di perseguire efficacemente gli obiettivi appena riepilogati, in utile sinergia con gli altri pletorici organi (il COUB, la commissione di controllo analogo..) che la legge regionale impone. Dei cinque obiettivi, uno solo è stato perseguito con un certo successo: il graduale miglioramento dei conti dell’azienda. Un risultato non da poco, ma che nasconde il sostanziale immobilismo in materia di politiche attive dei rifiuti.

Per quanto concerne le percentuali di raccolta differenziata (vedi qui le tabelle RD Piemonte), il Vco nel triennio 2014-2017 è passato dal  64% al 69%: un incremento di 5 punti, leggermente inferiore a quello del Piemonte (dal 53,5 al 59,6), cresciuto di 6 punti; e se nel 2014 il Vco era – insieme a Novara – al vertice della classifica regionale, nel 2017 è slittato al terzo posto. Il Comune di Verbania, che una decina d’anni fa era al primo posto in Italia tra i comuni capoluogo per raccolta differenziata (72%), oggi totalizza una percentuale del 76,2: sempre un ottimo risultato, ma non più di vertice. Se poi consideriamo le percentuali degli altri due Comuni capofila di area, il quadro risulta meno confortante: Omegna al 66,9%, Domodossola al 63,4%. E poi Gravellona all’84%, Villadossola al 64,4%, Cannobio al 72,3%, Stresa al 74%, Baveno al 70,6%, Crevoladossola al 70,1%, Casale al 76,7%.

Già solo questi dati ci dicono che esiste un margine elevato di miglioramento. I Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti più virtuosi a livello nazionale totalizzano percentuali tra l’85 e il 90% (vedi qui), mentre i nostri sono sotto il 70%. E se è vero che sono i Comuni sotto i 5.000 abitanti ad ottenere i risultati in assoluto più ragguardevoli, le località del Vco dovrebbe stazionare stabilmente nella top ten della classifica nazionale. Ma così non è. L’estensione alla maggior parte dei Comuni della provincia (partendo dai più grandi che ancora non si sono “convertiti”) della raccolta porta-porta con il “sacco conforme” è una priorità non più rinviabile.

Sull’impiantistica leggera non si è fatto sostanzialmente nulla. Restano pienamente attuali le indicazioni del 2016, quando si suggeriva di verificare “la possibilità di realizzare e gestire sul territorio della provincia uno o più impianti a tecnologia semplice (ma a elevato impiego di manodopera) per la separazione, il trattamento, la valorizzazione e la commercializzazione della massa imponente di materiale (carta, cartone, vetro, plastica, legno, vegetali, metalli..) derivante da raccolta differenziata e oggi conferito pressoché interamente a impianti privati fuori provincia. Esistono (in ConSer Vco e nella rete delle cooperative che con ConSer collaborano) competenze e professionalità per studiare questa opportunità di business ecologico-ambientale, esteso magari anche al Quadrante“. Oggi il nodo dell’impiantistica leggera deve fare i conti con i vincoli posti all’area di Mergozzo dal PAI (Piano Assetto Idrogeologico) in relazione ai rischi di esondazione del Toce, di cui in queste settimane stanno discutendo ConSer Vco, il COUB e la Provincia. E’ noto infatti che a Mergozzo, nel sito su cui sorge anche l’ormai dismesso termovalorizzatore, si trovano gli edifici e gli impianti di trattamento della frazione differenziata del rifiuto.

A proposito di collaborazione e cooperazione, suscita sorpresa e sconcerto il fatto che nei mesi scorsi ConSer abbia effettuato una gara per l’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti nei 35 Comuni del Vco nei quali operavano da molti anni – per scelta consapevole e lungimirante delle Amministrazioni di un tempo – le cooperative sociali del territorio. La gara, costruita privilegiando gli aspetti meramente economici dell’offerta, è stata aggiudicata a una società di capitali di Torino: nulla intervenendo, da gennaio si interromperà una storia lunga qualche decennio, nel corso della quale in stretta e feconda collaborazione l’azienda pubblica dei Comuni e il sistema della cooperazione sociale erano stati capaci di costruire un’esperienza di gestione del ciclo dei rifiuti di elevata qualità ambientale, di riconosciuta eccellenza operativa e di alto valore sociale in relazione all’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati.

Infine, l’impiantistica complessa. In questo caso si misura ancor di più la condizione di immobilismo e di stallo in cui si trova oggi il lavoro di progettazione e di programmazione di lungo periodo che è proprio della politica. La realizzazione di impianti complessi, come per esempio quello di digestione anaerobica e successivo compostaggio di scarti vegetali, può essere solo il punto di approdo di una paziente azione di costruzione di rapporti e di relazioni con soggetti economici ed imprenditoriali diversi, con i quali costruire una filiera di conferimento di materiali (i fanghi dei caseifici, le deiezioni delle stalle, l’umido domestico, il verde dei giardini), condizione indispensabile per riuscire a produrre nel Vco energia e compost di buona qualità in un quadro economicamente sostenibile.

Come avrà agevolmente compreso il lettore che ha avuto la pazienza di giungere sino alla fine di questo articolo, oggi di ciclo dei rifiuti e di politiche ambientali a forte contenuto di innovazione e a elevato valore sociale non parla nessuno. E il nostro territorio, che in passato è stato all’avanguardia nell’organizzazione dei servizi (la raccolta porta-porta), nella gestione di processi industriali complessi (la termovalorizzazione del rifiuto indifferenziato) e nella valorizzazione della frazione riciclabile, rischia non solo di perdere la posizione di riconosciuta qualità conquistata con non poca fatica, ma anche di smarrire la memoria di quello che in un passato ancora abbastanza recente ha saputo essere e realizzare.

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