LA CITTA’ E IL 25 APRILE: IL SIGNIFICATO DI UNA RICORRENZA

Da sempre a Verbania l’orazione ufficiale del 25 aprile è stata tenuta dal sindaco, perché questa è la data in cui la nostra città è nata. E’ la sintesi impegnativa della memoria, che non può essere delegata ad altri.

Più di altre scelte amministrative, il “modo” di celebrare il 25 aprile dice dell’idea di città che hanno coloro che la governano. Quello appena celebrato è il secondo della Maggioranza PdL/Lega Nord e già appare, con inequivocabile nitidezza, il segno del “cambiaverbania”. Non intendo fare riferimento alla scelta “minimalista” del percorso tra la San Vittore e il monumento ai caduti, che ha di fatto “nascosto” alla città lo sviluppo del corteo; né mi interessa insistere sulle cosiddette ragioni “turistico-viabilistiche” che hanno determinato questa scelta. Il segno del cambiamento è invece leggibile nel “confezionamento” stesso dei momenti ufficiali e istituzionali della cerimonia.

Le grandi “ricorrenze civili” nazionali e locali della nostra comunità si snodano secondo un rituale che ne svela valore e significato. Il 20 giugno, anniversario dell’eccidio di Fondotoce, vuole la presenza fisica e la voce diretta del sindaco accanto all’oratore ufficiale; il 4 novembre dà la parola a chi – per appartenenza d’arma o specifica preparazione – sa evocare il significato terribile e la tormentata attualità dell’immane tragedia che fu la Grande Guerra; il 2 giugno ruota intorno alla figura del prefetto, che rappresenta l’autorità dello Stato repubblicano; il 27 gennaio e il 10 febbraio, Giornate della Memoria e del Ricordo, hanno nella Casa della Resistenza il luogo più consono per richiamare il quadro di valori antifascisti entro cui i due eventi acquistano pieno e convergente significato.

Il 25 aprile è a Verbania da sempre la giornata in cui per l’orazione ufficiale è affidata al sindaco della città. E’ sua la parola che suggella, concludendola, la cerimonia, rivelandone anno dopo anno l’attualità e il significato che essa assume in una comunità come la nostra, costituita giuridicamente nel 1939 ma nata soltanto nella temperie della guerra di liberazione grazie al sacrificio estremo dei martiri di Fondotoce e di tutti coloro che – da Unchio a Cavandone, dai “tre ponti” a piazza Cavour – hanno dato la vita perché noi godessimo di quella libertà che loro non avevano conosciuto. Le voci dei testimoni (Vittorio Beltrami lo scorso anno, Arialdo Catenazzi quest’anno) sono sempre vivide ed eloquenti, ma il cuore del 25 aprile risiede nella sintesi impegnativa che la comunità attende dal suo sindaco.

La comunità attende una sintesi che impegna e una presa di posizione che continui a fare memoria della verità di questa giornata: Verbania è nata il 25 aprile.

 

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