CIAO ANDREA di Diego BRIGNOLI

Affettuoso, curioso, attento, disincantato, ironico,  mosso da una passione civile che  lo portava ad affermare le proprie opinioni e convincimenti, ad esporsi, a schierarsi ignorando le personali convenienze. Lo ha fatto anche qui a Verbania e a Premeno, luoghi in cui lui, nomade per natura e mestiere, amava tornare

Non amo gli applausi ai funerali. Ne comprendo la funzione liberatoria, lacrime e commozione a stento trattenuti si liberano finalmente in un gesto collettivo. Rimangono una mia personale diffidenza e un po’ di fastidio.

Un po’ diverso ieri, salutando Andrea. No, non sono riuscito ad applaudire, gli amici non si salutano battendo le mani. Ma con Andrea se ne andava Zuzzurro, l’attore, il personaggio pubblico che di applausi si è nutrito per tanti anni. È stato giusto salutarlo anche così.

Siamo stati amici, abbiamo condiviso serate, chiacchierate, bevute, compleanni, amici, sigarette, discussioni, progetti, fatiche, incazzature, passioni … un’amicizia sincera, semplice e genuina, che mi mancherà.

Andrea veniva identificato in Zuzzurro, lo stralunato commissario che gli ha dato popolarità. Una popolarità di lunga durata, mai dimenticata. Rimasi impressionato, qualche anno fa, la sera del ritorno in televisione, a Zelig, di Zuzzurro e Gaspare: un successo straordinario, non erano stati dimenticati. Il solo commissario stava però un po’ stretto ad Andrea, come stretto era inevitabilmente diventato l’impermeabile di trent’anni prima. Sì, perché Andrea era soprattutto un attore, un bravo e intelligente attore. Ha portato in scena sferzanti monologhi, ha interpretato al meglio i personaggi di un’infinità di commedie più o meno note, dando loro vitalità e carattere. Straordinario il lavoro portato in scena l’anno scorso “Tutto Shakespeare in novanta minuti”, una commedia che andrebbe  vista anche a scuola, una prova massacrante per impegno e fatica. Ci siamo persi la prima di Verona,  ma riuscimmo ad essere a Genova, al porto antico, una splendida, indimenticabile serata della scorsa estate. Solo un grande attore potrà sostituire Andrea, mi auguro lo si trovi.

Oltre l’attore l’uomo. Affettuoso, curioso, attento, disincantato, ironico,  mosso da una passione civile che  lo portava ad affermare le proprie opinioni e convincimenti, ad esporsi, a schierarsi ignorando le personali convenienze. Lo ha fatto anche qui a Verbania e a Premeno, luoghi in cui lui, nomade per natura e mestiere, amava tornare. Tornarci per vivere, impegnarsi, partecipare, non per rinchiudersi distaccati dalle vicende pubbliche.  Ci mancheranno le sue proposte e le sue visioni, i suoi consigli, la sua esperienza.

Andrea aveva un conto in sospeso con la morte. Una decina di anni fa, una notte, rientrando a casa dopo lo spettacolo, il suo fuoristrada “si prese un po’ troppo alla lettera”, come diceva con ironia, abbandonò la strada asfaltata e finì in un campo. Una brutta botta da cui ne uscì con parecchia fatica, con l’aiuto di chi gli stava vicino. Le operazioni gli avevano lasciato un’espressione un po’ accigliata,  la brutta esperienza maggior disincanto e voglia di fare. Riuscimmo addirittura a brindare all’anniversario e fu proprio qui, a Omegna, dove era in scena con “La cena dei cretini” la stessa commedia della notte dell’incidente. La signora in nero non l’aveva presa bene, si era sentita un po’ beffata, e qualche mese fa era tornata, infida, aggredendogli, subdola, i polmoni. Andrea  accusa il colpo, cerca di ignorarla e sconfiggerla ancora una volta, continua a salire sul palco, a preparare il prossimo lavoro, ha il coraggio di sottrarsi alle dicerie annunciando  pubblicamente la malattia, tenta fino alla fine di onorare l’impegno preso di una prima che non si terrà.

Ora se n’è andato. L’ultimo applauso non l’ha richiamato in scena a ringraziare con l’abituale invito a non esagerare “altrimenti ci crediamo e ci roviniamo del tutto”. Sipario. Luci  in sala.

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