VITTORIO BELTRAMI, PATRIOTA E PRESIDENTE

Resta di Beltrami il profilo nitido di un uomo ad un tempo semplice e profondo, mite e determinato, cortese e inflessibile nell’indicare il radicamento ultimo dei valori di libertà e di democrazia.

Poco prima di spedire questo foglio settimanale, sono stato raggiunto dalla notizie della morte di Vittorio Beltrami. La gravissime condizioni in cui si trovava dopo il  malore che lo aveva colpito alla fine di settembre non autorizzavano a sperare, ma la morte di quest’uomo buono, mite e cortese ha lasciato nei moltissimi che lo avevano conosciuto, frequentato e amato un profondo dolore e una sensazione di irriducibile smarrimento. Altri s’incaricheranno di delineare il profilo ricchissimo di quest’uomo, giovanissimo patriota della “Valtoce” durante la lotta di Liberazione e poi militante dc, amministratore comunale, consigliere regionale, Presidente della Regione Piemonte e Presidente della “Casa della Resistenza”.

Resta viva nella mia memoria la sua presenza assidua e discreta di animatore della “Casa della Resistenza” durante i miei anni da sindaco; alla sua appassionata determinazione si devono alcune importanti opere realizzate tra il 2004 e il 2009, come il recupero dello stabile dell’ex Ossolana, la sistemazione dei percorsi interni del parco, la realizzazione della biblioteca, l’accoglienza ufficiale del Presidente Ciampi in visita alla città. Ma soprattutto resta di Beltrami il profilo nitido di un uomo ad un tempo semplice e profondo, mite e determinato, cortese e inflessibile nell’indicare il radicamento ultimo dei valori di libertà e di democrazia. E il radicamento ultimo risiedeva – e risiede tuttora – nel lungo muro e nell’alta croce che fronteggiano il canale; risiede nei nomi incisi dei 1.200 uomini e donne che tra le risaie del Novarese e i monti dell’Ossola e del Verbano hanno trovato la morte per consegnarci un’Italia libera.

Nel giugno 2008, in occasione della celebrazione del 42 Martiri, prendendo la parola sul luogo della fucilazione dei partigiani, dissi che “questo Sacrario è davvero il luogo più alto della nostra città“; alla fine del mio breve intervento, Vittorio si avvicinò e mi ringraziò per quel riconoscimento, di cui avvertiva la verità profonda. Mi abbracciò, sistemandomi con delicatezza la fascia tricolore.

Nella commozione di quel gesto vive il ricordo riconoscente e indelebile di Vittorio Beltrami, patriota della “Valtoce”.

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