PENSIAMO E COMUNICHIAMO DA VERBANESI ? di Federico MINIONI

Pensiamo un po’ più in grande, pensiamo non solo al nostro orticello, pensiamo che se la comunicazione fa “bene” anche ad altri è un beneficio per tutta la comunità. Aiutiamo e consigliamo le associazioni, le aziende, i giornalisti (che sono un “veicolo” comunicativo importante) a usare il nome Verbania, alle persone in generale a far capire loro che le frazioni sono solo una parte della città e non sono comuni a sé stanti

Sono figlio di un pallanzese che, non appena è nata Verbania, si è convintamente trasformato in verbanese; lavorando a Verbania mi trovo molto spesso a dover spiegare a turisti, a clienti in qualche città si trovano, e lo stesso vale per quando spiego ai miei fornitori dove è la mia azienda. La confusione all’esterno della città è elevata ma il dramma è che tale confusione esiste ed è profondamente radicata anche in chi a Verbania ci è nato, ci vive, ci lavora.

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in una pubblicità “Intra on Ice” che promuoveva una pista di pattinaggio sotto la tettoia del vecchio imbarcadero in corso Mameli, facendo le solite considerazioni nella mia mente: perseveriamo a rimanere divisi e a pubblicizzare il nostro orticello. Questa mattina, invece, il manifesto che i miei occhi hanno intercettato tra i tanti è “Verbania on Ice” che pubblicizza una pista di pattinaggio in piazza Garibaldi. Queste due pubblicità sono una delle tante iniziative che, nel solco del “pensiamo esclusivamente ai nostri interessi più ristretti”, continuano a mostrare all’interno e all’esterno della nostra città una comunità profondamente divisa e per niente incline a trovare una via comune da percorrere per il bene di tutti.

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Tralascio per il momento la critica alla doppia e identica iniziativa perché il mio intento è un altro. Una città che per ignoranza, per pigrizia, per campanilismo e anche per menefreghismo fa fatica a diventare grande e che appare sempre come una “non città”, come un “non luogo”. Se leggiamo i giornali, quotidiani e settimanali, ci imbattiamo costantemente in giornalisti che perseverano anche loro su questa strada che fa tutto meno che il bene di Verbania, titoli del tipo “A Intra i mercatini….”, “A Suna la festa di ….”, “A Pallanza il concerto di…”, mescolati, ogni tanto, con “a Verbania…” sono la normalità; come se i nomi delle tre frazioni fossero e dovessero essere conosciuti a chi da questi luoghi vive lontano, pensiamo ad esempio a una persona qualsiasi che su internet si imbatte in questi titoli e non in titoli dove compaia esclusivamente il nome della città di Verbania. Diffondere a 80 anni dalla nascita di Verbania ancora i nomi delle frazioni è un danno all’immagine della città, un danno per il turismo perché bisognerebbe essere convinti dell’unicità della città e usare solo il nome di Verbania per farsi conoscere, per far conoscere le numerose iniziative che il nostro comune offre.

Purtroppo questo “campanilismo” e senso di appartenenza alle singole frazioni cittadine è molto radicato nelle persone più anziane ma il dramma è che si è trasmesso anche a chi anziano non lo è. Nella comunicazione di tante aziende e imprese presenti in città spesso il nome di Verbania non compare proprio, ma compare esclusivamente il nome di una delle frazioni, generando confusione a chi legge e a chi, soprattutto dall’esterno, ci cerca o cerca Verbania. A quanti è capitato di essere fermati da turisti in cerca di “Verbania”, mentre erano già in città ma erano convinti di essere a “Pallanza” o a “Intra”? Quante volte sulle mappe, purtroppo non solo realizzate da privati, comparivano i nomi di “Pallanza” e “Verbania” affiancati come se fossero due entità separate? Per quale motivo ci si spinge ancora oggi a parlare delle frazioni quando potremmo, senza paura e senza timore di non essere trovati, parlare esclusivamente di Verbania?

La confusione è tale che per anni la stazione ferroviaria era quella di “Pallanza” (oggi sul sito di Trenitalia si chiama Verbania-Pallanza, non si capisce per quale motivo), le prime uscite autostradali non indicavano Verbania, le cartine indicavano solo le frazioni, i giornali hanno quasi sempre fatto lo stesso, idem le televisioni; e questi comportamenti sono frutto dei nostri errori di comunicazione verso l’esterno.

Il nome della città, fortunatamente, e grazie a iniziative importanti, si sta diffondendo in Italia e nel mondo, ma se vogliamo veramente essere riconosciuti, trovati, dovremmo fare uno sforzo, che poi è veramente piccolo, di pensare da verbanesi, di usare nella nostra comunicazione solo il nome “Verbania”. Anche l’amministrazione dovrebbe consigliare, per non dire pretendere, che la pubblicità delle manifestazioni, di qualunque dimensione esse siano, sia fatta in modo esclusivo con il nome della città e non dimenticandola e mettendo, purtroppo a volte unicamente, il nome di una delle sue frazioni.

Siamo nell’era digitale, in un era dove le notizie si diffondono così rapidamente che errori di questo tipo faranno sempre più fatica ad essere corretti. Cerchiamo di sentirci più verbanesi, cerchiamo di parlare di Verbania, di usare il nome della nostra città il più possibile; più si comunica all’esterno il nome della nostra città, più chi legge identificherà più facilmente chi siamo e dove siamo.

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Pensiamo un po’ più in grande, pensiamo non solo al nostro orticello, pensiamo che se la comunicazione fa “bene” anche ad altri è un beneficio per tutta la comunità. Aiutiamo e consigliamo le associazioni, le aziende, i giornalisti (che sono un “veicolo” comunicativo importante) a usare il nome Verbania, alle persone in generale a far capire loro che le frazioni sono solo una parte della città e non sono comuni a sé stanti (perché ci sono persone che pensano dell’esistenza del comune di Intra o di Pallanza, nel 2019!), facciamolo conoscere in modo chiaro e univoco; facciamo in modo che un turista in qualunque parte della città si senta a Verbania.

Probabilmente molti sorrideranno e penseranno che questa sia una banalità che non cambierà le cose, che non porterà benefici tangibili, ma la necessità di farsi riconoscere, di farsi trovare è sempre più importante e solo se tutti facciamo un piccolo passo in avanti cominceremo a costruire un’idea di comunità, di città che guarda al futuro e non al “come eravamo”.

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