FUSIONE DI COMUNI PER UN GRANDE CAPOLUOGO di Giuseppe GRIECO

Il terzo punto del contributo di Claudio Zanotti apparso su Verbania 70 titolato Un nuovo ospedale, una vera provincia, un grande capoluogo ha risvegliato in me alcuni convincimenti che covavo sopiti da molto tempo riguardo il ruolo e l’organizzazione dei servizi di quella parte della provincia del VCO che abbiamo a lungo chiamato “del Basso Toce”.

Può risultare scontato indugiare sulla definizione di conurbazione attribuibile a questa parte di territorio; infatti la zona collinare confinante con Verbania, Gravellona Toce, Baveno, Mergozzo, fruiscono di servizi di trasporto, scolastici, sanitari, sportivi, commerciali, amministrativi che sono palesemente inscindibili.

Questa fitta e atavica rete di relazioni mi appare molto più solida e avvertita del concetto di tripolarità sul quale, come ricordato da Zanotti, si è fondata la provincia del Verbano Cusio Ossola.

Non a caso, dagli inizi degli anni ’70 i Comuni del “Basso Toce” hanno pensato e realizzato insieme i trasporti pubblici, lo smaltimento di rifiuti, i piani regolatori e tanto altro; Verbania, città policentrica e di recente costituzione, non ha faticato a concertare con altre comunità il proprio futuro.

Nel secolo scorso in Italia sono state costituite, per fusione, alcune nuove città tra cui Imperia nel 1923 (unione di Porto Maurizio ed Oneglia); Verbania è il risultato di progressive fusioni avvenute a breve distanza tra il 1927 ( aggregazione di Arizzano inferiore, Trobaso, Zoverallo e poi Unchio ad Intra e di Suna e Fondotoce a Pallanza) ed il 1939 (fusione tra Intra e Pallanza).

Dopo quel periodo, eccezion fatta per Lametia Terme, le fusioni di Comuni hanno riguardato quasi esclusivamente comuni di dimensioni molto ridotte; solo ultimamente assistiamo a fusioni o proposte di fusioni tra comuni di dimensioni significative.

Sono già riuniti in unico Comune le città di Corigliano e Rossano in Calabria (oltre 70.000 abitanti), e, molteplici sono le proposte di fusione che si stanno elaborando in tutta Italia: Pescara con 9 comuni limitrofi per 268.000 abitanti, Pordenone con cinque comuni per oltre 95.000 abitanti, i comuni della riviera del Brenta per 76.000 abitanti, i sulla riviera adriatica della provincia di Forlì, solo per citare alcuni tra i tantissimi casi.

Alcuni Comuni vogliono fondersi perché troppo vicini tra loro per offrire servizi duplicati a pochi chilometri di distanza, altri perché la lontananza da città di rilevanti dimensioni rende impraticabile la fruizione di servizi senza unire le forze;  per il “basso toce” entrambe le motivazioni mi appaiono presenti.

Una buona parte delle questioni affrontate dai Comuni sono, sempre più, risolvibili solo travalicando la cinta daziaria delle proprie municipalità e…nei casi in cui non fosse possibile superare la cinta…può essere utile allargarla.

 

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