NOSTRA ECCELLENZA. NUOVI VERBANESI CERCASI

Tornare a crescere, economicamente, demograficamente, socialmente. In questi anni si sono determinate numerose condizioni perché questo processo possa stabilmente innescarsi. Ne mancano alcune, ed è questo il compito della politica.

Riprendiamo in questo numero la riflessione sull’“eccellenza” che la nostra città dovrebbe perseguire per conoscere una nuova stagione di sviluppo socio-economico e di opportunità occupazionali. Una delle condizioni per aumentare l’”attrattività” della città risiede nella qualità complessiva dei servizi offerti a chi sceglie di viverci. Da questo punto molto, moltissimo s’è fatto in questi anni: il trasporto pubblico di LiberoBus, il primato nazionale nella qualità ambientale urbana, la gestione dei rifiuti, l’elevata qualità delle scuole cittadina (dai Nidi alle Superiori, dai corsi universitari alla Formazione di primo e secondo livello), l’efficacia dei servizi di integrazione rivolti agli stranieri, il potenziamento dei servizi sanitari (il nuovo Auxologico), l’arricchimento e la diversificazione dell’offerta culturale (la nuova Villa Giulia, LetterAltura, il progetto del nuovo teatro in piazza Mercato..), gli standard di sicurezza e vigilanza (forze di polizia, videosorveglianza, protezione civile..).

Alcuni fattori, presenti in nuce, potrebbero essere ulteriormente incentivati. Il Piano Regolatore Generale disegna per Verbania le condizioni per moderato ma significativo incremento demografico, che da sempre è un indicatore delle condizioni buona o cattiva salute di una comunità. Le possibilità di realizzare in città – attraverso il recupero e la riqualificazione di molte aree dismesse – un numero elevato di alloggi di edilizia convenzionata (cioè di alloggi messi in vendita o affittati a prezzi calmierati e stabiliti d’intesa tra Comune e imprenditori edili) è stata pensata nella logica di favore l’arrivo a Verbania di nuovi residenti, in modo tale da portare il numero di abitanti (fermo a 30/31.000 abitanti da più di un ventennio) verso quota 35.000. L’arricchimento dell’offerta edilizia, ora purtroppo “gelato” dalla grave crisi economica, non dovrebbe rivolgersi soltanto al mercato della “seconda casa”, ma potrebbe intercettare le aspettative di almeno altre due categorie di potenziali, futuri verbanesi: coloro che, a conclusione della loro vita lavorativa, abbandonano le aree a maggior congestione demografica e industriale a favore del nostro “paradiso” ambientale e paesaggistico; coloro che, svolgendo professioni ad elevato contenuto di innovazione, scelgono di lavorare lontano dalla caotica realtà metropolitana, in un contesto ambientale di straordinario pregio e dotato di servizi (scolastici, formativi, sanitari, sociali, di trasporto, tecnologico-informatici) di qualità complessivamente non inferiore a quelli delle grandi conurbazioni.

Pensiamo soltanto all’estensione della “banda larga” e della fibra ottica per i servizi di trasmissione dati o al potenziamento sistematico della “connettività diffusa”: in presenza di questi “requisiti di sistema”, per quale ragione un professionista di valore (un progettista, un tributarista, un avvocato, un creativo, un imprenditore nei settori dell’innovazione…) non dovrebbe trovare interessante la prospettiva di trasferire lavoro e famiglia in una località bella come la nostra, avendo la garanzia di una poter svolgere la sua attività “come se” fosse in una grande conurbazione e di fruire di servizi pubblici di elevata qualità? Questa era un’idea forte alla base del Progetto Integrato di Sviluppo Locale (2005/2006) e, successivamente, del Programma Territoriale Integrato (2007-2009); questa una delle sfide contenute nel Patto d’adesione dei dieci sindaci dell’Area dei Laghi (2006).

Immaginare una città in progressiva e graduale crescita demografica, che – grazie anche a un Piano Regolatore intelligente in grado di offrire diversificate e accessibili condizioni di insediamento abitativo – attrae (e trattiene) famiglie di giovani professionisti, nuclei di pensionati ad elevata capacità di spesa, insegnanti e dipendenti di uffici pubblici provenienti dal centro-sud che scelgono di radicarsi, imprenditori dell’high-tech con i loro dipendenti, operatori dei nuovi servizi sanitari (centro Auxologico a Intra): una prospettiva come quella qui succintamente delineata è certamente alla portata della nostra comunità cittadina (e non solo: vale per tutta la conurbazione dei laghi), che negli ultimi dieci anni ha creato numerosi presupposti perché questo processo virtuoso possa innescarsi.

Ne mancano alcuni, di presupposti, ma sono tutti alla nostra portata. Sta qui il compito della politica.

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