“TENIAMOCI VICINI”, FRANCO di Claudio ZANOTTI

La trasparenza di Franco Fornara è consistita in questo: nella sua militanza politica e nel suo servizio di amministratore, nella sua attività professionale e nel suo impegno sindacale si leggeva come in filigrana la coerente, diuturna e cristallina applicazione dei principi e dei valori che aveva imparato e assimilato dai suoi maestri, dagli altri dai quali aveva scelto consapevolmente che la sua umanità fosse arricchita e trasformata.

Ho osservato a lungo, mescolando assieme tenerezza e ammirazione, Franco Fornara sul sagrato della Madonna della Bocciola, nel tramonto terso e luminoso di una giornata di fine settembre. Franco ed Enrica celebravano i cinquant’anni di matrimonio, attorniati dai familiari e da una schiera di amici provenienti dai quattro angoli di quella grande provincia fatta di monti e risaie che Fornara aveva guidato nel cuore degli anni Ottanta, in tempi in cui nella nostra terra la politica presentava – con plastica evidenza e sullo stesso palcoscenico – i volti del servizio e della dedizione e i volti dell’arroganza e della spregiudicatezza.

Lo vedevo muoversi, con una disinvoltura appena segnata dalla fatica, di crocchio in crocchio, regalando a ciascuno di noi parole che con immediata naturalezza rievocavano un episodio, una circostanza, un cimento, una gioia che avevano dato sostanza alla nostra comune amicizia. Mi è parso allora di intravedere con nitidezza la cifra umana di quest’uomo, che ha accompagnato e arricchito gli anni della mia militanza politica. E mi viene di chiamarla trasparenza.

Nel corso di una vita intensa e impegnata, segnata in origine da una passione per la polis che non lo avrebbe mai più abbandonato, Franco Fornara ha lasciato che gli altri abitassero la sua esistenza, perchè potessero arricchirla con la forza del loro pensiero, della loro testimonianza, della loro passione. Chi ha avuto l’opportunità (e il privilegio) di frequentarlo, coglieva immediatamente a quali straordinari giacimenti attingesse la sua umanità: l’insegnamento delle figure eminenti del cattolicesimo democratico, di Giorgio La Pira, di Giuseppe Dossetti, di Ado Moro, di Benigno Zaccagnini, di Mino Martinazzoli; la testimonianza dei grandi preti della stagione conciliare, di Primo Mazzolari, di Lorenzo Milani, di Ernesto Balducci; la passione di coloro che hanno operato per l’emancipazione dei lavoratori, di Giulio Pastore, di Carlo Donat Cattin.

La trasparenza di Franco Fornara è consistita in questo: nella sua militanza politica e nel suo servizio di amministratore, nella sua attività professionale e nel suo impegno sindacale si leggeva come in filigrana la coerente, diuturna e cristallina applicazione dei principi e dei valori che aveva imparato e assimilato dai suoi maestri, dagli altri dai quali aveva scelto consapevolmente che la sua umanità fosse arricchita e trasformata. In una parola, che fosse abitata. E se la vita politica ha riservato a Franco, accanto a molte e profonde soddisfazioni, anche non pochi travagli, mai la delusione e il rammarico si sono trasformati in ostile risentimento o in uggiosa astiosità. Da questa deriva lo ha sempre salvato la quotidiana familiarità con la grandezza degli uomini alla cui testimonianza ha ispirato le sue parole e le sue azioni.

Per questa ragione i molti decenni trascorsi sulla ribalta politica del Novarese e del Vco sono stati fecondi di opere. In queste ore altri meglio di quanto possa fare io hanno ricordato l’intensa attività di Fornara: consigliere, assessore e Presidente della Provincia di Novara, sindaco di Pettenasco, esponente di spicco della Dc, del Ppi, della Margherita ed infine del PD, candidato al Parlamento, animatore di molteplici iniziative sociali, culturali e sportive nel “suo” Cusio,  “colonna” della stampa diocesana novarese. E molto altro ancora. Io credo però che non vada dimenticata l’azione di Franco Fornara come elemento di raccordo e di equilibrio tra il Novarese e il Vco, prima, durante e dopo la divisione dell’originaria provincia di Novara. Tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta il suo prestigio, la sua autorevolezza e il suo carisma, la sua “natura” di uomo attento sia alle ragioni della “Bassa” sia a quelle del Vco hanno contribuito in maniera determinante a far sì che la pur lacerante divisione delle due province (e proprio a Pettenasco passa il confine amministrativo…) non assumesse i caratteri di una ferita non più rimarginabile, come la storia degli ultimi vent’anni ha dimostrato.

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Verrà poi il tempo di una più meditata e profonda rilettura della testimonianza politica e del lascito di Franco Fornara, quando si saranno sedimentati dolori ed emozioni che la sua morte ha suscitato nella vasta comunità di coloro che lo hanno amato. Io vorrei accomiatarmi da Franco con un episodio privato, forse minimo, ma non irrilevante. Quando, tra il ’92 e il ’94, la Dc fu travolta e poi dissolta dal turbine di “mani pulite”, alcuni amici di Verbania scesero a Pettenasco per incontrare Franco. Da lui volevamo sapere se vi era ancora qualcosa che si potesse fare per dare forza e consistenza all’estremo tentativo di “ricominciamento” della tradizione cattolico-democratica e democratico-cristiana che Mino Martinazzoli aveva appena avviato. Fu un incontro intenso e a tratti anche drammatico: a tutti pareva ormai evidente che il rapidissimo mutare del quadro politico e l’emersione improvvisa di un’Italia antrolopologicamente lontanissima dai valori e dalle istanze di cui era espressione Martinazzoli avrebbero reso sostanzialmente impraticabile quell’impresa, come certificarono di lì a pochi mesi le elezioni politiche del ’94. Nel cuore della notte, Franco ci salutò con un caldo ed espressivo: “tegnumas visìn”. Che voleva dire, in sostanza: teniamoci vicini, perchè i valori di cui siamo portatori potranno essere ancora utili alle nostre comunità, perchè la politica non finisce domani, perchè abbiamo il dovere di “sperare contro ogni speranza”. Ha avuto ragione. Ancora una volta.

Ancora una volta “teniamoci vicini”, Franco. Adesso che sei faccia a faccia con il Mistero, non dimenticarti di noi.

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