MARIO PIOLA. LA TRASPARENTE BELLEZZA DI UN’ESISTENZA “RIUSCITA”

A Dio stesso stanno proprio ora strappando un sorriso di verità, il Vitùr e l’Ernesta. Mario e Iarto sul palcoscenico infinito della Verità.

E’ difficile, quasi impossibile immaginare che non scorgeremo più per le vie della sua Intra la figura elegante e signorile di Mario Piola e che mai più riceveremo il suo saluto caldo e sorridente. La morte se l’è portato via silenziosamente, dopo una breve malattia, all’età di 87 anni, a conclusione di un’esistenza lunga, intensa e impegnata, sospesa in un equilibrio perfetto e fecondo tra la sfera privata – la sua bella famiglia divenuta con gli anni davvero intergenerazionale –  e la sfera pubblica, fatta di lavoro, di realtà associative, di associazioni ecclesiali, di istituzioni municipali, di militanza politica, di creatività artistica.

Nestlé, Democrazia Cristiana, Azione Cattolica, Consiglio Comunale, Circolo San Vittore, Cumpagnia dul dialett, parrocchia, Istituto “Muller”, Centro d’Ascolto Caritas….Si può dire che nessun luogo di socialità e di testimonianza umana e cristiana della sua comunità sia stato estraneo a Mario, perché in ciascuno d’essi egli sapeva esprimere con straordinaria e sorprendente naturalezza la ricchezza della sua persona ed il dono dei suoi carismi. Chi scrive queste poche righe ha avuto il privilegio d’esserne collega nello stesso Gruppo in Consiglio Comunale ormai un quarto di secolo fa e di avere condiviso la stessa appassionata e intensa militanza politica e amministrativa in quella grande comunità d’ideali che è stata la Democrazia Cristiana verbanese. Mario Piola apparteneva a una generazione di politici cattolico-democratici che oggi avvertiamo come inarrivabile: quella di Natale Menotti, di Iginio Fabbri, di Adello Bonci, di Giampiero Bertella a Intra; di Maria Teresa Bellentani, di Giuseppe Lomazzi, di Giovanni Bianchi, di Giuseppe Ravasio a Pallanza; di Carlo Fornara, di Luigi Pera, di Sergio Bocci, di Eugenio Oldrini a Suna. E di tanti altri che con Mario Piola hanno saputo dare volto e voce a una testimonianza politica, amministrativa e istituzionale coerentemente ispirata alla dottrina sociale della Chiesa, agli ideali di libertà, giustizia e democrazia conquistati durante la Resistenza e al valore dell’autonomia dei cattolici in politica riconosciuta dal Vaticano II.

Ma a me piace pensare che la cifra più autentica e profonda della personalità di Mario Piola possa essere rintracciata nella passione di un’intera vita per il teatro. Che cos’è, infatti, che spinge un uomo ad essere attore, se non il desiderio di donare agli altri – agli spettatori, al proprio pubblico – la ricchezza infinita dell’umanità che filtra nel gesto, nel corpo, nella voce, nel pianto di chi presta tutto se stesso perché nella rappresentazione si riveli compiutamente una verità, la verità? Quando il Vitùr e l’Ernesta mandavano in scena le sapide e profonde storie intresi della Cumpagnia, la fascinazione del pubblico era totale, assoluta: quei due uomini, che erano per noi e per tutti un uomo e una donna, davano letteralmente “corpo” alla nostra vita, rivelandone nel palcoscenico naturale dei vicoli, delle piazzette e dei ballatoi la trasparente verità. Forse mai come sul palcoscenico Mario Piola ha misurato l’intensità e la profondità dell’amore che lo legava alla sua comunità; e mai come sul palcoscenico ha avvertito l’intensità del contraccambio.

A Dio stesso stanno proprio ora strappando un sorriso di verità, il Vitùr e l’Ernesta. Mario e Iarto sul palcoscenico infinito della Verità.

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